SpaceX, il gigante aerospaziale guidato da Elon Musk, ha chiuso l’esercizio fiscale 2025 con un risultato che sfida le logiche finanziarie tradizionali: un fatturato record di oltre 18,5 miliardi di dollari accompagnato da una perdita netta che sfiora i 5 miliardi di dollari. I dati, rivelati inizialmente da The Information, delineano la metamorfosi della compagnia da semplice fornitore di lanci a un ambizioso conglomerato tecnologico che fonde orbita terrestre e intelligenza artificiale.
Il costo dell’integrazione: l’effetto xAI
Il passaggio dalla redditività del 2024, anno in cui l’azienda aveva registrato circa 8 miliardi di dollari di profitto operativo su 16 miliardi di ricavi, al profondo rosso del 2025 ha una causa predominante: l’acquisizione della startup di intelligenza artificiale xAI, completata nel febbraio scorso.
L’integrazione di xAI ha portato nel bilancio di SpaceX un tasso di “combustione” del capitale (burn rate) molto incisivo. Documenti interni indicano che xAI ha speso 7,8 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2025, bruciando mediamente 28 milioni di dollari al giorno per finanziare lo sviluppo di modelli linguistici, l’assunzione di talenti e la costruzione di infrastrutture di calcolo massicce. Questa voragine contabile è interpretata dagli analisti non come un segnale di crisi, ma come un “vantaggio fiscale” calcolato, che permette a SpaceX di reinvestire i profitti delle sue divisioni mature per abbattere l’onere impositivo e accelerare lo sviluppo di asset digitali.
Mentre il settore IA assorbe capitali, la rete internet satellitare Starlink si conferma il vero motore economico dell’impero. Nel 2025, Starlink ha generato ricavi per 12,3 miliardi di dollari, un balzo netto rispetto ai 7,8 miliardi dell’anno precedente. Con oltre 10 milioni di utenti attivi e margini operativi superiori al 50%, la divisione satellitare rappresenta oggi tra il 50% e l’80% del fatturato totale di SpaceX.

Per espandere ulteriormente questo mercato, Musk ha scommesso 19,6 miliardi di dollari nell’acquisizione delle frequenze di EchoStar, puntando sulla tecnologia “direct-to-cell” per collegare gli smartphone direttamente ai satelliti senza bisogno di parabole. È una mossa ad alto rischio: al momento, la divisione mobile genera solo poche centinaia di milioni di dollari, ma è considerata vitale per giustificare le valutazioni future della compagnia.
Oltre i razzi: Terafab e i data center orbitali
La strategia di SpaceX per il 2026 punta alla verticalizzazione totale. Insieme a Tesla e xAI, l’azienda ha avviato il progetto “Terafab” ad Austin: un impianto da 25 miliardi di dollari destinato a produrre semiconduttori a 2 nanometri. L’obiettivo è produrre fino a 200 miliardi di chip custom all’anno, di cui l’80% destinato ad applicazioni spaziali, come i processori “D3” resistenti alle radiazioni.
Questa potenza di calcolo dovrebbe alimentare il progetto più visionario di Musk: una costellazione di un milione di satelliti configurati come data center orbitali. Presentata alla FCC a fine gennaio, l’iniziativa mira a sfruttare l’energia solare quasi perenne dello spazio per alimentare i carichi di lavoro dell’IA, aggirando i limiti energetici terrestri. Tuttavia, il piano ha sollevato forti critiche nella comunità scientifica per i rischi di collisioni (Sindrome di Kessler) e l’impatto distruttivo sull’astronomia.

Verso l’IPO più grande della storia
Queste manovre preparano il terreno per il debutto a Wall Street. SpaceX ha presentato a marzo una documentazione confidenziale per un’Offerta Pubblica Iniziale (IPO) che punta a una valutazione compresa tra 1,75 e oltre 2 trilioni di dollari. L’obiettivo è raccogliere tra i 50 e gli 80 miliardi di dollari di nuovo capitale, superando il record storico di Saudi Aramco.
In una mossa insolita, la società intende destinare fino al 30% delle azioni agli investitori retail, facendo leva sulla popolarità di Musk per sostenere multipli di valutazione che superano di gran lunga quelli di giganti come Tesla. Se l’IPO andrà in porto a giugno come previsto, SpaceX non sarà più giudicata solo per i suoi successi ingegneristici in orbita, ma per la sua capacità di trasformare la perdita record del 2025 nella base di un monopolio tecnologico globale.






