Il 16 giugno 2026 segnerà la fine di un’epoca per l’economia nipponica. La Bank of Japan (BOJ) ha ufficialmente innalzato il suo tasso di interesse di riferimento a breve termine di 25 punti base, portandolo all’1%, la soglia più alta registrata dal lontano 1995. La mossa, per quanto ampiamente attesa dagli analisti, certifica il distacco definitivo del Paese da decenni di politica monetaria ultra-espansiva e tassi d’interesse negativi.
A forzare la mano dell’istituto centrale è stata un’inflazione persistente, esacerbata da due fattori critici: la debolezza cronica dello yen e la grave crisi energetica innescata dalla guerra in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran. Con la valuta nipponica scivolata pericolosamente sulla soglia psicologica di 160 contro il dollaro e un’inflazione all’ingrosso balzata al 6,3% a maggio, la banca centrale ha dovuto agire per impedire che il rincaro del petrolio e delle materie prime si abbattesse irrimediabilmente sui prezzi al consumo.
La decisione è maturata al termine di un vertice complesso, conclusosi con una maggioranza schiacciante di 7 a 1. A guidare i lavori è stato il Vice Governatore Shinichi Uchida (insieme a Ryozo Himino), data l’assenza del Governatore Kazuo Ueda, attualmente ricoverato in ospedale. L’unico voto contrario è arrivato da Toichiro Asada, neo-membro del board nominato dall’attuale Primo Ministro Sanae Takaichi. Questo dissenso interno evidenzia le tensioni sotterranee tra la BOJ, focalizzata sull’ortodossia monetaria, e l’amministrazione Takaichi, che necessita di tassi bassi per finanziare le ingenti spese di riarmo previste dalla “Sanaenomics” ed evitare uno stallo della crescita.

Sorprendentemente, la Borsa di Tokyo ha reagito alla stretta monetaria con incontenibile euforia. Scongiurato il timore di un rialzo più aggressivo da 50 punti base, l’indice azionario Nikkei 225 ha registrato inizialmente un rally, infrangendo per la prima volta nella sua storia la barriera dei 70.000 punti, per poi chiudere a 69.404. A rassicurare ulteriormente gli investitori è stata la rassicurazione che la BOJ manterrà un approccio accomodante sul fronte obbligazionario: l’istituto ha infatti congelato il piano di riduzione degli acquisti di titoli di Stato (JGB), garantendo iniezioni di liquidità per 2.000 miliardi di yen al mese almeno fino all’aprile 2027.
Mentre la Banca Centrale Europea ha già avviato una stretta preventiva contro l’inflazione bellica e la Federal Reserve americana mantiene i propri tassi sui massimi, il Giappone tenta oggi il suo difficile equilibrismo. La sfida dei prossimi mesi sarà cruciale: domare la svalutazione e i prezzi dell’energia senza strangolare un’economia che lotta ancora per ritrovare una produttività solida.





