Per il secondo giorno consecutivo, le ostilità sul campo tra Stati Uniti e Iran si sono fermate, aprendo uno spiraglio per la diplomazia in un conflitto giunto al suo quinto mese. Washington ha sospeso la campagna di bombardamenti contro le infrastrutture iraniane che andava avanti ininterrottamente da tredici notti, mossa che ha spinto Teheran a interrompere a sua volta le operazioni militari di rappresaglia.

Sebbene la Casa Bianca non abbia annunciato un cessate il fuoco definitivo, questa tregua “di fatto” ha permesso di riattivare i negoziati. Le trattative procedono in queste ore tramite una rete di paesi mediatori, con Oman, Pakistan e Qatar in prima linea, nel tentativo di scongiurare un’ulteriore escalation e salvare le basi del fallito “Memorandum di Islamabad”. Al centro dei colloqui, in particolare con la mediazione omanita, c’è il ripristino della sicurezza e del traffico commerciale nel cruciale Stretto di Hormuz.
La notizia dell’allentamento delle tensioni geopolitiche ha innescato un’immediata e violenta reazione sui mercati finanziari. Il drastico ridimensionamento del premio di rischio bellico ha fatto sgonfiare le quotazioni energetiche: il petrolio WTI è crollato a 83,44 dollari al barile registrando un -6,56%, mentre il Brent globale è sceso a 85,94 dollari, con una flessione del -6,28%.
A fare da contraltare al tonfo del greggio è il rally degli asset di rischio, sostenuto dall’attenuarsi dei timori inflazionistici legati al caro energia. I futures di Wall Street segnalano un’apertura in forte rialzo: il Dow Jones segna un progresso dello +0,94%, lo S&P 500 avanza dello +0,96%, e il Nasdaq guida gli acquisti con un balzo dello +1,58%.

Il ritrovato appetito per il rischio si è esteso a macchia d’olio anche sulle piazze europee, favorendo una netta rotazione settoriale: volano le compagnie aeree e i settori legati al turismo, che festeggiano i potenziali risparmi sui costi del carburante, mentre finiscono sotto forte pressione in borsa i titoli del comparto petrolifero e dei servizi all’industria estrattiva.
L’ambasciatore statunitense all’ONU, Mike Waltz, ha confermato che l’amministrazione intende ora concedere “spazio ai colloqui”, smentendo le indiscrezioni su presunte carenze di munizioni da parte del Pentagono. Resta ora da capire se gli sforzi diplomatici in corso riusciranno a consolidare questa fragile finestra di pace, restituendo normalità alla catena logistica mediorientale, o se si tratti unicamente di una pausa tattica prima di una nuova fiammata.





