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SOFTBANK, IL RALLY DEL SECOLO: +60% IN QUATTRO SEDUTE. LA SCOMMESSA DA 65 MILIARDI SU OPENAI STA PER DIVENTARE ORO

Mag 26, 2026 | Finanza

Quattro sedute di borsa. Un titolo che parte dal minimo intraday del 20 maggio, ultima giornata chiusa in rosso a Tokyo, e che nel giro di quattro sessioni consecutive guadagna il 19%, poi l’11%, poi il 4,63%, poi ancora il 10,91% oggi, per un rendimento complessivo superiore al 60% dal punto di minimo. La chiusura odierna a 7.841 yen si ferma a un soffio dal massimo storico intraday di 8.000 yen toccato stamattina. SoftBank Group ha vissuto in questi giorni uno dei rally più violenti e concentrati nella storia della borsa di Tokyo, alimentato da tre scintille che si sono innescate quasi simultaneamente e i cui effetti si sommano invece di neutralizzarsi.

Il primo detonatore: Nvidia

Mercoledì 21 maggio, quando a Tokyo apre la sessione, il mercato ha già digerito i risultati trimestrali di Nvidia pubblicati nella notte americana. I numeri sono semplicemente assurdi: ricavi di 81,6 miliardi di dollari nel trimestre, in crescita dell’85% su base annua, con la società che annuncia ricavi attesi pari a 20 miliardi di dollari solo dal segmento delle CPU Vera basate sull’architettura Arm. È qui che entra SoftBank: la holding di Masayoshi Son detiene circa il 90% di Arm Holdings, la società britannica di design dei chip quotata al Nasdaq, il cui valore esplode di oltre il 30% in poche sedute sulla scia dei dati Nvidia. Il meccanismo è diretto: più chip AI vengono prodotti, più royalties incassa Arm, più vale la quota di SoftBank, e il mercato lo prezza con un balzo del 19% nel solo 21 maggio, il maggiore in una singola seduta da anni, con un aggiunta di oltre 61 miliardi di dollari di capitalizzazione in due sedute consecutive.

Il secondo detonatore: l’IPO di OpenAI

Ma è nelle ore che seguono che il rally si trasforma in qualcosa di storico. Bloomberg riporta che OpenAI sta lavorando con Goldman Sachs e Morgan Stanley per depositare in via riservata la documentazione per la sua quotazione in borsa, con un debutto pubblico previsto per l’autunno. Parallelamente, SB Energy, la divisione di infrastrutture energetiche di SoftBank, annuncia di aver già depositato il suo filing riservato per una IPO negli Stati Uniti. Il 22 maggio, in scia alla notizia, il titolo aggiunge un ulteriore +11%.

Il perché di questa reazione è semplice: SoftBank ha investito cumulativamente circa 64,6 miliardi di dollari in OpenAI (34 già investiti e 30 fissati entro fine anno), diventandone il singolo maggiore azionista con una quota di circa il 13%. Al ritmo al quale il mercato privato ha valorizzato OpenAI, la startup ha chiuso a febbraio 2026 un round da 122 miliardi di dollari a una valutazione post-money di 852 miliardi, le plusvalenze latenti di SoftBank sulla sola OpenAI ammontano già a circa 45 miliardi di dollari. Se l’IPO avvenisse a una valutazione superiore ai 1.000 miliardi di dollari, come proiettano diverse banche d’affari, quella cifra salirebbe ulteriormente. Per anni il mercato aveva guardato con scetticismo alla concentrazione di rischio di Son su una singola scommessa privata non liquidabile. L’avvicinarsi della quotazione trasforma quella scommessa in un asset con un prezzo di mercato visibile e il mercato premia il cambio di regime.

Il terzo detonatore: i conti record

A completare il quadro ci sono i risultati dell’anno fiscale 2026, pubblicati il 13 maggio. Il gruppo ha registrato un utile netto di oltre 5.000 miliardi di yen, in crescita di oltre quattro volte rispetto all’anno precedente, trainato dai guadagni delle partecipazioni in Arm, OpenAI e Vision Fund. Il valore netto degli asset ha raggiunto 48.000 miliardi di yen. La struttura finanziaria del gruppo, a lungo guardata con sospetto per l’elevata leva e per il cosiddetto “holding company discount”, lo sconto con cui le holding vengono tradizionalmente valutate rispetto alla somma delle loro parti, si è rapidamente normalizzata: secondo Morgan Stanley, il discount è passato da oltre il 50% di inizio 2025 a circa il 17% attuale. Un cambio di percezione strutturale che da solo giustifica una rivalutazione significativa del titolo indipendentemente dalle singole notizie.

La settimana in cifre

Il risultato di tutto questo è un rally del 60% dal minimo del 20 maggio, con il titolo che nelle quattro sedute successive ha macinato +19%, +11%, +4,63% e +10,91%, portando la capitalizzazione di mercato ben oltre i 45.000 miliardi di yen, oltre 250 miliardi di dollari. Un livello che ha già permesso al titolo di avvicinarsi pericolosamente a Toyota come prima società giapponese per capitalizzazione, riducendo il distacco al solo 18%, per la prima volta dal 2000. In parallelo, il rally ha contribuito a spingere il Nikkei 225 sopra i 65.000 punti per la prima volta nella storia, con JP Morgan che ha già alzato il target di fine anno a 70.000.

La posta in gioco

Masayoshi Son, il fondatore che nel 2000, all’apice della bolla dot-com, aveva visto evaporare 70 miliardi di dollari di patrimonio personale in pochi mesi, e che più di recente aveva subito l’umiliazione pubblica del disastro WeWork, ha costruito negli ultimi tre anni una scommessa concentrata e coerente su un’unica tesi: che l’intelligenza artificiale sarebbe diventata la più grande trasformazione tecnologica della storia, e che Arm ne avrebbe controllato l’infrastruttura fisica mentre OpenAI ne avrebbe dominato il livello applicativo. Ha venduto la partecipazione in Nvidia da 5,8 miliardi di dollari per finanziare OpenAI. Ha messo a garanzia azioni Arm per il più grande margin loan nella storia del settore tecnologico. Ha concentrato oltre il 54% del NAV del gruppo in un’unica posizione.

In questa settimana, quella scommessa ha prodotto il suo primo grande incasso. L’autunno, con l’IPO di OpenAI, dirà se è stata la più grande del secolo, o semplicemente la più costosa.

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