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La giustizia USA frena i dazi di Trump, ma la Casa Bianca lancia l’ultimatum all’Europa

Mag 8, 2026 | Geo/Politica

Si respira un clima teso per l’economia globale e le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea. In una sequenza di eventi dai ritmi serrati, l’amministrazione Trump ha prima subìto una pesante e inaspettata sconfitta legale in patria, per poi rispondere, a stretto giro, lanciando un nuovo, perentorio ultimatum contro i partner europei.

Tutto è iniziato nelle aule di tribunale di New York. Con una decisione di 2 a 1, un collegio della U.S. Court of International Trade (CIT) ha stabilito che i dazi globali del 10% imposti a febbraio dalla Casa Bianca sono illegittimi. Il Presidente aveva invocato la Sezione 122 del Trade Act del 1974, una norma concepita in passato per affrontare emergenze specifiche legate alla “bilancia dei pagamenti” o al crollo delle riserve auree e valutarie. I giudici hanno però dato ragione a una coalizione di querelanti – tra cui piccole imprese d’importazione come Burlap & Barrel e Basic Fun!, supportate da decine di Stati americani – stabilendo che il deficit commerciale americano attuale non equivale a una vera e propria crisi della bilancia dei pagamenti. La corte ha perciò ritenuto l’azione presidenziale “invalida” e “non autorizzata dalla legge”. Sebbene l’ingiunzione e i rimborsi si applichino direttamente solo alle entità che hanno fatto causa con successo, la sentenza mina alle fondamenta uno dei pilastri dell’impalcatura protezionistica del presidente.

La tregua per i mercati, tuttavia, è durata pochissimo. Poche ore dopo la sentenza, Trump ha utilizzato i suoi canali social per sferrare un nuovo e aggressivo attacco all’Unione Europea. Dopo una conversazione telefonica con la Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen – in cui le due sponde dell’Atlantico si sono trovate unite sulla necessità di impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare – Trump ha fissato una data limite dal fortissimo sapore patriottico: il 4 luglio 2026, giorno del 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti.

Entro quella data, Bruxelles dovrà ratificare e applicare in via definitiva l’Accordo di Turnberry (che prevede, tra le altre cose, l’azzeramento dei dazi su beni industriali americani). Se l’ultimatum dovesse scadere a vuoto, ha avvertito Trump, le tariffe sulle merci europee “salteranno immediatamente a livelli molto più alti”. Un monito che fa eco alla minaccia lanciata nei giorni scorsi di innalzare i dazi sulle auto europee fino al 25%, una mossa che avrebbe un impatto devastante per l’industria continentale.

Mentre a Bruxelles Ursula von der Leyen getta acqua sul fuoco, assicurando che sono in corso “buoni progressi” per ridurre le tariffe entro l’estate, in Italia la minaccia ha infiammato il dibattito politico interno. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha optato per una linea di massima prudenza. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, ostentando serenità, ha minimizzato l’allarme: “La guerra dei dazi non conviene a nessuno. Le guerre commerciali portano danni a tutti. Credo che ci siano margini per un buon dialogo con gli Stati Uniti”, ha dichiarato, aggiungendo di non prevedere “effetti particolari sulle nostre esportazioni”.

Di tutt’altro avviso sono le opposizioni italiane. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha duramente attaccato l’esecutivo accusandolo di un silenzio remissivo e chiedendo: “Meloni difenderà l’Italia o Trump?”. Sulla stessa lunghezza d’onda il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha definito le mosse dell’amministrazione USA “uno tsunami economico sulle nostre imprese”, accusando la premier di essersi fatta trovare “impreparata” e totalmente subalterna agli interessi di Washington.

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