Nel suo tanto atteso debutto al simposio economico di Jackson Hole in Wyoming, il nuovo Presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha lanciato un messaggio inequivocabile: la lotta all’inflazione non è finita e la banca centrale americana è pronta a tornare in azione. Segnando il suo centesimo giorno di mandato, il discorso pronunciato il 28 agosto, intitolato “In Our Time”, ha rappresentato un netto taglio col passato, archiviando l’era delle rassicurazioni accomodanti.
Warsh ha diagnosticato un’economia americana “straordinariamente resiliente”, con una disoccupazione al 4,1% considerata di piena occupazione, spese in conto capitale in forte aumento e profitti aziendali in crescita di oltre il 20%. Tuttavia, il vero problema rimane l’inflazione vischiosa. Con l’indice PCE ancorato al 3,7% su base annua e quasi metà del paniere dei beni in aumento a ritmi superiori al 3%, Warsh ha ribadito che il target inflazionistico del 2% è “saldo, fisso e non negoziabile”. “Dobbiamo essere certi che l’inflazione di fondo si stia muovendo verso il nostro obiettivo, in modo chiaro e con sufficiente rapidità. Altrimenti, abbiamo del lavoro da fare”, ha avvertito categoricamente.
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