Nella mattinata di mercoledì 6 maggio potrebbero essersi sbloccate le trattative diplomatiche di uno conflitti più destabilizzanti degli ultimi decenni . Secondo quanto riportato da Axios e confermato da quattro fonti indipendenti vicine ai negoziati, la Casa Bianca si ritiene a un passo dal firmare con Teheran un memorandum d’intesa di una sola pagina articolato in 14 punti. L’obiettivo è dichiarare formalmente la fine della guerra nella regione e aprire un periodo di 30 giorni di negoziati per un accordo definitivo sul dossier nucleare.
Al centro del testo, ancora in fase di limatura, ci sono tre pilastri: l’impegno dell’Iran a una moratoria immediata sull’arricchimento dell’uranio, la disponibilità americana a revocare le sanzioni e a sbloccare miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, e la riapertura bilaterale dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio, rimasto di fatto chiuso dall’inizio del conflitto il 28 febbraio scorso.
La trattativa è condotta dagli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sia direttamente con i funzionari iraniani sia attraverso mediatori, con il Pakistan che svolge un ruolo di primo piano come facilitatore. Washington si aspetta risposte da Teheran su diversi punti chiave entro le prossime 48 ore.
Trump sospende il Project Freedom, Teheran “valuta”
La svolta più concreta della giornata è arrivata direttamente da un post di Trump su Truth Social: il presidente americano ha annunciato la sospensione del “Project Freedom”, la missione di scorta militare americana alle navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. La motivazione ufficiale? “Grandi progressi compiuti verso un accordo completo e definitivo con i rappresentanti iraniani”. Il blocco navale rimane formalmente in vigore, ma la sospensione operativa della scorta, decisa su richiesta del Pakistan, è stata letta dai mercati come un segnale inequivocabile di avanzamento reale nelle trattative.

Teheran ha risposto in modo cauto ma non negativo. Un portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che il paese sta “valutando la proposta di memorandum avanzata dagli Stati Uniti”. Il ministro Abbas Araghchi, al termine di un colloquio con l’omologo cinese Wang Yi a Pechino, ha ribadito che l’Iran accetterà “solo un accordo equo e completo”. Pechino, dal canto suo, si è detta pronta a continuare a lavorare per ridurre le tensioni, definendo “illegittima” la guerra e “inevitabile” un cessate il fuoco completo.
Le ombre non mancano. Nelle stesse ore in cui i negoziatori si confrontano, una nave portacontainer francese della CMA CGM, la “San Antonio”, è stata colpita durante il transito nello Stretto di Hormuz, con feriti tra i membri dell’equipaggio, tutti cittadini filippini, ora evacuati e assistiti. Un episodio che ricorda quanto il confine tra diplomazia e conflitto resti sottile.
La proposta nucleare iraniana: 15 anni di moratoria, poi l’arricchimento al 3,6%
Più nel dettaglio, la proposta iraniana, di cui Al Jazeera ha ottenuto i contenuti, esclude lo smantellamento dell’infrastruttura nucleare del paese, ma prevede la sospensione dell’arricchimento dell’uranio per 15 anni, con successiva ripresa entro il tetto del 3,6%, lo stesso fissato nell’accordo originale del 2015 firmato con Obama e poi demolito da Trump nel 2018 al suo primo mandato. L’AIEA stima che l’Iran disponga attualmente di circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, una percentuale pericolosamente vicina alla soglia necessaria per la costruzione di un’arma atomica. Secondo due fonti di Axios, Teheran avrebbe anche accettato in via di principio di trasferire all’estero le scorte di uranio altamente arricchito, inclusa come opzione concreta la consegna diretta agli Stati Uniti.
Le Borse europee volano. Il petrolio affonda
I mercati finanziari hanno reagito con un entusiasmo che non si vedeva da mesi. Le Borse europee hanno aperto la seduta in netto rialzo e hanno progressivamente esteso i guadagni nel corso della mattinata: l’EuroStoxx 50 guadagna il 3,05%, il DAX di Francoforte il 3,00%, mentre Piazza Affari sale del 2,14% sfiorando i 49.530 punti, nuovo massimo da inizio marzo 2000. Oltreoceano, i futures sull’S&P 500 indicavano un’apertura positiva di Wall Street con un +0,81%, in continuità con i nuovi record fatti segnare nella notte da Nasdaq e S&P 500.

Il vero shock è stato sul mercato del greggio. Il Brent è crollato a 98,30 dollari al barile, con un ribasso del 10,45%, sotto la soglia psicologica dei 100 dollari per la prima volta da mesi. Ancora più marcata la flessione del WTI americano, che ha perso il 12,28% attestandosi a 89,90 dollari. La prospettiva di una riapertura di Hormuz e il ritorno sul mercato dei barili iraniani, cui si aggiunge il calo dei prezzi del gas naturale, ha rimosso d’un colpo il più grande premio di rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni energetiche dell’ultimo trimestre.
In questo contesto, la caduta dell’oro nero ha penalizzato duramente i titoli del comparto energetico, con ENI scivolata in fondo al FTSE MIB, mentre a beneficiare sono stati i settori più sensibili alla riduzione del costo dell’energia e al miglioramento del clima di fiducia. I migliori della seduta a Piazza Affari: Amplifon +15,1%, Prysmian +10,0%, UniCredit +5,9%, MPS +3,6%, Leonardo +3,0%, Intesa Sanpaolo +2,4%, Lottomatica in buon rialzo.
Amplifon è letteralmente esplosa a +15,1% dopo la pubblicazione di risultati trimestrali solidi e le attese sull’integrazione dell’acquisizione da 2,6 miliardi di dollari del business acustico di GN Store Nord. UniCredit ha fatto segnare +5,9% grazie a un primo trimestre da record con un utile netto di 3,217 miliardi di euro e una guidance annuale rivista al rialzo. Prysmian è balzata del 10% sui piani da 4 miliardi in fusioni e acquisizioni. Leonardo, il colosso della difesa che ha pubblicato le trimestrali con ricavi a 4,4 miliardi (+6,9%) e utile adjusted del primo trimestre in crescita del 60%, ha guadagnato il 3,0%.
Le prossime 48 ore saranno decisive
Il countdown è iniziato. Washington aspetta le contromosse di Teheran. Il memorandum in 14 punti è abbozzato ma ancora incompleto: restano nodi aperti sulla struttura di verifica internazionale degli impegni nucleari, sul ruolo di Israele nei negoziati, con Tel Aviv che nel frattempo ha ordinato l’evacuazione di 12 villaggi del Libano meridionale per nuovi raid contro Hezbollah, e sul calendario del rilascio graduale dei fondi iraniani congelati. La sessione del pomeriggio di Wall Street, e le prossime due giornate di borsa, si trasformeranno di fatto in un referendum finanziario in tempo reale sull’esito di questa partita diplomatica.







