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Il meme-stock da 56 miliardi: Ryan Cohen vuole comprare eBay con i soldi che non ha

Mag 5, 2026 | Aziende

Domenica 3 maggio, Ryan Cohen, l’uomo che cinque anni fa trasformò una catena di negozi di videogiochi sull’orlo del fallimento in un fenomeno da copertina, ha bussato alla porta di eBay con un’offerta da 55,5 miliardi di dollari. GameStop, che vale circa 11 miliardi in borsa, ha proposto di comprare eBay, che ne vale 48. Il pesce più piccolo vuole mangiare il più grande. E lo fa, a quanto pare, con il sussidio di una banca canadese, di fondi sovrani mediorientali ancora da convincere, e di una buona dose di quello che Cohen chiama “pensiero audace”.

L’offerta: i numeri e la struttura

L’offerta è formalmente non vincolante: 125 dollari per azione, metà in contanti e metà in azioni GameStop, per un valore complessivo di circa 55,5 miliardi di dollari.

Per capire quanto sia generosa, bisogna sapere come funziona la logica del “premio” nelle acquisizioni. Quando si annuncia un’offerta su un’azienda quotata, il prezzo di riferimento non è quello del giorno dell’annuncio, perché nel frattempo il titolo è già salito, gonfiato dalle voci e dalla speculazione. Si usa invece l’ultimo prezzo “pulito”, cioè quello precedente a qualsiasi movimento sospetto. Nel caso di eBay, quel momento è febbraio 2026: allora il titolo valeva circa 85 dollari, e nessuno sapeva ancora che GameStop stesse comprando in silenzio. Rispetto a quei 85 dollari, l’offerta da 125 rappresenta un premio del 46%, ovvero Cohen sta offrendo quasi la metà in più di quello che valeva eBay prima che lui entrasse in scena. Il giorno dopo l’annuncio, eBay in borsa è salita intorno ai 109 dollari: molto meno dei 125 offerti, segno che il mercato non è convinto che il deal si chiuderà davvero.

GameStop ha già in mano il 5% del capitale di eBay, acquisito silenziosamente attraverso azioni e derivati a partire da febbraio 2026. Per finanziare il resto, Cohen dichiara di avere in tasca un impegno da 20 miliardi di TD Securities (il braccio d’investimento della banca canadese TD Bank) e 9,4 miliardi di cassa propria. Il conto, però, non torna: fanno 29,4 miliardi, non 55,5. Il buco da 26 miliardi è rimasto senza risposta chiara, anche durante l’intervista a CNBC in cui Andrew Ross Sorkin ha incalzato Cohen sui numeri, un momento conclusosi con Cohen che rimandava al comunicato ufficiale senza aggiungere nulla. La stampa americana riporta che per colmare il gap Cohen guarderebbe a fondi sovrani mediorientali, un dettaglio che, in questo momento in cui la guerra in Iran ha rimescolato i flussi di capitale del Golfo, non è affatto di contorno.

Il piano: tagliare, integrare, dominare

Al di là della struttura finanziaria, il vero cuore dell’offerta è il piano industriale. Ed è qui che Cohen si gioca la credibilità.

Il punto di partenza è brutale: eBay ha speso 2,4 miliardi di dollari in vendite e marketing nel 2025 e in cambio ha guadagnato meno di un milione di acquirenti attivi netti, su una base di 135 milioni. “Una spesa maggiore non produce più utenti su un marketplace con un brand universalmente riconosciuto”, scrive GameStop nella documentazione inviata alla SEC. L’obiettivo dichiarato è dimezzare quella voce in dodici mesi, risparmiando 1,2 miliardi solo sul marketing. A questo si aggiungono 300 milioni di tagli allo sviluppo prodotto e 500 milioni ai costi generali e amministrativi. Totale: 2 miliardi di risparmi annualizzati entro il primo anno dalla chiusura dell’operazione.

L’effetto contabile sarebbe notevole: l’utile per azione di eBay passerebbe da 4,26 dollari a 7,79 dollari già nel primo esercizio post-acquisizione. Una promessa ambiziosa che dipende interamente dall’esecuzione di tagli di dimensioni gigantesche in tempi rapidissimi.

Ma il piano non si esaurisce qui. La seconda leva è l’integrazione fisica. GameStop gestisce circa 1.600 punti vendita negli Stati Uniti. Cohen li vuole trasformare in nodi logistici per la rete di eBay: autenticazione dei prodotti (carte da collezione, sneaker, lusso di seconda mano), ritiro della merce, centri di fulfillment e persino hub per il live commerce, cioè le vendite in diretta streaming, un formato esploso in Asia che sta cercando di attecchire anche in Occidente. È un’idea non priva di logica: eBay ha già scommesso sui collectibles, ha acquistato Goldin (piattaforma specializzata in carte Pokémon e memorabilia sportivo) e a febbraio ha rilevato Depop da Etsy per 1,2 miliardi per agganciare la moda vintage e i giovani acquirenti. La rete fisica di GameStop potrebbe darle una presenza territoriale che nessun marketplace puramente digitale ha. L’obiettivo finale, secondo Cohen, è costruire un’entità da “centinaia di miliardi” in grado di competere con Amazon.

