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- Il CPI USA di agosto esce a +0,4% mensile e 3,4% annuo, con il core a +0,3% sul mese, sopra le attese: l’inflazione non accelera, ma non rientra.
- Il trentennale americano tocca il 5,35%, massimo dal giugno 2007, con il decennale sul filo del 5%: il mercato prezza al 72% un rialzo Fed alla riunione del 16 settembre.
- Le borse rimbalzano dopo quattro sedute negative — sollievo perché il dato non è stato peggiore — ma con il WTI sopra i 100 dollari e il PPI al 5,4% il quadro resta fragile.
Analisi 11 settembre 2026

Il dato che doveva sciogliere il nodo lo ha stretto ancora di più. L’inflazione americana di agosto, pubblicata oggi alle 14:30 italiane, è uscita a +0,4% sul mese e 3,4% sull’anno in linea con le attese sul titolo, ma con il dato core a +0,3% mensile, un decimale sopra il consenso. Tradotto: nessuna sorpresa catastrofica, ma nemmeno l’assoluzione che una parte del mercato sperava a cinque giorni dalla riunione della Fed.
Il mercato obbligazionario, del resto, aveva già votato prima del dato: il trentennale USA ha toccato il 5,35%, il livello più alto dal giugno 2007, e il decennale resta aggrappato al filo del 5% dopo aver chiuso ieri al 4,95%. È la fotografia di un mondo che sta riprezzando il costo del denaro su entrambe le sponde dell’Atlantico e che ora guarda dritto al 16 settembre.
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