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Il “bilancio brutale” dell’IA: la Silicon Valley getta la maschera sui licenziamenti di massa

Giu 25, 2026 | MacroEconomia

Il palcoscenico del Festival Internazionale della Creatività Cannes Lions è stato teatro di una confessione senza precedenti per l’industria tecnologica. Matthew Prince, co-fondatore e CEO di Cloudflare, ha squarciato il velo di ipocrisia che solitamente avvolge le ristrutturazioni aziendali, avvertendo senza mezzi termini che l’intelligenza artificiale sta per esigere un “bilancio brutale” sul mercato del lavoro globale.

In un’intervista rilasciata mercoledì 24 giugno ai microfoni di Yahoo Finance, Prince ha puntato il dito contro i vertici delle altre aziende tecnologiche, accusandoli apertamente di “pessima leadership”. Secondo il CEO, la stragrande maggioranza dei dirigenti è perfettamente consapevole dell’inevitabilità di massicci tagli al personale a causa dell’automazione, ma preferisce attendere che i licenziamenti diventino una pratica diffusa per diluire il danno d’immagine. “In sei-dodici mesi, quando assisteremo a un numero maggiore di questi licenziamenti, sarà molto più difficile per le persone licenziate in quel momento trovare un lavoro”, ha affermato Prince, giustificando così la sua mossa aziendale altamente anticipatoria.

Nel maggio 2026, Cloudflare ha infatti eliminato oltre 1.100 posti di lavoro, falciando circa il 20% del suo organico globale in quella che è stata la più imponente riduzione nei 16 anni di vita dell’azienda. Il paradosso di questa manovra è che non è scaturita da una sofferenza fiscale, ma è avvenuta a fronte di una vertiginosa crescita dei ricavi del 34%. La dirigenza ha inquadrato questa operazione come un perno strutturale necessario per competere nella nuova “era dell’IA agente”, dopo aver registrato un’impennata del 600% nell’utilizzo interno di strumenti di intelligenza artificiale in soli tre mesi. L’azienda ha sostanzialmente decretato che i ruoli legati alla misurazione, al controllo e al middle management sono diventati superflui quando agenti autonomi possono eseguire gli stessi flussi di lavoro istantaneamente.

Le dichiarazioni di Prince non rappresentano una profezia isolata, ma riflettono uno smantellamento sistemico già ampiamente documentabile. I recenti depositi normativi presso la SEC di Oracle Corporation, analizzati a fine giugno, certificano la reale emorragia in corso: l’azienda ha eliminato la sbalorditiva cifra di 21.000 posti di lavoro (pari al 13% dell’intera forza lavoro globale) nell’ultimo anno fiscale, citando esplicitamente l’adozione e l’implementazione dell’IA come forza trainante nei documenti legali destinati agli azionisti. Parallelamente ai licenziamenti, che hanno comportato 1,8 miliardi di dollari in oneri di ristrutturazione, Oracle ha raddoppiato le sue spese in conto capitale ad oltre 55,7 miliardi di dollari, investendo tutto nella costruzione di data center per supportare l’infrastruttura IA.

I dati aggregati delineano una transizione spietata per i colletti bianchi. Solo nei primi mesi del 2026, l’industria tech ha espulso oltre 142.000 lavoratori, drenando liquidità dai salari per convogliarla nell’acquisto di hardware silicio. Questa scossa sismica sta già travolgendo le economie in via di sviluppo, che un tempo prosperavano sull’outsourcing: il 24 giugno, il governo della Malesia ha denunciato in parlamento la perdita di quasi 43.000 posti di lavoro dall’inizio dell’anno, stimando che quasi 700.000 ruoli saranno spazzati via nel prossimo triennio se non ci sarà un disperato tentativo di riqualificazione statale.

Mentre persino il traffico internet pubblico viene inesorabilmente conquistato dalle macchine, con le rilevazioni di giugno 2026 che mostrano come i bot IA generino ormai il 57,4% delle richieste web mondiali superando il traffico umano, l’avvertimento lanciato a Cannes suona meno come una previsione e più come un’epigrafe. La Grande Ristrutturazione è arrivata, e il suo costo viene addebitato direttamente al capitale umano.

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