Il colosso di Mountain View ha accettato di pagare 260 milioni di sterline (circa 303 milioni di euro) per risolvere una massiccia causa collettiva nel Regno Unito. L’azione legale, avviata per conto di migliaia di sviluppatori di app, accusava Alphabet, società madre di Google, di aver abusato della propria posizione dominante all’interno dell’ecosistema mobile.
Guidata dal professore universitario ed esperto di diritto della concorrenza Barry Rodger, la class action sosteneva che Google limitasse artificialmente la distribuzione di applicazioni tramite canali alternativi, imponendo agli sviluppatori commissioni ritenute ingiuste ed eccessive, che raggiungevano il 30% sugli acquisti digitali effettuati tramite il Play Store.
Con questo patteggiamento a sorpresa, annunciato giovedì scorso e raggiunto poco prima del processo che si sarebbe dovuto aprire a settembre dinanzi al Competition Appeal Tribunal (CAT) di Londra, Google evita un lungo e mediatico scontro in aula. L’azienda, tuttavia, non ha rilasciato alcuna ammissione di responsabilità o illecito, ribadendo nei documenti legali di avere solide difese contro le accuse.
L’architettura finanziaria dell’accordo prevede una divisione precisa dei fondi: 160 milioni di sterline saranno destinati direttamente a un fondo di compensazione per gli sviluppatori britannici che hanno venduto app o contenuti digitali sul Play Store tra l’agosto 2018 e il luglio 2026. I restanti 100 milioni di sterline serviranno a coprire gli ingenti costi legali e le spese sostenute dal fondo di “litigation funding” che ha finanziato la causa.

Il professor Rodger ha definito l’intesa “un grande risultato” per il settore, sottolineando un aspetto cruciale per il mercato digitale: “Se approvato, diventerà disponibile un compenso finanziario significativo per aziende che non avrebbero mai potuto affrontare da sole una società come Google”. Anche Damien Geradin, l’avvocato che ha guidato il team legale dei querelanti, ha celebrato l’evento, evidenziando che si tratta del più grande accordo transattivo mai raggiunto nel Regno Unito sotto il regime delle azioni collettive “opt-out” introdotto nel 2015.
Sebbene Google sia riuscita a spegnere questo grave incendio legale, la sua battaglia oltremanica non è finita. L’approvazione formale di questo accordo da parte dei giudici del CAT è prevista per il 15 settembre 2026, ma l’azienda deve ancora affrontare una seconda e minacciosa class action. Quest’ultima, guidata dall’attivista per i diritti dei consumatori Liz Coll, è stata intentata per conto di circa 20 milioni di utenti Android britannici e punta a ottenere fino a 1 miliardo di sterline di risarcimento per le medesime commissioni imposte sul Play Store.





