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«Dobbiamo rallentare»: l’allarme di Amodei affonda SoftBank e i futures tech, mentre il petrolio sfonda i 108 dollari

Set 14, 2026 | Aziende

Tempo di lettura: 5 min

  • Domenica il CEO di Anthropic Dario Amodei ha pubblicato un saggio di 3.800 parole per chiedere di «rallentare il ritmo» dello sviluppo dei modelli AI; Sam Altman (OpenAI) ha concordato rinviando l’IPO oltre il 2026, ed Elon Musk ha commentato: «Dario ha ragione».
  • Il mercato ha reagito subito: a Tokyo SoftBank — che ha investito 64,6 miliardi di dollari in OpenAI — è arrivata a perdere fino al 12,5% in seduta, i futures Nasdaq sono scesi dell’1,65% e i chip coreani sono stati travolti.
  • Nello stesso momento il Brent è salito sopra i 108 dollari dopo la chiusura di un oleodotto saudita colpito da un attacco, mentre le probabilità di un rialzo Fed mercoledì sono salite all’86-87% dopo il CPI di venerdì.

Analisi 14 settembre 2026

Nella notte italiana tra domenica e lunedì, mentre in Asia si aprivano le contrattazioni, un saggio di 3.800 parole firmato dal fondatore di Anthropic ha fatto quello che mesi di rendimenti in salita e di CPI più caldi del previsto non erano riusciti a fare da soli: ha spaventato Wall Street proprio sul tema che l’aveva fatta correre di più, l’intelligenza artificiale. Dario Amodei ha scritto che le aziende del settore devono «rallentare il ritmo» con cui migliorano le capacità dei modelli, per lasciarsi il tempo di costruire le protezioni di sicurezza necessarie. Non è rimasto un appello isolato: Sam Altman di OpenAI ha detto di essere d’accordo sul «pacing della frontiera», ed Elon Musk ha chiuso la questione in tre parole, «Dario ha ragione».

La reazione dei mercati è arrivata in poche ore e non ha avuto nulla di simbolico. A Tokyo le azioni di SoftBank Group hanno perso fino al 12,5% in seduta, travolte dal timore che il suo investimento monstre in OpenAI — 64,6 miliardi di dollari, per una quota di circa il 13% — valga meno se la società frena la propria corsa verso la redditività e verso una quotazione in Borsa. I futures sugli indici USA sono scivolati in apertura di settimana, i produttori asiatici di semiconduttori sono stati travolti, e sullo sfondo il petrolio è tornato a salire per un fronte geopolitico distinto in Medio Oriente. Tutto questo a tre giorni dalla riunione della Fed di mercoledì, con le probabilità di un rialzo dei tassi salite oltre l’86%.

Il saggio che ha acceso la miccia

Nel testo, pubblicato sabato e diffuso ampiamente domenica, Amodei delinea un piano in tre mosse per «dare un ritmo» alla frontiera dell’AI senza fermarla. Primo: valutatori indipendenti — sul modello di organizzazioni come METR — con accesso diretto presso le aziende per verificare il rispetto degli impegni sulla sicurezza e segnalare eventuali incidenti; Anthropic si è impegnata unilateralmente in questa direzione. Secondo: un coordinamento tra le principali aziende AI dei Paesi democratici su standard di sicurezza comuni, con il governo USA chiamato a fare da mediatore per evitare problemi di natura antitrust. Terzo, il più ambizioso: estendere il coordinamento anche ai governi autoritari, Cina inclusa, almeno per vietare gli usi più pericolosi, come la produzione di armi biologiche.

Tra i rischi citati, Amodei indica il crescente potere dei modelli AI di contribuire a costruire la generazione successiva di se stessi e il recente attacco informatico che ha coinvolto OpenAI e Hugging Face. Sam Altman ha confermato che il tema del «pacing» è stato centrale nei colloqui recenti tra i due gruppi, mentre Elon Musk si è limitato a un endorsement secco. Nella stessa finestra di dichiarazioni, Altman ha aggiunto un altro elemento che i mercati non si aspettavano: OpenAI non userà il 2026 per quotarsi in Borsa, perché «non sarebbe consigliabile» farlo ora, e la priorità resta la sicurezza.

