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Guerra fredda digitale: il muro di Anthropic contro lo spionaggio cinese

Lug 4, 2026 | Geo/Politica

La corsa all’egemonia globale nell’intelligenza artificiale non si gioca più solo sulle catene di approvvigionamento dei microchip, ma direttamente sull’infrastruttura di rete e sull’accesso ai dati. Anthropic, l’azienda di San Francisco creatrice dell’ecosistema Claude, ha recentemente ingaggiato una dura battaglia per bloccare l’accesso ai propri modelli di punta da parte delle grandi corporazioni e degli sviluppatori cinesi.

Nonostante i rigidi termini di servizio e le restrizioni all’esportazione imposte dagli Stati Uniti, colossi tecnologici di Pechino come Ant Group (la divisione fintech affiliata ad Alibaba) e ByteDance (la società madre di TikTok) hanno sistematicamente aggirato i blocchi geografici. Secondo le indagini, queste aziende sfruttavano reti virtuali private (VPN), infrastrutture cloud internazionali come Microsoft Azure e società sussidiarie legittimamente registrate a Singapore per mascherare il traffico dati e fornire ai propri ingegneri in Cina continentale l’accesso agli strumenti avanzati di Anthropic.

Per arginare questa emorragia tecnologica, Anthropic è passata a contromisure estremamente aggressive. Ad aprile 2026, l’azienda è finita nell’occhio del ciclone per aver inserito in Claude Code (un suo strumento per programmatori) un frammento di codice occulto. Questo sistema di tracciamento, rapidamente ribattezzato “spyware” dalla comunità degli sviluppatori, era in grado di ispezionare il fuso orario e le impostazioni di rete degli utenti per rintracciare, marcare crittograficamente e bannare chi si connetteva tramite proxy cinesi o “stazioni di trasferimento” sul mercato grigio.

Il motivo di tale rigidità ha radici precise e preoccupanti per Washington. In una missiva inviata a giugno al Senato statunitense, Anthropic ha lanciato un’accusa contro Alibaba e la sua divisione di ricerca Qwen, denunciando “il più grande attacco di distillazione” nella storia dell’azienda. In circa sei settimane, 25.000 account fraudolenti avrebbero generato quasi 29 milioni di interazioni automatiche con Claude allo scopo di estrarre e rubare le sue formidabili capacità di ragionamento e programmazione, per poi clonarle in modelli cinesi rivali a bassissimo costo.

L’incidente ha innescato una vera e propria crisi di sicurezza nazionale. A metà giugno, il Dipartimento del Commercio Usa, temendo che l’IA americana potesse essere usata da avversari stranieri come arma informatica autonoma per scovare vulnerabilità critiche, ha invocato poteri di emergenza per vietare temporaneamente l’esportazione dei nuovissimi modelli Claude Fable 5 e Mythos 5. Il blocco è stato revocato solo ai primi di luglio, dopo che Anthropic ha integrato filtri più stringenti, una “classificazione a imbuto” per degradare le richieste ad alto rischio e una condivisione dei protocolli con il governo.

Mentre combatte lo spionaggio industriale difendendo i propri algoritmi, l’azienda deve però fare i conti con pesanti contraddizioni legali. Da un lato implora sanzioni per il furto dei suoi output, dall’altro ha da poco siglato un patteggiamento transattivo record da 1,5 miliardi di dollari per chiudere una class action che la accusava di aver scaricato e usato illegalmente circa 500.000 libri piratati per addestrare l’intelligenza di Claude.

Forse anche per ricostruire una forte legittimazione etica e morale dinanzi a simili paradossi, Anthropic si è persino rivolta al Vaticano: a fine maggio 2026, il co-fondatore Chris Olah è stato invitato a parlare alla presentazione della Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV dedicata interamente ai rischi e alle derive dell’intelligenza artificiale.

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