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La scommessa da 64 Miliardi: come Masayoshi Son ha trasformato SoftBank nell’impero di OpenAI

Mag 13, 2026 | Finanza

I mercati finanziari globali hanno appena assistito a uno dei ritorni economici più impressionanti degli ultimi anni. SoftBank Group, il colosso tecnologico giapponese guidato da Masayoshi Son, ha registrato profitti record per il quarto trimestre dell’anno fiscale (chiusosi a fine marzo 2026), trainati da una mostruosa plusvalenza contabile derivante dalla sua colossale scommessa su OpenAI.

I numeri del trimestre: l’impatto di OpenAI sui profitti

Il bilancio rilasciato a metà maggio 2026 restituisce la fotografia di un’azienda le cui finanze sono ormai indissolubilmente legate all’Intelligenza Artificiale. Nel trimestre compreso tra gennaio e marzo 2026, l’utile netto di SoftBank è schizzato a 1,829 migliaia di miliardi di yen (circa 11,61 miliardi di dollari). Questo risultato non solo triplica i 517,18 miliardi di yen registrati nello stesso periodo dell’anno precedente, ma polverizza le stime degli analisti, che si fermavano a una previsione di soli 295,2 miliardi di yen.

A trainare questa esplosione di valore è stato il rendimento degli investimenti del gruppo, che ha generato nel trimestre guadagni complessivi per 3,043 migliaia di miliardi di yen. È qui che il peso di OpenAI diventa evidente: di questi guadagni totali, ben 2,156 migliaia di miliardi di yen (circa 14,6 miliardi di dollari) derivano esclusivamente dalla plusvalenza trimestrale generata dalla quota detenuta nell’azienda di Sam Altman. In altre parole, l’investimento in OpenAI ha rappresentato da solo circa il 70% dei profitti da investimento trimestrali del conglomerato.

A fine marzo 2026, il controvalore della partecipazione complessiva di SoftBank nell’azienda creatrice di ChatGPT ha raggiunto 79,6 miliardi di dollari, portando a una sbalorditiva plusvalenza cumulativa “su carta” di 45 miliardi di dollari rispetto al capitale originariamente iniettato.

Le cifre dell’investimento

Ma come è stata costruita un’esposizione finanziaria di tale portata? Il dominio di SoftBank in OpenAI è stato stratificato attraverso una complessa cronologia di finanziamenti in diverse fasi.

Fino alla fine del 2025, SoftBank aveva già versato cumulativamente 34,6 miliardi di dollari. Questo importo comprendeva una prima iniezione di capitali a settembre 2024 e le colossali tranche successive erogate ad aprile e dicembre del 2025.

Il salto definitivo è avvenuto nel febbraio del 2026, quando OpenAI ha chiuso un round di finanziamento storico da 110 miliardi di dollari complessivi. In questa cordata, affiancata dai colossi Amazon (50 miliardi) e Nvidia (30 miliardi), SoftBank ha formalizzato l’impegno a investire ulteriori 30 miliardi di dollari.

Per limitare l’impatto immediato sulla liquidità, questi nuovi 30 miliardi non sono stati versati in un’unica soluzione, ma scaglionati in modo rigoroso: 10 miliardi il 1° aprile 2026, 10 miliardi il 1° luglio 2026 e gli ultimi 10 miliardi previsti per il 1° ottobre 2026. Con il completamento di quest’ultima operazione in autunno, il capitale totale investito da SoftBank in OpenAI raggiungerà l’astronomica cifra definitiva di 64,6 miliardi di dollari, assicurando al gruppo di Masayoshi Son circa il 13% delle quote azionarie totali dell’azienda valutata 890 miliardi.

L’ombra del debito e la corsa verso la borsa

Nonostante l’euforia contabile, questa concentrazione estrema in una singola azienda privata nasconde dei rischi strutturali notevoli. Per mantenere fede alle continue promesse di finanziamento, SoftBank si è dovuta fortemente indebitare, ricorrendo recentemente a un gigantesco prestito ponte da 40 miliardi di dollari (di cui 17,5 miliardi figurano ancora come saldo passivo). Questo aumento della leva finanziaria ha fatto lievitare i costi per il servizio del debito e ha spinto agenzie come S&P Global Ratings a tagliare in negativo l’outlook sul credito di SoftBank.

Per rendere reali le attuali enormi plusvalenze e ripagare le scadenze del debito in avvicinamento, la holding di Son ha ora disperatamente bisogno che OpenAI completi la complessa trasformazione societaria in una “Public Benefit Corporation”, sciogliendo i vecchi nodi legali legati al suo status non-profit per potersi incamminare verso una monumentale quotazione in borsa. Se l’IPO andrà a buon fine, SoftBank consoliderà la più grande vittoria finanziaria della sua storia; in caso contrario, rimarrà seduta su miliardi di dollari di profitto che, di fatto, esistono solo sui libri contabili

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