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- Christine Lagarde ha avvertito il Parlamento europeo che i tassi a lungo termine sono saliti «notevolmente» dall’ultima riunione della BCE e freneranno la crescita più di quanto previsto a settembre, chiedendo una «risposta monetaria misurata».
- I rendimenti sovrani restano sotto pressione in tutta Europa: il Bund tedesco decennale al 3,64% segna un nuovo massimo dal settembre 2008, l’OAT francese sale al 4,75% (massimo da marzo 2011) e lo spread BTP-Bund arriva a 94,8 punti base con il BTP al 4,58%.
- Sullo sfondo pesano il petrolio in rialzo (Brent oltre 107 dollari) dopo il no di Trump alla proposta di pace iraniana, e il risiko bancario italiano che tiene banco a Piazza Affari.
Analisi 28 settembre 2026

Nel pomeriggio, davanti alla commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo, Christine Lagarde ha pronunciato la frase che i mercati obbligazionari aspettavano da settimane: i tassi di interesse a lungo termine sono saliti «notevolmente» dall’ultima riunione della Banca centrale europea, e questo frenerà la crescita dell’area euro più di quanto le previsioni di settembre avessero messo in conto. Non è un dettaglio tecnico da conferenza stampa: è la conferma, dalla voce più autorevole della politica monetaria continentale, che la fase di rendimenti sovrani in ascesa non è un fenomeno isolato legato a un singolo Paese, ma una tendenza che la BCE osserva ormai con evidente attenzione.
La giornata offre un’illustrazione plastica di questa dinamica. Il Bund tedesco decennale, il vero benchmark dell’Eurozona, è salito al 3,64%, un nuovo massimo dal settembre 2008; il Gilt britannico ha superato il 5,4%, anch’esso ai livelli del 2008. A Parigi il rendimento dell’OAT decennale è arrivato al 4,75%, il più alto da marzo 2011, complice l’instabilità del bilancio francese alla vigilia delle presidenziali del 2027. A Roma lo spread BTP-Bund è salito fino a 94,8 punti base in mattinata, con il decennale italiano al 4,58%. E mentre l’Europa fa i conti con i tassi lunghi, Wall Street si prepara ad aprire in flessione, appesantita dal rincaro del petrolio dopo il rifiuto di Donald Trump alla proposta di pace avanzata da Teheran.
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