Shell ha presentato i risultati del quarto trimestre 2025, svelando uno scenario finanziario in chiaroscuro che mette alla prova la strategia del CEO Wael Sawan. Il colosso energetico ha registrato l’utile più basso degli ultimi cinque anni, penalizzato dal crollo dei prezzi del greggio e dalla debolezza del settore chimico. Nonostante la contrazione dei profitti, la società ha scelto di mantenere una linea aggressiva sulla remunerazione degli azionisti, finanziando i ritorni in parte attraverso un aumento dell’indebitamento.
Utili sotto le attese
Nel trimestre conclusosi a dicembre, Shell ha riportato un utile adjusted di 3,26 miliardi di dollari, in calo dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e inferiore alle stime degli analisti (3,53 miliardi). A pesare sui conti è stata quella che il management ha definito una “softer macro”: il prezzo del Brent è scivolato sotto i 60 dollari al barile all’inizio del 2026, mentre i margini di raffinazione e il trading hanno subito una brusca frenata rispetto ai record del biennio passato. Particolarmente critica la situazione della divisione Chimica, che ha registrato perdite operative significative a causa dell’eccesso di offerta globale e della domanda stagnante.
La strategia: priorità assoluta agli azionisti
Nonostante il contesto avverso, Shell ha confermato la sua priorità: il ritorno di capitale. La società ha annunciato un nuovo programma di riacquisto di azioni proprie (buyback) da 3,5 miliardi di dollari per i prossimi tre mesi e ha aumentato il dividendo del 4% a 0,372 dollari per azione. Si tratta del 17° trimestre consecutivo in cui Shell distribuisce almeno 3 miliardi in buyback, una mossa volta a sostenere il titolo in borsa.
Il nodo del debito
Il mantenimento di questa generosa politica di distribuzione ha però un costo. Nel quarto trimestre, il flusso di cassa libero (Free Cash Flow) di 4,2 miliardi di dollari non è stato sufficiente a coprire interamente i dividendi e i buyback (circa 5,6 miliardi totali). La differenza è stata colmata attingendo al bilancio: il debito netto è salito a 45,7 miliardi di dollari, un aumento di oltre 4 miliardi rispetto al trimestre precedente, portando il rapporto di indebitamento al 20,7%.
Le reazioni del mercato
La reazione degli analisti è stata improntata alla cautela. RBC Capital Markets ha declassato il titolo a “Sector Perform”, con l’analista Biraj Borkhataria che ha descritto la situazione di Shell come una “corsa in salita”, sottolineando come la capacità di bilancio si stia riducendo. Alla Borsa di Londra, il titolo ha aperto in ribasso dell’1,7%, riflettendo i timori degli investitori sulla sostenibilità a lungo termine di questi payout in un contesto di prezzi del petrolio depressi dalle tensioni geopolitiche e commerciali.
Shell entra nel 2026 con una scommessa chiara: sacrificare parte della solidità patrimoniale immediata per garantire rendimenti stabili, sperando in una ripresa dei prezzi dell’energia che, per ora, appare incerta.





