Il cielo di Wall Street non è mai stato così alto. Nella storica seduta di venerdì 12 giugno 2026, Space Exploration Technologies Corp. (SpaceX) ha debuttato sul listino del Nasdaq, innescando un vero e proprio terremoto finanziario. Con una capitalizzazione schizzata ben oltre la soglia dei 2.000 miliardi di dollari, l’evento non solo ha polverizzato ogni record precedente per un’Offerta Pubblica Iniziale (IPO), ma ha anche incoronato il suo fondatore, Elon Musk, come il primo uomo nella storia con un patrimonio oltre i 1.000 miliardi.
L’entusiasmo si è fatto sentire fin dalle prime ore del mattino americano. Sulle note di “Rocket Man” di Elton John, i vertici dell’azienda hanno suonato la tradizionale campanella di apertura al Nasdaq. “Oggi facciamo la storia ancora una volta”, ha dichiarato trionfante la presidente Gwynne Shotwell, sottolineando come l’azienda avesse appena mandato in orbita altri 29 satelliti Starlink con un lancio da Cape Canaveral. Anche Musk, in collegamento dal sito di lancio texano di Starbase, non ha trattenuto l’emozione mista a incredulità, strappando una risata ai presenti: “Se ai tempi qualcuno mi avesse detto che questo sarebbe accaduto, gli avrei risposto: amico, ti devi star fumando del crack davvero buono, perché secondo me questa azienda fallirà”.

I numeri della giornata confermano la portata titanica dell’operazione. Dopo aver fissato il prezzo dell’offerta a 135 dollari per azione, raccogliendo l’incredibile cifra di 75 miliardi di dollari (quasi il triplo del precedente record detenuto da Saudi Aramco), il titolo – scambiato con il ticker SPCX – ha aperto le contrattazioni intorno a mezzogiorno al prezzo di 150 dollari. Sospinta da una massiccia partecipazione sia di fondi istituzionali sia di piccoli investitori al dettaglio (ai quali è stata riservata un’inusuale fetta del 20-25% delle quote totali), l’azione ha toccato picchi intraday vertiginosi vicini ai 176 dollari.
Al termine di una seduta da cardiopalma, SpaceX ha chiuso a 160,95 dollari per azione, registrando un balzo netto di oltre il 19% rispetto al prezzo di collocamento. In una sola giornata, le contrattazioni hanno mosso un volume esorbitante superiore agli 80 miliardi di dollari, posizionando l’azienda aerospaziale e di intelligenza artificiale al sesto posto tra le società a maggiore capitalizzazione negli Stati Uniti.

L’onda d’urto di questa performance ha avuto un impatto diretto e senza precedenti sulle finanze personali del suo CEO. Grazie al pacchetto di 4,8 miliardi di azioni SpaceX da lui detenute (circa il 42% dell’azienda), il boom del titolo ha generato un incremento di valore tale da spingere il patrimonio netto complessivo di Musk a circa 1,14 trilioni di dollari al suono della campanella di chiusura. È un traguardo statistico sbalorditivo che pone la sua ricchezza personale ben al di sopra del Prodotto Interno Lordo di intere nazioni industrializzate, scatenando al contempo feroci dibattiti globali sulle crescenti disuguaglianze economiche.
La corsa allo spazio è diventata, ufficialmente, la corsa all’oro del ventunesimo secolo. Ora, con le casse piene di liquidità e una fiducia apparentemente cieca da parte dei mercati, a SpaceX non resta che mantenere la sua promessa definitiva: eliminare la finzione dalla fantascienza e portare l’umanità a colonizzare lo spazio.





