Con oltre 50.000 lavoratori pronti a incrociare le braccia dal 21 maggio, il governo sudcoreano minaccia l’arbitrato d’emergenza mentre il presidente Lee Jae-yong chiede perdono pubblicamente.
Cinque giorni. È il tempo che resta per evitare quello che i vertici di Seoul definiscono uno scenario da incubo per l’economia sudcoreana. A partire dal 21 maggio, oltre 50.000 dipendenti di Samsung Electronics, circa un terzo della forza lavoro, potrebbero abbandonare le linee di produzione di chip in uno sciopero generale di 18 giorni, autorizzato con il 93,1% dei voti dai sindacalizzati. La vertenza è esplosa dopo il crollo delle trattative mediate dal governo nella notte tra martedì e mercoledì scorsi, quando diciassette ore di negoziati alla National Labor Relations Commission di Sejong si sono concluse senza alcun accordo.

Il cuore della disputa: i bonus legati ai profitti
La richiesta del National Samsung Electronics Union è netta: destinare il 15% dell’utile operativo annuo a un pool di bonus per i lavoratori, eliminare il tetto attuale del 50% dello stipendio base sull’incentivo complessivo (OPI) e, soprattutto, codificare per contratto questa formula, trasformandola da concessione discrezionale del vertice a diritto acquisito. Con un utile operativo previsto di circa 200 miliardi di dollari per il 2026, il pool ammonterebbe a 30 miliardi. “Non è solo una questione di cifre,” ha spiegato Choi Seung-ho, presidente del sindacato. “Vogliamo che le regole siano scritte: non qualcosa che il presidente può revocare.”
Samsung, dal canto suo, ha proposto di riprendere i colloqui senza precondizioni, ma il sindacato ha respinto l’offerta giudicandola insufficiente. “Le differenze non si sono affatto ridotte,” ha dichiarato Choi ai giornalisti dopo la rottura delle trattative. “Non ha senso aspettare oltre.”
Il governo alza la voce: arbitrato d’emergenza sul tavolo
La risposta di Seoul è immediata e insolita per tono. Il Primo Ministro Kim Min-seok ha convocato una riunione d’emergenza domenica mattina annunciando che il governo “perseguirà tutte le opzioni disponibili, incluso l’arbitrato d’emergenza”, se i colloqui di lunedì dovessero fallire. Questo strumento, raramente invocato, impone la sospensione dell’azione del sindacato per 30 giorni mentre prosegue la mediazione. Il Ministro delle Finanze Koo Yun-cheol ha esplicitato le poste in gioco: lo sciopero “rappresenta un rischio significativo per la crescita nazionale, gli obiettivi di export e i mercati finanziari”, in un momento in cui la domanda globale di chip per l’intelligenza artificiale tocca livelli senza precedenti. “Un solo giorno di sospensione negli impianti di chip di Samsung causerebbe perdite dirette fino a oltre 600 milioni di dollari,” ha aggiunto il premier. “E una pausa temporanea sulle linee di produzione porta a mesi di inattività.”

L’inchino di Lee Jae-yong
Sabato 16 maggio, all’aeroporto d’affari di Gimpo, il presidente di Samsung Electronics Lee Jae-yong è sceso dall’aereo di rientro dal Giappone e si è fermato davanti ai giornalisti. “Mi scuso sinceramente con i clienti di tutto il mondo per aver causato ansia e danni alla fiducia a causa di problemi interni all’azienda,” ha dichiarato, aggiungendo un profondo inchino di scuse all’indirizzo del pubblico. Sono state le prime parole pubbliche di Lee sulla vertenza e le prime scuse da quando ha assunto la presidenza nel 2022. Un segnale che l’azienda sente il peso politico della crisi oltre che economico.
Lo spettro sulle catene di fornitura globali
La preoccupazione non riguarda solo Seoul. La American Chamber of Commerce in Korea, che rappresenta oltre 800 aziende tra cui Google, Apple e Qualcomm, ha pubblicato quella che definisce la sua prima dichiarazione formale mai rilasciata su una vertenza sindacale Samsung. Il presidente AmCham James Kim ha avvertito che “qualsiasi interruzione significativa della produzione potrebbe aumentare la pressione sul mercato globale dei chip di memoria” e che le nazioni concorrenti sono pronte a beneficiare di uno spostamento degli acquisti. Samsung produce circa un quarto delle esportazioni sudcoreane e domina il mercato globale dei chip HBM per l’intelligenza artificiale, quelli che alimentano i server di Nvidia e dei principali operatori cloud mondiali.
Cosa succede ora
Lunedì rappresenta l’ultima finestra prima che il cronometro si azzeri. I colloqui riprenderanno con la presenza straordinaria del presidente della commissione arbitrale Park Soo-geun, un segnale di quanto Seoul consideri critica questa occasione. Se anche questi colloqui fallissero, il Primo Ministro ha già anticipato che invocherà l’arbitrato d’emergenza piuttosto che lasciare che la crisi si consumi. Le prossime 48 ore determineranno se Samsung, e con essa la filiera mondiale dell’AI hardware, entrerà in una crisi senza precedenti nella sua storia di 45 anni di relazioni industriali.






