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Insider trading alla Casa Bianca? I sospetti sui 327 acquisti azionari di Trump prima di fermare i dazi

Lug 4, 2026 | Finanza

Un’ombra di potenziale conflitto d’interessi si allunga sulla presidenza degli Stati Uniti. Una recente inchiesta di NBC ha rivelato che i conti di investimento del Presidente Donald Trump hanno effettuato centinaia di acquisti azionari mirati con un tempismo a dir poco eccezionale: esattamente il giorno prima di un annuncio esecutivo che ha innescato uno storico e fortissimo rialzo a Wall Street.

I fatti risalgono alla primavera dell’anno scorso. L’8 aprile 2025, mentre i mercati globali erano in forte flessione a causa dei pesanti dazi commerciali voluti dalla stessa amministrazione, i conti personali del Presidente hanno eseguito 327 ordini di acquisto individuali, rastrellando azioni per un valore stimato fino a 12,8 milioni di dollari. Nel mirino delle acquisizioni sono finiti i colossi tecnologici più colpiti dalla guerra commerciale, come Apple, Nvidia, Microsoft, Amazon e Alphabet.

La mossa si è rivelata estremamente redditizia nel giro di poche ore. Il 9 aprile 2025, Trump ha pubblicato un messaggio sui social incoraggiando gli investitori a comprare azioni (“GREAT TIME TO BUY!!”) e, poco dopo, ha annunciato un’inaspettata pausa di 90 giorni all’applicazione dei dazi sulle importazioni. La reazione dei mercati è stata esplosiva: l’indice S&P 500 ha registrato un balzo del 9,52%, segnando uno dei maggiori rialzi in una singola seduta dalla Seconda Guerra Mondiale e garantendo plusvalenze immediate per i conti presidenziali, con titoli come Apple e Nvidia in rialzo di oltre il 15%.

Ciò che ha trasformato questo singolare tempismo in una tempesta politica è la modalità di divulgazione. La legge federale sull’etica impone ai funzionari dell’esecutivo di segnalare le transazioni azionarie superiori ai 1.000 dollari entro 45 giorni. Tuttavia, nessuno di questi 327 acquisti è stato reso noto tempestivamente. Le operazioni sono rimaste nascoste per oltre quattordici mesi, emergendo solo all’inizio di luglio 2026 all’interno della mastodontica dichiarazione finanziaria annuale del Presidente depositata presso l’Office of Government Ethics (OGE). Per questo ritardo, la legge statunitense prevede una sanzione massima irrisoria: una multa forfettaria di soli 200 dollari, che è stata regolarmente pagata per sanare l’irregolarità.

Di fronte alle accuse di aver cavalcato decisioni istituzionali per un profitto personale, la Casa Bianca ha eretto un solido muro difensivo. I portavoce hanno ribadito che tutti gli asset di Trump sono depositati in conti totalmente discrezionali e gestiti in modo indipendente da istituzioni finanziarie terze. Secondo questa narrazione, la famiglia presidenziale non avrebbe alcun ruolo nella selezione degli investimenti o nella gestione del portafoglio, che avverrebbe tramite algoritmi automatizzati che replicano l’andamento del mercato.

Nonostante le rassicurazioni, l’opposizione politica è sul piede di guerra. Diversi esponenti democratici, tra cui i senatori Adam Schiff e Ruben Gallego, hanno formalmente richiesto indagini urgenti per verificare se le operazioni finanziarie siano state guidate da informazioni governative riservate non pubbliche, configurando così ipotesi di insider trading e manipolazione del mercato. Mentre l’esecutivo continua a respingere fermamente ogni accusa, il caso riapre il delicato dibattito sull’urgenza di riformare le normative etiche ed economiche per chi guida la nazione.

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