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Huang sfida le tensioni: «Il mercato CPU da 200 miliardi include la Cina»

Mag 24, 2026 | Aziende

Dall’aeroporto di Taipei, il CEO di Nvidia traccia il perimetro di una scommessa enorme. L’H200 è pronto a partire, ma Pechino non ha ancora dato il via libera. Intanto arriva il chip Vera e si apre una nuova frontiera.

Sabato mattina, all’aeroporto Songshan di Taipei, Jensen Huang è sceso dall’aereo con la consueta giacca di pelle nera e ha risposto a una domanda su un tema chiave: il mercato globale da 200 miliardi di dollari che Nvidia stima per i suoi CPU include anche la Cina? «Direi di sì», ha risposto il CEO della società più preziosa al mondo, senza esitare. Due parole che, in quel contesto geopolitico, valgono miliardi.

«Il mercato cinese è molto importante. È molto grande, ovviamente. L’H200 ha la licenza per essere spedito in Cina. Sarebbe fantastico poter servire quel mercato.» Così Huang, parlando ai giornalisti all’aeroporto Songshan di Taipei il 23 maggio 2026.

Huang era appena atterrato a Taiwan in vista del Computex, la grande fiera tecnologica che si aprirà a giugno e dove i colossi dei semiconduttori si danno appuntamento ogni anno. La dichiarazione arriva a pochi giorni dalla trimestrale di mercoledì scorso, nella quale il numero uno di Nvidia aveva annunciato che i nuovi processori centrali Vera, il cuore della piattaforma Vera Rubin, che combina CPU e GPU di nuova generazione, aprono a un mercato del tutto inedito per l’azienda: quello dei CPU per data center, valutato appunto attorno ai 200 miliardi.

La svolta dell’AI agentica

Il tempismo non è casuale. Mentre il mercato delle GPU ha reso Nvidia il colosso che è oggi, finanziando l’addestramento di modelli linguistici enormi come quelli di OpenAI o Google, la prossima ondata dell’intelligenza artificiale si chiama AI agentica: sistemi autonomi capaci di eseguire compiti complessi senza supervisione continua. Questi sistemi richiedono una diversa architettura computazionale, dove i CPU tornano protagonisti accanto alle GPU. Nvidia, che fino a pochi anni fa non produceva CPU per server, vuole ora ritagliarsi una fetta di un mercato dominato da Intel e AMD.

AMD, non a caso, ha annunciato giovedì scorso un investimento superiore a 10 miliardi di dollari nel settore AI di Taiwan, a testimonianza di quanto l’isola, con TSMC al centro, sia diventata l’epicentro mondiale della corsa ai chip. Lo stesso Huang ha confermato che incontrerà i vertici di TSMC durante la sua permanenza a Taipei, sottolineando che i partenariati con i produttori locali vanno ben oltre quanto comunicato pubblicamente: «Non abbiamo annunciato nulla in passato, ma abbiamo investito e supportato i nostri partner qui molto più di quanto dichiarato».

L’H200: licenziato ma fermo

La questione cinese è la più spinosa. Il governo americano ha concesso a Nvidia le licenze per esportare il chip H200, il secondo più potente nel portafoglio dell’azienda, progettato per carichi di lavoro AI intensivi, e ha autorizzato circa dieci aziende cinesi ad acquistarlo. Eppure, alla data di oggi, non una singola unità è stata consegnata. Il motivo: le autorità cinesi non hanno ancora rilasciato i propri permessi, in un gesto che molti leggono come una forma di protezione deliberata nei confronti dei produttori domestici.

Il vertice tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping svoltosi a Pechino questo mese non ha prodotto alcuna svolta immediata sulla questione. Huang faceva parte della delegazione americana, un dettaglio che dice molto sul peso strategico di Nvidia nella diplomazia tecnologica statunitense. I compratori cinesi autorizzati avrebbero richiesto collettivamente oltre 400.000 unità di H200, un numero che rende evidente la pressione della domanda repressa.

Una scommessa a lungo termine

La mossa di Huang è leggibile su due livelli. Il primo è strategico: includere esplicitamente la Cina nella stima da 200 miliardi serve a tranquillizzare gli investitori sul fatto che Nvidia ha un piano B e un piano C, rispetto alla dipendenza dal mercato americano. Il secondo è geopolitico: dichiarare pubblicamente che il mercato cinese «è molto grande» e che si spera di poterlo servire esercita una pressione diplomatica silenziosa, segnalando che le restrizioni hanno un costo per entrambe le parti.

Ma c’è un terzo elemento, forse il più sottile. Il commento di Huang «200 miliardi non è oggi, è domani. Include tutti i data center, tutti i CPU» , racchiude una filosofia che ha reso Nvidia quello che è: la capacità di progettare per un futuro che gli altri non riescono ancora a vedere. Quando l’azienda puntò tutto sulle GPU per l’AI un decennio fa, il mercato non esisteva ancora. Ora, con i Vera CPU e la piattaforma Vera Rubin, sta giocando la stessa scommessa sull’AI agenziale, con la Cina nel mirino, nonostante tutto.

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