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Trump firma la pace con l’Iran a Versailles. Il Pakistan annuncia: “Hormuz riapre subito, fine del blocco navale”

Giu 18, 2026 | Geo/Politica

La guerra che per oltre cento giorni ha tenuto il Medio Oriente e l’economia globale con il fiato sospeso si chiude tra le sale barocche della Reggia di Versailles. Il 18 giugno 2026 entra ufficialmente in vigore il “Memorandum d’Intesa di Islamabad”, l’accordo in 14 punti che sancisce il cessate il fuoco immediato tra Stati Uniti e Repubblica Islamica dell’Iran.

La notizia della svolta è stata scandita dalle dichiarazioni del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, principale mediatore dell’intesa: lo Stretto di Hormuz riaprirà “istantaneamente” e Washington revocherà “subito” il blocco navale che soffocava i porti iraniani. Una ripartenza immediata e tangibile, confermata dal fatto che già undici navi mercantili iraniane hanno superato i presidi statunitensi nelle prime ore della giornata approfittando della fine delle restrizioni.

Firme a distanza e concessioni economiche

La liturgia diplomatica si è consumata a distanza e senza la tradizionale stretta di mano. Dopo le sigle digitali apposte dai rappresentanti di ambo le parti, il presidente Donald Trump ha firmato fisicamente il documento a Versailles, a margine di una cena con il presidente francese Emmanuel Macron. “Potevamo continuare a bombardare, ma sarebbe stato stupido e Hormuz non avrebbe riaperto”, ha commentato Trump, minacciando però di “tornare a sganciare bombe” in caso di violazioni da parte di Teheran. La validazione elettronica ha di fatto reso superflua la grande cerimonia ufficiale inizialmente prevista al resort svizzero del Bürgenstock, declassando l’incontro a una prima sessione di complessi negoziati tecnici.

I 14 punti del Memorandum congelano lo status quo e aprono una delicata finestra negoziale di sessanta giorni per definire i trattati vincolanti. L’Iran si impegna a non dotarsi di armi atomiche e ad accettare la diluizione in loco del proprio uranio arricchito sotto la supervisione dell’AIEA. In cambio, incassa lo sblocco progressivo dei fondi congelati e deroghe immediate alle sanzioni sulle esportazioni petrolifere. Il vero motore economico dell’accordo è però la promessa di un maxi-fondo di ricostruzione privato da 300 miliardi di dollari, che sarà finanziato da investitori internazionali e partner del Golfo per rilanciare le infrastrutture di Teheran.

Il sollievo dei mercati, la missione europea e lo strappo con Israele

I mercati energetici hanno reagito con sollievo: i contratti future sul greggio Brent sono rapidamente scesi sotto la soglia psicologica degli 80 dollari al barile. Tuttavia, per ripristinare la piena viabilità nello stretto sarà necessario lo sminamento di migliaia di ordigni depositati durante la guerra. A farsene carico sarà principalmente l’Europa: Italia, Francia, Germania e Regno Unito stanno dispiegando una task force navale congiunta. La Marina Militare italiana, subordinatamente all’autorizzazione del Parlamento, è pronta a impiegare fino a 500 militari e quattro navi, tra cui i cacciamine Crotone e Rimini, per bonificare le acque e scortare i mercantili.

Resta però una pesantissima incognita politica: la posizione di Israele. L’intesa impone lo stop alle operazioni militari “su tutti i fronti, compreso il Libano”. Questo ha generato la durissima reazione del governo di Benjamin Netanyahu, che considera il patto un pericoloso cedimento che lascia intatta la minaccia di Hezbollah a nord di Israele. Trump ha tuttavia liquidato i malumori del leader israeliano, definendolo “un brav’uomo che si eccita troppo” e certificando come, per questa amministrazione, la stabilità economica globale e la riapertura dei flussi petroliferi abbiano avuto la meglio sulle agende di sicurezza degli storici alleati mediorientali.

La vera prova per il Medio Oriente inizierà ora: la diplomazia internazionale ha 60 giorni per trasformare questa tregua di Versailles in una pace duratura.

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