Primo Paese dell’Unione europea a imporre un divieto generalizzato. Macron: “Apriamo la strada in Europa”. Ma sul metodo di verifica dell’età è ancora il buio, e ora la parola passa al Consiglio costituzionale.
Parigi tira una linea netta tra gli adolescenti e le piattaforme. Il 21 luglio il Parlamento francese ha approvato in via definitiva la legge che vieta l’accesso ai social network ai minori di 15 anni: prima il Senato con 243 voti favorevoli e 2 contrari, poi l’Assemblea Nazionale con 279 sì e 81 no. La Francia diventa così il primo Paese europeo ad adottare un divieto generale di accesso per chi non ha ancora compiuto quindici anni.
Non è solo una questione di piattaforme. Il testo estende il divieto di utilizzo dei cellulari anche alle scuole superiori, andando oltre elementari e medie, pur lasciando spazio a possibili eccezioni nei regolamenti interni degli istituti.

Come funzionerà, in due tempi
L’applicazione è scaglionata. Dal 1° settembre 2026 il limite riguarderà i profili di nuova creazione; dal 1° gennaio 2027 sarà esteso agli account già esistenti. Nei quattro mesi intermedi gli utenti francesi dovranno dimostrare di avere l’età richiesta, e i profili appartenenti a minori di 15 anni saranno chiusi.
“Per quattro mesi, dal primo settembre al primo gennaio, tutti noi francesi saremo chiamati a dimostrare l’età. Per chi ha meno di 15 anni l’account verrà chiuso”, ha spiegato la ministra dell’Intelligenza artificiale e del Digitale Anne Le Hénanff, precisando che spetterà alle piattaforme proporre diverse opzioni di verifica.
Il buco nel testo: nessuno sa ancora come si verifica l’età
Qui sta il punto più fragile della riforma. La legge non specifica con quali sistemi dovrà essere accertata l’età degli utenti: secondo la ministra Le Hénanff, sarà compito delle piattaforme trovare una soluzione. Né è chiaro il perimetro: il testo non indica nemmeno a quali piattaforme si applicherà il divieto. Un elenco completo sarà stilato dal ministero del Digitale insieme all’Arcom, l’autorità di regolamentazione della comunicazione audiovisiva e digitale. La deputata Laure Miller ha spiegato che per alcune piattaforme potrebbero essere disabilitate solo alcune funzioni, anziché scattare un divieto integrale.
Restano fuori dal perimetro alcune categorie. L’articolo cardine stabilisce che l’accesso a un servizio di social networking online è vietato ai minori di 15 anni, ma il divieto non si applica alle enciclopedie online come Wikipedia, né a piattaforme per lo sviluppo e la condivisione di software libero o progetti digitali educativi open source. La norma, inoltre, non prevede sanzioni né per i bambini né per i genitori.
Macron rivendica, ma l’ultima parola non è sua
La riforma era una promessa di Emmanuel Macron e una misura di punta della fase finale del suo mandato. “Un grande progresso”, ha commentato il presidente in un video pubblicato proprio sui social, rivendicando che la Francia “apre la via in Europa per la protezione dei nostri bambini, dei nostri adolescenti”.

Il calendario, però, potrebbe slittare. Lo stesso Macron ha riconosciuto che ora “spetta al Consiglio costituzionale pronunciarsi”, e solo dopo si potrà rendere concreta la misura. È probabile che venga effettuata una verifica di conformità alla Costituzione francese, il che potrebbe ritardarne l’attuazione.
L’effetto domino verso Roma e Bruxelles
Il precedente non è isolato ma resta pionieristico sul continente. L’Australia ha imposto un divieto simile ai minori di 16 anni lo scorso dicembre, ma il via libera del Parlamento francese è una prima assoluta in Europa e viene osservata dai Paesi vicini, intenzionati ad adottare disposizioni analoghe.
Anche l’Italia guarda a Parigi, per ora senza muoversi. Una proposta bipartisan promossa dalle parlamentari Lavinia Mennuni e Marianna Madia è stata depositata, ma l’esame non è ancora giunto a conclusione. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha espresso sostegno al divieto per gli under 15, auspicando una rapida approvazione.
Il vero test arriverà tra sei settimane, quando la legge dovrà tradursi in codice: se le piattaforme non troveranno un modo credibile, e compatibile con la privacy, per accertare l’età di milioni di utenti, il divieto rischia di restare una dichiarazione d’intenti. Bruxelles, che sta preparando limiti comuni con una soglia indicativa a 13 anni, osserva l’esperimento francese come un banco di prova continentale.





