Ieri sera, 26 agosto 2026, Nvidia ha confermato la sua leadership assoluta nell’era dell’intelligenza artificiale (IA), pubblicando risultati finanziari per il secondo trimestre fiscale 2027 che hanno ampiamente superato le aspettative di mercato.
I numeri rilasciati tratteggiano un’azienda in espansione vertiginosa: il fatturato totale ha raggiunto i 96,22 miliardi di dollari, segnando un balzo del 106% su base annua. Il motore incontrastato di questo successo rimane la divisione Data Center, i cui ricavi sono schizzati a 89,0 miliardi di dollari (+117%), spinti dagli investimenti colossali dei giganti del cloud (gli hyperscaler) e dall’accelerazione delle consegne delle infrastrutture Blackwell Ultra. L’utile per azione rettificato (EPS) si è attestato a 2,22 dollari, in rialzo del 120% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

A infiammare ulteriormente l’entusiasmo degli investitori non è stato solo il resoconto del trimestre appena concluso, ma le audaci proiezioni future. Il titolo, dopo un’iniziale flessione, ha invertito bruscamente la rotta guadagnando oltre il 7% negli scambi after-hours. Il catalizzatore è stata la dichiarazione della CFO Colette Kress, che ha stimato una sbalorditiva crescita dei ricavi del 70% per l’anno fiscale 2028. Il CEO Jensen Huang ha precisato che questa stima rappresenta una prospettiva “vincolata dall’offerta”, poiché la domanda reale dei clienti supera di gran lunga la capacità manifatturiera. A sostenere questo slancio sarà anche l’architettura di prossima generazione Vera Rubin, descritta da Huang come già in piena produzione e concepita per supportare l’espansione globale dei nuovi laboratori di IA.
Nonostante l’euforia, il bilancio altrimenti perfetto di Nvidia mostra alcune crepe sul fronte macroeconomico e dei costi. L’azienda prevede una lieve contrazione del margine lordo al 74% per il prossimo trimestre, messa sotto pressione dal rincaro dei costi per l’approvvigionamento delle avanzate memorie HBM.

L’aspetto più dibattuto nei salotti finanziari resta però la complessa struttura che sta sostenendo questa enorme mole di acquisti. Per supportare le spese da capogiro in infrastrutture IA dei propri clienti, Nvidia ha recentemente siglato memorandum d’intesa con colossi di Wall Street, tra cui Apollo e BlackRock. L’obiettivo è mobilitare oltre 500 miliardi di dollari in capitali di terzi, utilizzando gli stessi chip hardware e i contratti di fornitura come garanzia collaterale per i prestiti. Questa dinamica solleva profondi interrogativi da parte degli analisti su una potenziale economia “circolare” dell’intelligenza artificiale, un ecosistema ad alta leva finanziaria le cui fondamenta poggiano unicamente sull’assunto che la fame di potenza di calcolo (e i relativi prezzi di noleggio) rimanga inarrestabile e costantemente redditizia.





