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Il crollo tech brucia 15 miliardi a Jane Street per il fallimento del “fondo prodigio” sull’IA

Ago 15, 2026 | Finanza

L’estate del 2026 ha inferto un colpo storico a uno dei giganti più redditizi e segreti di Wall Street. Nel mese di luglio, la società di trading quantitativo Jane Street ha registrato una perdita di circa 15 miliardi di dollari, segnando il suo primo mese in rosso degli ultimi dieci anni. La voragine finanziaria, emersa in questi giorni attraverso comunicazioni interne e ai creditori, è il risultato di un’esposizione sproporzionata al fondo speculativo Situational Awareness e di un violento crollo generalizzato del settore tecnologico.

Nonostante il tonfo da 15 miliardi, l’impatto sul core business aziendale non si è rivelato letale. Fino alla metà di agosto 2026, Jane Street ha comunque generato oltre 40 miliardi di dollari di ricavi netti dal trading, superando clamorosamente l’intero ammontare registrato nell’anno precedente e dimostrando una straordinaria resilienza operativa nella sua attività di market making. Tuttavia, l’episodio ha scosso profondamente le fondamenta della gestione del rischio dell’azienda.

Al centro del disastro c’è la figura di Leopold Aschenbrenner, un ex ricercatore di OpenAI di soli 24 anni e fondatore dell’hedge fund Situational Awareness. In meno di due anni, Aschenbrenner aveva raccolto capitali da importanti nomi della Silicon Valley e dalla stessa Jane Street, un’operazione del tutto inusuale per una società storicamente abituata a gestire in via esclusiva il proprio capitale. Il fondo operava con una massiccia leva finanziaria fino al 400%, scommettendo ciecamente sull’infrastruttura legata all’Intelligenza Artificiale e accumulando enormi posizioni in aziende fornitrici di chip e server come SanDisk, Micron Technology, Bloom Energy e TSMC.

La strategia aveva garantito rendimenti sbalorditivi del 439% nella prima metà del 2026, spingendo gli asset gestiti fino all’impressionante soglia dei 45 miliardi di dollari. A luglio, però, i crescenti timori sulla sostenibilità e sui reali ritorni economici degli investimenti nell’IA hanno innescato un’ondata di vendite sul Nasdaq. I titoli in portafoglio sono crollati verticalmente: SanDisk ha perso quasi il 47% in un mese, mentre società come Nebius e Micron hanno ceduto circa il 30%. Le pesanti margin call emesse dalle banche d’affari hanno costretto il fondo a svendere d’urgenza il proprio portafoglio azionario pubblico (del valore stimato di 16 miliardi di dollari) al colosso Citadel, cristallizzando una spaventosa perdita mensile del 67% per gli investitori di Situational Awareness.

Per Jane Street, l’impatto è stato triplice. In primo luogo, l’investimento diretto nel fondo speculativo si è praticamente azzerato per l’anno in corso. In secondo luogo, le classiche coperture assicurative della società (opzioni put a breve termine) si sono rivelate inefficaci: la discesa dei mercati è stata prolungata e spalmata sull’intero mese, vanificando le protezioni progettate per assorbire crolli istantanei e improvvisi come i flash crash. Infine, il panico algoritmico ha innescato un contagio che ha colpito pesantemente anche il mercato asiatico, dove Jane Street deteneva importanti posizioni su titoli slegati dall’intelligenza artificiale che si sono svalutati drasticamente in pochi giorni.

La reazione dei vertici non si è fatta attendere. In una nota interna inviata ai 3.500 dipendenti, la dirigenza ha ammesso le difficoltà di un “pessimo mese”, annunciando una liquidazione chirurgica delle posizioni più rischiose per riportare le operazioni entro parametri più severi di tolleranza del rischio.

Parallelamente, per limitare futuri obblighi di divulgazione pubblica che potrebbero avvantaggiare i concorrenti, Jane Street ha avviato una manovra di rifinanziamento di enorme portata. Guidata da JPMorgan, l’azienda sta spostando un debito stimato tra gli 11 e i 14,6 miliardi di dollari dai mercati obbligazionari pubblici a un ristretto consorzio di creditori privati, tra cui spiccano giganti del credito come Pimco, Capital Group e Fidelity.

Il disastroso mese di luglio lancia un severo monito all’intero ecosistema finanziario globale. L’eccessiva fiducia nell’esuberanza tecnologica, combinata con il pericoloso effetto gregge di portafogli algoritmici identici, rischia di trasformare le scommesse a leva in bombe a orologeria sistemiche. L’incidente dimostra che, quando la liquidità si prosciuga, persino i colossi più sofisticati e inattaccabili di Wall Street possono ritrovarsi esposti a perdite catastrofiche.

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