SoftBank, il conto più salato

Il primo, e finora il più costoso, effetto collaterale si è visto a Tokyo. Le azioni di SoftBank Group hanno aperto in calo del 9,4%, per poi scivolare fino all’11,6% e toccare un minimo di seduta a -12,5%. Secondo le stime di Forbes, il patrimonio personale del fondatore Masayoshi Son si è ridotto di circa 8 miliardi di dollari in una mattinata. Il motivo è nei numeri dell’esposizione: SoftBank ha investito complessivamente 64,6 miliardi di dollari in OpenAI, arrivando a possedere circa il 13% della società, di cui 30 miliardi versati nell’ultimo round a una valutazione pre-money di 730 miliardi. Il gruppo giapponese deve ancora restituire un bridge loan da 25,9 miliardi di dollari il 15 settembre — domani — e versare un’ultima tranche da 10 miliardi il 1° ottobre.

A complicare il quadro c’è la struttura stessa dell’investimento: le azioni SoftBank legate a OpenAI sono privilegiate convertibili, e si trasformano in azioni ordinarie solo al momento di un’eventuale IPO. L’annuncio di Altman che l’offerta pubblica non arriverà nel 2026 toglie quindi a SoftBank, almeno per ora, anche la via di uscita che il mercato aveva iniziato a prezzare.

L’onda lunga sui mercati asiatici e sui futures USA

Il contraccolpo di SoftBank ha trascinato con sé l’intera catena dei semiconduttori asiatici. A metà mattinata locale il Kospi sudcoreano cedeva fino al 3,4%, con SK Hynix in calo tra il 5,3% e il 6% e Samsung Electronics in flessione del 2,8%; a Tokyo Kioxia arrivava a perdere il 7,2%, Advantest il 4,1%, mentre il Nikkei 225 scendeva tra lo 0,8% e l’1,5%. Non tutta l’Asia si è mossa nella stessa direzione: Hang Seng e Shanghai Composite hanno chiuso in leggero rialzo, segno che gli investitori cinesi — già scottati dagli allarmi sulla «super bolla» AI lanciati da alcuni hedge fund locali nelle settimane scorse — guardano al tema con un’ottica diversa da quella di Tokyo e Seoul.

Sull’altra sponda del Pacifico, alle 4:05 di lunedì mattina ora della East Coast i futures raccontavano la stessa storia: Nasdaq -1,65% (-485 punti), S&P 500 -0,68%, Dow Jones -0,23%, Russell 2000 -0,38%. I titoli dei semiconduttori e dell’AI, Nvidia in testa, erano tra i più venduti nel premarket, mentre i settori difensivi reggevano meglio.

Il petrolio non aspetta nessuno

A rendere la seduta ancora più nervosa ha contribuito un secondo shock, del tutto scollegato dal tema AI. L’Arabia Saudita ha chiuso un oleodotto strategico dopo un attacco con droni, costringendo parte dei flussi di greggio a passare nuovamente dallo Stretto di Hormuz in un momento di forte tensione regionale legata al conflitto con l’Iran. Il Brent è salito sopra i 108 dollari al barile, mentre il WTI ha guadagnato oltre il 3%, portandosi sopra i 103 dollari. È la convergenza che i mercati temono di più alla vigilia di una decisione della Fed: un rischio azionario legato alla tecnologia che si somma a un rischio inflazionistico legato all’energia, nello stesso giorno.

L’oro, che di solito beneficia di giornate così nervose, ha invece faticato a reagire: le quotazioni restano sotto i 4.400 dollari l’oncia, schiacciate dalle attese di un dollaro più forte se la Fed dovesse davvero alzare i tassi mercoledì.

Mercoledì la parola alla Fed

Tutti questi fili si intrecciano nella riunione del FOMC di mercoledì. Dopo il report sull’inflazione al consumo di venerdì scorso, il mercato prezza una probabilità dell’86-87% di un rialzo dei tassi — una decisione già delicata, che ora la Fed dovrà prendere con un doppio segnale contrastante sul tavolo: un raffreddamento improvviso del trade AI che pesa sulla crescita attesa, e un petrolio più caro che spinge nella direzione opposta, verso più inflazione.

Nei prossimi giorni conviene guardare quattro cose: se la vendita sui titoli AI resta confinata a lunedì o si allarga, come già capitato in altri episodi di nervosismo sul settore nelle ultime settimane; se SoftBank riesce a rifinanziare le prossime scadenze senza ulteriori scossoni in Borsa; se l’oleodotto saudita torna operativo o l’escalation in Medio Oriente si allarga; e, soprattutto, il tono con cui la Fed accompagnerà mercoledì un eventuale rialzo, in un contesto dove raffreddare l’euforia sull’AI e tenere sotto controllo l’inflazione energetica rischiano di richiedere ricette opposte.

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