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Svolta a Jackson Hole: Warsh affossa la ‘Forward Guidance’ e avverte i mercati. Cresce l’attesa per un rialzo dei tassi a settembre

Ago 29, 2026 | MacroEconomia

Nel suo tanto atteso debutto al simposio economico di Jackson Hole in Wyoming, il nuovo Presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha lanciato un messaggio inequivocabile: la lotta all’inflazione non è finita e la banca centrale americana è pronta a tornare in azione. Segnando il suo centesimo giorno di mandato, il discorso pronunciato il 28 agosto, intitolato “In Our Time”, ha rappresentato un netto taglio col passato, archiviando l’era delle rassicurazioni accomodanti.

Warsh ha diagnosticato un’economia americana “straordinariamente resiliente”, con una disoccupazione al 4,1% considerata di piena occupazione, spese in conto capitale in forte aumento e profitti aziendali in crescita di oltre il 20%. Tuttavia, il vero problema rimane l’inflazione vischiosa. Con l’indice PCE ancorato al 3,7% su base annua e quasi metà del paniere dei beni in aumento a ritmi superiori al 3%, Warsh ha ribadito che il target inflazionistico del 2% è “saldo, fisso e non negoziabile”. “Dobbiamo essere certi che l’inflazione di fondo si stia muovendo verso il nostro obiettivo, in modo chiaro e con sufficiente rapidità. Altrimenti, abbiamo del lavoro da fare”, ha avvertito categoricamente.

Il cambiamento più epocale ha riguardato però la comunicazione istituzionale. Warsh ha di fatto celebrato il funerale della forward guidance, la pratica di preannunciare le mosse future sui tassi d’interesse, definendola uno strumento di emergenza che ha “prolungato eccessivamente la sua permanenza” e che oggi rischia solo di creare ambiguità. Il Presidente intende smantellare quella che ha definito la “stanza degli specchi” (hall of mirrors), un circolo vizioso in cui i mercati dipendono ciecamente dai segnali della Fed e viceversa, imponendo agli investitori di tornare a leggere autonomamente i fondamentali dell’economia reale.

Le reazioni finanziarie tra venerdì 28 e sabato 29 agosto non si sono fatte attendere. Se prima del discorso i mercati prezzavano intorno al 35% la possibilità di un nuovo rialzo dei tassi nel vertice di settembre, l’approccio da “falco” (hawkish) di Warsh ha fatto schizzare le probabilità a ridosso del 60%. Ne ha risentito immediatamente il mercato obbligazionario a breve termine, con il rendimento dei Treasury a 2 anni balzato al 4,31%. Ha sofferto anche l’oro, scivolato di oltre il 3%, penalizzato dalla prospettiva di tassi reali più alti. Nonostante l’incertezza sui tassi, Wall Street ha incassato il colpo chiudendo in lieve rialzo (S&P 500 +0,5%), trainata dalla fiducia nella forza macroeconomica e dai robusti investimenti legati all’Intelligenza Artificiale, definita da Warsh un “punto di svolta nella storia” per la produttività globale.

Sullo sfondo di questa nuova fermezza monetaria, si staglia però il conflitto strisciante con il Dipartimento del Tesoro guidato da Scott Bessent. Le recenti manovre del Tesoro per calmierare i costi di finanziamento del debito pubblico – incrementando i riacquisti di titoli di Stato a lungo termine – rischiano di remare contro la stretta voluta dalla Fed, preannunciando un autunno di forti tensioni politico-finanziarie a Washington.

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