Il 18 agosto 2026 segna l’inizio di una battaglia legale senza precedenti per l’impero tecnologico di Mark Zuckerberg. Presso il tribunale federale di Oakland, in California, si è aperto il processo che vede Meta sul banco degli imputati con l’accusa di aver deliberatamente ingegnerizzato Facebook e Instagram per creare dipendenza nei minori. La causa, mossa da una coalizione di 29 Stati americani, potrebbe avere conseguenze descritte dagli stessi procuratori come “astronomiche” per il futuro dell’azienda e per l’intera Silicon Valley.
A guidare l’accusa in questa prima fase dibattimentale sono quattro Stati apripista: California, Colorado, Kentucky e New Jersey. La tesi dei querelanti è pesante: Meta avrebbe progettato i suoi algoritmi e le interfacce utente, dallo scorrimento infinito (infinite scrolling) alle notifiche costanti e imprevedibili, per sfruttare le vulnerabilità psicologiche degli adolescenti e massimizzare i profitti pubblicitari. “Meta ha progettato un prodotto pericoloso per i giovani, sapeva che lo era e poi ha mentito a bambini, famiglie e comunità su quanto fosse pericoloso”, ha dichiarato senza mezzi termini il procuratore generale della California, Rob Bonta. Inoltre, l’azienda è accusata di aver sistematicamente violato la legge federale COPPA, raccogliendo i dati di minori di 13 anni senza il consenso documentato dei genitori.
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