È un giorno cruciale per il mercato dei semiconduttori legati all’intelligenza artificiale. Cerebras Systems sbarca oggi sul Nasdaq Global Select Market sotto il simbolo ticker CBRS. Fondata nel 2016 e guidata dal CEO Andrew Feldman, l’azienda californiana progetta e costruisce sistemi hardware su scala wafer dedicati all’intelligenza artificiale, una tecnologia rivoluzionaria che posiziona memoria, calcolo e interconnessione su un unico, immenso blocco di silicio. Questo approccio ingegneristico l’ha resa celebre in tutto il mondo per aver creato il chip informatico più grande mai prodotto.
Nella serata di ieri, l’azienda ha fissato il prezzo della sua attesissima Offerta Pubblica Iniziale (IPO) a 185 dollari per azione, frantumando clamorosamente al rialzo la forchetta già rivista di 150-160 dollari.
L’operazione, guidata da pesi massimi di Wall Street come Morgan Stanley, Citigroup, Barclays e UBS, prevede il collocamento di 30 milioni di azioni di Classe A, garantendo a Cerebras un’iniezione di liquidità immediata di 5,55 miliardi di dollari. Se i sottoscrittori dovessero esercitare integralmente la cosiddetta opzione “greenshoe” per ulteriori 4,5 milioni di azioni entro 30 giorni, la raccolta totale sfiorerebbe i 6,38 miliardi di dollari.

Questi numeri conferiscono all’azienda una capitalizzazione di mercato iniziale di circa 39,8 miliardi di dollari, che lievita all’incredibile cifra di 56,4 miliardi se calcolata su base completamente diluita. Con questo debutto, i mercati pubblici accolgono l’emergere di un attore puro (pure-play) in grado di offrire una soluzione infrastrutturale profondamente innovativa e specializzata.
Una domanda esplosiva e conti in utile
Il mercato ha risposto con una foga che non si registrava dai tempi dell’iconico debutto di Snowflake nel 2020: la domanda istituzionale ha superato di oltre 20 volte l’offerta di azioni disponibili. A scatenare questo “effetto FOMO” (Fear Of Missing Out) non è soltanto la promessa di una tecnologia rivoluzionaria, ma un bilancio anomalo per l’ecosistema delle neo-quotate in fase di iper-crescita.
Cerebras si presenta infatti a Wall Street già in forte utile. Per l’anno fiscale 2025, l’azienda ha generato ricavi per 510 milioni di dollari (con un balzo del 76% su base annua) e ha registrato un utile netto GAAP di 237,8 milioni di dollari. Un margine di profitto netto del 47% rappresenta una rarità assoluta che giustifica, in parte, le altissime valutazioni pretese dai mercati privati.
Il “Wafer-Scale Engine” e l’alleanza con OpenAI
Il vero elemento di rottura di Cerebras è il suo processore di terza generazione, il WSE-3 (Wafer-Scale Engine). Mentre l’intera industria dei semiconduttori ricava i propri processori tagliando piccoli quadrati da un disco di silicio (wafer) e collegandoli poi tra loro in complessi cluster, Cerebras non taglia nulla. Utilizza l’intero wafer da 300 millimetri come un singolo e colossale super-chip.
Il risultato è un mostro di silicio che è fisicamente 57 volte più grande della più avanzata GPU attualmente in commercio. Vantando 44 gigabyte di memoria integrata direttamente a bordo e una mostruosa larghezza di banda di 21 petabyte al secondo, il WSE-3 azzera il collo di bottiglia del trasferimento dati tipico dei sistemi tradizionali. Questo lo rende uno strumento eccezionale per l’inferenza, la fase in cui le IA rispondono in tempo reale alle query degli utenti: su modelli open-source, i sistemi Cerebras risultano fino a 15 volte più veloci rispetto ai concorrenti.
Questa supremazia velocistica ha spinto OpenAI (il creatore di ChatGPT) a firmare con Cerebras un accordo mastodontico stimato in 20 miliardi di dollari. Il patto prevede la fornitura progressiva di 750 megawatt di pura potenza di calcolo nei prossimi tre anni: il dispiegamento di sistemi di inferenza ad altissima velocità più grande mai concepito al mondo.

I rischi nascosti
Nonostante l’euforia, il prospetto depositato alla SEC evidenzia rischi sistemici da non sottovalutare. Il principale riguarda l’estrema concentrazione della base clienti. Prima dell’entrata in scena di OpenAI, Cerebras dipendeva in maniera allarmante dal Medio Oriente. Nel 2024, l’80% delle vendite proveniva dall’emiratina G42. Nel 2025, la quota di G42 si è ristretta al 24%, ma è stata rimpiazzata dalla Mohamed bin Zayed University of Artificial Intelligence (MBZUAI), sempre basata negli Emirati Arabi Uniti, che ha pesato per un incredibile 62% sui ricavi complessivi.
Gli investitori stanno di fatto scommettendo che il colossale portafoglio ordini (backlog) di 24,6 miliardi di dollari dell’azienda, gonfiato dall’intesa con OpenAI, servirà a diluire velocemente questa forte e pericolosa esposizione geopolitica.
C’è poi un cruciale nodo di governance. Chi acquista le azioni CBRS oggi non avrà praticamente alcuna voce in capitolo sulle sorti aziendali. Cerebras sbarca in borsa con una struttura azionaria a doppia classe (dual-class structure). Il CEO e co-fondatore Andrew Feldman, detenendo le azioni di Classe B che garantiscono 20 voti ciascuna, controllerà (insieme al suo team) ben il 99,2% del potere di voto totale anche dopo l’IPO. Feldman non cederà le sue 10,3 milioni di azioni durante l’offerta, inviando un forte segnale di impegno a lungo termine, ma instaurandosi di fatto come dominus incontrastato di ogni futura decisione di acquisizione o fusione.
Il verdetto
Il debutto odierno di Cerebras al Nasdaq segna un punto di svolta. La liquidità prelevata fornirà l’arsenale necessario per scalare la produzione e proporsi come fornitore d’élite di infrastrutture cloud IA. Con una capitalizzazione di grande rilievo e aspettative ancora più alte, Cerebras è destinata ad essere la prova per capire se l’infrastruttura dell’Intelligenza Artificiale sia pronta ad abbracciare stabilmente un nuovo paradigma architetturale, offrendo finalmente una forte diversificazione in un mercato finora dominato da un unico grande attore.






