Il Servizio Federale di Sicurezza russo (FSB) ha formalmente incriminato Pavel Durov, fondatore e CEO della piattaforma di messaggistica Telegram, con l’accusa di favoreggiamento al terrorismo, emettendo nei suoi confronti un mandato di cattura internazionale. Per i capi di imputazione formulati, l’imprenditore rischia una pena che può arrivare fino all’ergastolo.
Secondo il comunicato diffuso dall’agenzia di sicurezza interna di Mosca, l’amministrazione di Telegram si sarebbe macchiata della colpa di non aver rimosso “numerosi canali, chat e bot”. L’FSB sostiene che questi spazi virtuali vengano attivamente sfruttati dalle agenzie di intelligence ucraine e da organizzazioni estremiste per pianificare e coordinare atti di sabotaggio, omicidi di massa e frodi informatiche sul suolo russo. Tra i dettagli dell’indagine, le autorità russe denunciano l’uso da parte dei servizi ucraini di un popolare “chatbot di incontri” su Telegram, utilizzato per adescare, manipolare e reclutare giovani cittadini russi (tra i 12 e i 22 anni) affinché compiano aggressioni e attacchi incendiari contro obiettivi militari e forze dell’ordine.
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