Va detto una cosa importante: Ryan Cohen ha un interesse personale molto concreto nel portare GameStop a una capitalizzazione di 100 miliardi di dollari.

A gennaio 2026, il consiglio di amministrazione di GameStop ha approvato un pacchetto di compensazione per il CEO interamente in opzioni azionarie, legate a target di capitalizzazione e di utile. Se GameStop raggiunge i 100 miliardi di valore di mercato e soddisfa determinati obiettivi di profitto, le opzioni di Cohen varrebbero oltre 35 miliardi di dollari. Un’acquisizione che portasse eBay sotto l’ombrello di GameStop potrebbe essere il salto necessario a centrare quella soglia. Cohen non percepisce stipendio, né bonus in denaro, né golden parachute: tutta la sua compensazione è legata alla performance del titolo. Il che lo rende, allo stesso tempo, il più allineato possibile con gli azionisti e il più motivato possibile a fare mosse audaci.

Le incognite: i mercati non ci credono

I mercati hanno reagito in modo eloquente. Lunedì 4 maggio, il titolo eBay è salito di circa il 5%, attestandosi intorno ai 109 dollari, ben al di sotto dei 125 dell’offerta. Lo spread tra prezzo di mercato e prezzo offerto dice che gli investitori danno bassa probabilità al fatto che il deal si chiuda davvero. GameStop, invece, è scivolata.

Gli analisti di Bernstein hanno scritto in una nota ai clienti che, pur esistendo alcune sovrapposizioni tra le due aziende nel segmento giochi, carte e collezionismo, “la razionale strategica di una tale operazione rimane poco chiara” e che la struttura proposta presenta “sfide reali”. Qualcuno ha anche ricordato che eBay non è in crisi: dal suo picco di 100 miliardi di dollari in Gross Merchandise Volume nel 2020, la piattaforma è scesa a 79,6 miliardi nel 2025, ma il CEO Jamie Iannone ha impostato una strategia di focalizzazione sulle categorie di nicchia (collezionismo, lusso di seconda mano, ricambi auto) che sta producendo risultati. “Perché disturbare qualcosa che funziona?” si chiedono da Bernstein. Più realisticamente, alcuni trader retail suggeriscono Etsy, con una capitalizzazione di circa 6 miliardi, come obiettivo molto più raggiungibile e coerente con la direzione intrapresa da GameStop.

Il nodo più delicato rimane il finanziamento. Con 9,4 miliardi di cassa e 20 miliardi garantiti da TD Securities, GameStop arriva a 29,4 miliardi: ne mancano ancora circa 26 per chiudere il deal. La strada obbligata è emettere nuove azioni GameStop e cercare altri investitori, da qui l’ipotesi dei fondi sovrani del Golfo. Il rischio per chi già possiede GameStop non è la diluizione in sé: chi ha quote di una società da 12 miliardi potrebbe ritrovarsi con una quota di un’entità da 70 miliardi, e ci guadagnerebbe. Il rischio è pagare troppo per qualcosa che non si riesce a trasformare. Se il piano di Cohen funziona, l’operazione ha senso. Se non funziona, GameStop si è caricata di un debito enorme per comprare un’azienda che stava già facendo da sola il suo percorso.

La mossa successiva: la battaglia agli azionisti

eBay ha confermato di aver ricevuto l’offerta e ha dichiarato che il suo consiglio “esaminerà la proposta con attenzione, valutando il valore per gli azionisti e la capacità di GameStop di presentare una proposta vincolante e concreta”. Una risposta diplomatica che traduce, in sostanza, forte scetticismo.

Cohen ha già fatto capire cosa succederà in caso di rifiuto: salterà il board e porterà la proposta direttamente agli azionisti, avviando una proxy fight, cioè una battaglia per ottenere dai soci di eBay il mandato ad approvare l’acquisizione contro la volontà del consiglio. È una tattica aggressiva, che ha usato in passato con GameStop stessa e che richiede una base di azionisti disposti a scommettere su di lui. Con il 46% di premium sul prezzo non influenzato, qualcuno potrebbe essere tentato.

La vicenda GameStop-eBay è, al netto dei numeri, uno specchio del momento. È una storia di un imprenditore che ha trasformato un meme in un business reale: GameStop ha chiuso il 2025 con un utile netto di 418 milioni, dopo una perdita di 381 milioni nel 2021 — e che ora vuole fare il salto verso qualcosa di enormemente più grande, puntando su taglio dei costi, fisicità come vantaggio competitivo e brand awareness come risorsa sottoutilizzata.

Funzionerà? I mercati, al momento, non ci credono. Ma gli stessi mercati, nel gennaio 2021, non credevano che GameStop sarebbe ancora esistita nel 2026.

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