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Prosegue il sell-off sul Tech: il Kospi cede il 6%, il Nasdaq perde terreno e l’inflazione si fa sentire

Giu 26, 2026 | MacroEconomia

I listini tecnologici viaggiano in rosso in questa turbolenta settimana. L’euforia che ha circondato l’intelligenza artificiale negli ultimi mesi si è scontrata con la dura realtà dei costi di produzione e delle valutazioni aziendali, innescando un pesante sell-off (vendita massiccia) che sta travolgendo l’intero comparto tecnologico.

L’epicentro del sisma finanziario è stato registrato in Asia, dove l’indice sudcoreano Kospi ha subito un crollo dell’8,2%, per poi rimbalzare fino al -6%. rendendo necessaria l’attivazione dei circuiti di emergenza per sospendere temporaneamente le contrattazioni. La caduta libera è stata trainata dal tracollo dei colossi dei semiconduttori, su tutti Samsung Electronics e SK Hynix, colpiti da massicce prese di beneficio da parte degli investitori stranieri dopo mesi di rialzi vertiginosi.

Il contagio si è rapidamente esteso al Giappone, dove l’indice Nikkei ha ceduto quasi il 4,6%. Il tonfo più clamoroso a Tokyo è stato quello della holding SoftBank, le cui azioni sono precipitate del 12% circa. Il tracollo dell’azienda guidata da Masayoshi Son è legato a doppio filo a recenti indiscrezioni diffuse dal New York Times, secondo cui OpenAI starebbe seriamente valutando di rinviare la sua attesissima Offerta Pubblica Iniziale (IPO) al 2027. Il CEO Sam Altman si sarebbe rifiutato di accettare una valutazione inferiore all’ambizioso traguardo di 1.000 miliardi di dollari, intimorito dalla recente accoglienza riservata dal mercato all’IPO di SpaceX. Questo rinvio inatteso mette in seria difficoltà finanziaria SoftBank, uno dei principali investitori di OpenAI, che contava sulla quotazione per rifinanziare un colossale debito in scadenza.

Ad aggravare un quadro macroeconomico già estremamente teso è intervenuto l’annuncio shock di Apple. Il colosso di Cupertino ha aumentato drasticamente e con effetto immediato i prezzi di listino di dispositivi chiave come MacBook e iPad, con rincari che arrivano fino a 300 dollari per i modelli di punta. Alla base di questa mossa c’è quella che gli analisti stanno iniziando a definire “AI-flation” (inflazione da intelligenza artificiale). La frenetica espansione di immensi data center per l’addestramento dei modelli linguistici ha letteralmente prosciugato la fornitura globale di chip di memoria (DRAM e NAND), facendo schizzare i costi dei componenti alle stelle e costringendo aziende come Apple a scaricare per la prima volta questi incrementi sui consumatori.

L’onda d’urto del collasso asiatico e le preoccupazioni sulla tenuta dei margini operativi del settore hardware si stanno ora abbattendo direttamente su Wall Street. Nel premarket, i futures legati all’indice Nasdaq 100 registrano flessioni di circa l’1%, mentre i futures sull’S&P 500 cedono oltre lo 0,2%, prefigurando un’apertura di Borsa in rosso per i listini statunitensi.

Le perdite di ieri hanno aggravato i ribassi già in atto da inizio settimana per il Nasdaq Composite. L’indice è attualmente sulla buona strada per chiudere in calo del 4%, appesantito dall’inflazione PCE che ha superato il 4%, seguito dall’S&P 500 che perde oltre l’1,5% nella settimana. Il Dow Jones, d’altro canto, va controcorrente con un guadagno dello 0,7% da inizio settimana.

Paradossalmente, l’unico elemento di sollievo in questa settimana complicata per i mercati azionari proviene dal fronte geopolitico. I prezzi del petrolio greggio WTI sono in netto calo, scivolando in area 70,6 dollari al barile. La momentanea distensione è dovuta alla ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale garantito dal recente accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran che ha permesso di scongiurare un’impennata energetica.

Tuttavia, il verdetto delle Borse sul settore tecnologico è netto: l’innovazione a ogni costo sta venendo messa in discussione. Gli investitori non sono più disposti a finanziare promesse e valutazioni astronomiche senza una rigorosa disciplina finanziaria a supporto, segnando forse l’inizio di una nuova era per la Silicon Valley.

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