Per la prima volta dal 2003, la vetta del mercato giapponese passa dall’industria automobilistica all’intelligenza artificiale. Il Nikkei 225 sfonda per la prima volta quota 67.000 punti.
Lunedì 1 giugno 2026 entrerà nei libri di storia dell’economia giapponese. Nelle prime ore della sessione di Tokyo, mentre il Nikkei 225 sfondava per la prima volta quota 67.000 punti, un dato compariva sui terminali degli operatori come un verdetto inappellabile: SoftBank Group aveva superato Toyota Motor per capitalizzazione di mercato, diventando l’azienda quotata più preziosa del Giappone. Un primato che Toyota deteneva ininterrottamente dal 2003, quando aveva scalzato l’operatore telefonico NTT Docomo. Ventitré anni di supremazia industriale dissolti in una mattinata di contrattazioni.
I numeri del sorpasso
SoftBank ha raggiunto una capitalizzazione di circa 47,2 trilioni di yen, pari a circa 260 miliardi di euro, mentre Toyota scendeva a 45,7 trilioni, penalizzata da un calo del 4,8% nella stessa seduta. Il titolo guidato da Masayoshi Son ha guadagnato fino al 14% in giornata, contribuendo da solo per 618 dei 709 punti di rialzo del Nikkei. Da inizio anno, SoftBank ha accumulato guadagni superiori al 90%, spingendo la capitalizzazione sopra i 48 trilioni di yen, una delle storie di mercato più clamorose del 2026.
Il carburante dell’ascesa
Il motore di questo exploit ha un nome preciso: intelligenza artificiale. SoftBank ha investito complessivamente quasi 65 miliardi di dollari in OpenAI, arrivando a detenere una quota stimata intorno al 13% entro l’autunno. Ma a far esplodere il titolo nelle ultime settimane è stata una combinazione di due catalizzatori potenti: le voci di una prossima quotazione in borsa di OpenAI negli Stati Uniti, e l’annuncio di un programma di investimenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale in Francia da 75 miliardi di euro, di cui 45 miliardi concentrati nei prossimi cinque anni, il più grande impegno del gruppo in Europa.

A ciò si aggiunge SB Energy, la divisione infrastrutture energetiche del gruppo, che ha avviato in forma riservata il percorso per una quotazione negli Stati Uniti, alimentando ulteriormente le aspettative del mercato. Due potenziali IPO ad alto impatto che hanno trasformato SoftBank in qualcosa di più di una holding: una scommessa liquida e accessibile sull’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale globale.
“L’IA sta entrando in una nuova era”, ha dichiarato Masayoshi Son. “I Paesi che costruiranno le infrastrutture per questa trasformazione modelleranno il futuro della tecnologia, dell’industria e della società.”
La parabola inversa di Toyota
Mentre SoftBank saliva, Toyota scendeva. L’azienda che vende più automobili al mondo ha perso circa il 10% del proprio valore dall’inizio dell’anno. Le ragioni sono molteplici: pressioni macroeconomiche, rallentamento del mercato automobilistico globale, una transizione verso l’elettrico ancora costosa e piena di incertezze. Toyota non è sola nella sua difficoltà. Nella stessa seduta il settore auto ha perso il 4,2% sull’indice Topix, mentre Mitsubishi Motors è crollata del 9,1%. Il contrasto è stato netto: le azioni legate all’IA e ai chip hanno spinto l’indice principale, mentre i titoli ciclici e legati al mercato interno hanno faticato.
Un cambio di paradigma
Il sorpasso di SoftBank su Toyota non è un semplice fatto di borsa: è un cambio di paradigma che racconta il Giappone nel 2026. Per decenni, il Paese ha fondato la propria potenza economica sull’industria manifatturiera d’eccellenza. Toyota ne era il simbolo assoluto. Oggi il mercato decreta che il valore appartiene a chi sa cavalcare le tecnologie del futuro. Investire in SoftBank è diventato un modo comodo e remunerativo di prendere posizione sull’intelligenza artificiale senza dover scegliere tra i singoli titoli del settore. Per alcune aziende, come OpenAI, non è nemmeno possibile comprare le azioni perché non sono ancora quotate in borsa.

Eppure la corsa al rialzo del Nikkei nasconde una frattura interna. Il Topix, più rappresentativo dell’economia reale, ha ceduto lo 0,2% nella stessa seduta, a dimostrazione che l’avanzata di lunedì era tutt’altro che universale. Solo una ristretta élite di titoli ha guidato il rally. Il resto del mercato giapponese, almeno per ora, guarda dalla finestra.
I rischi di un entusiasmo che corre veloce
Non mancano le voci critiche. SoftBank rimane un’entità altamente indebitata, con un rapporto loan-to-value che ha attirato l’attenzione delle agenzie di rating. La sua valutazione è ipersensibile alla volatilità dei tassi di interesse e a potenziali rallentamenti nel ciclo degli investimenti in IA. Il valore del gruppo è legato quasi visceralmente alle fortune di OpenAI, un’azienda che, nonostante il ruolo di protagonista assoluta nell’industria, continua a registrare perdite miliardarie e si trova a competere con giganti come Google, Anthropic e xAI. C’è già chi parla, con una certa cautela, di bolla.
Il filo che torna al 2000
Esiste un precedente, e la storia suggerisce prudenza. SoftBank aveva già brevemente superato Toyota per capitalizzazione di mercato nel 2000, durante il picco della bolla delle dot-com giapponese. Poi era crollata. Stavolta i fondamentali sembrano più solidi: le partecipazioni in ARM, OpenAI e SB Energy hanno basi reali e prospettive concrete di profitto. Ma la velocità con cui il mercato premia o punisce le narrazioni, soprattutto quelle legate all’intelligenza artificiale, impone attenzione.
Quello che è certo è che il Giappone, in questa mattina di giugno, guarda al futuro con occhi diversi. E quel futuro, almeno per ora, non ha il logo di un’automobile.






