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S&P taglia il rating di Tether a “Debole”, ma il gigante delle stablecoin non ci sta

Nov 27, 2025 | Finanza

27 Novembre 2025

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È scontro aperto tra la finanza tradizionale e i giganti delle criptovalute. Il 26 novembre 2025, l’agenzia di rating S&P Global ha declassato Tether (USDT), la più grande stablecoin al mondo, portando la sua valutazione di stabilità dal livello 4 (“Constrained”) al livello 5 (“Weak”), il gradino più basso della scala.  

La decisione non è passata inosservata, scatenando una risposta furiosa da parte dei vertici di Tether e riaccendendo il dibattito sulla sicurezza degli oltre 184 miliardi di dollari che oggi circolano sotto forma di USDT.  

L’allarme di S&P: “Il cuscino di sicurezza non basta”

Il cuore della critica di S&P è matematico. Secondo l’agenzia, la composizione delle riserve di Tether è cambiata drasticamente nell’ultimo anno, diventando più aggressiva. Gli asset considerati “ad alto rischio”, tra cui Bitcoin, oro, obbligazioni societarie e prestiti garantiti, costituiscono ora il 24% delle riserve totali, rispetto al 17% dell’anno precedente.  

Il dato più allarmante riguarda il Bitcoin: la criptovaluta rappresenta circa il 5,6% degli USDT in circolazione. Il problema? Il “buffer” di capitale (ovvero i fondi extra che Tether detiene per assorbire le perdite) è solo del 3,9%. In parole semplici: se il prezzo del Bitcoin dovesse crollare drasticamente, Tether potrebbe non avere matematicamente abbastanza capitale per coprire il buco, rischiando di non poter garantire il cambio 1:1 con il dollaro per tutti gli utenti.  

A peggiorare il quadro per S&P ci sono la “mancanza di trasparenza” sui custodi bancari e l’assenza di audit completi che garantiscano la segregazione degli asset.  

La replica di Tether: “Fieri del vostro disprezzo”

La risposta di Tether non si è fatta attendere ed è stata tutt’altro che difensiva. Paolo Ardoino, CEO dell’azienda, ha affidato a X (ex Twitter) una dichiarazione di sfida: “Indossiamo il vostro disprezzo con orgoglio”.  

La tesi di Tether è che i modelli di rating tradizionali siano obsoleti e incapaci di comprendere la nuova economia digitale. L’azienda sottolinea tre punti di forza che il rating ignorerebbe:

  1. Liquidità Massiccia: Tether detiene oltre 135 miliardi di dollari in Buoni del Tesoro USA, rendendola uno dei maggiori detentori al mondo di debito americano.  
  2. Profitti Record: L’azienda ha generato oltre 10 miliardi di dollari di profitti nei primi nove mesi del 2025, una “potenza di fuoco” finanziaria che poche banche possono vantare.  
  3. Utilità Reale: Nei mercati emergenti come Turchia, Nigeria e Argentina, USDT non è usato per speculazione, ma come ancora di salvezza contro l’inflazione locale.  

Un mercato a due velocità

Il declassamento evidenzia una frattura netta nel settore. Da una parte c’è USDC di Circle, il principale rivale, che mantiene un rating S&P di livello 2 (“Strong”) grazie a riserve più conservatrici e maggiore trasparenza normativa. Dall’altra c’è Tether, che domina il mercato globale ma opera sempre più come una “banca centrale ombra”, accumulando oro e Bitcoin per rendersi indipendente dal sistema bancario tradizionale.  

Mentre l’Europa stringe la morsa con il regolamento MiCA, che sta spingendo molti exchange a delistare USDT a favore di alternative conformi, il resto del mondo continua a fidarsi del gigante di Ardoino. La scommessa degli investitori è ora capire chi avrà ragione: la prudenza matematica di S&P o la resilienza di Tether.

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