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IL SILENZIO DA MILLE MILIARDI. COME SAMSUNG HA VINTO LA CORSA ALL’ORO DELL’AI

Mag 6, 2026 | Aziende

Mentre il mondo parlava di ChatGPT e modelli linguistici, il colosso di Seul fabbricava i picconi. Ora la borsa gli dà ragione: capitalizzazione da record, profitti moltiplicati per otto, e una fila di clienti che si chiama Nvidia, Google, Tesla.

C’è un vecchio principio che governa le corse all’oro: i veri ricchi non sono quelli che cercano le pepite, ma quelli che vendono i picconi. Samsung Electronics, il colosso sudcoreano che per anni è stato etichettato come “l’inseguitrice” di Apple e come attore di secondo piano nell’era dell’intelligenza artificiale, oggi incassa il conto. E il conto vale esattamente mille miliardi di dollari.

La capitalizzazione di mercato di Samsung Electronics ha superato per la prima volta nella sua storia la soglia del trilione di dollari, trascinando con sé l’indice Kospi della borsa di Seul oltre quota 7.000 punti, un livello mai visto. Le azioni hanno guadagnato il 14% in un solo giorno di contrattazioni, in un rally contagiato dall’euforia che ha già investito Intel, AMD e tutti i grandi nomi dei semiconduttori.

Il motore di questa crescita è invisibile a occhio nudo: si chiama HBM, High Bandwidth Memory, la memoria ad alta larghezza di banda senza cui i chip di Nvidia, i datacenter di Google e i modelli linguistici di ultima generazione sarebbero poco più di costosi fermacarte. Samsung è uno dei pochissimi produttori al mondo in grado di realizzarla in volumi industriali, e nel primo trimestre del 2026 ne ha approfittato in modo spettacolare.

I numeri del trimestre lasciano poco spazio all’interpretazione. Il fatturato totale ha raggiunto circa 90 miliardi di dollari, con un incremento del 69% rispetto al trimestre precedente. L’utile operativo si è attestato intorno ai 38,6 miliardi di dollari: otto volte il valore registrato nello stesso periodo dell’anno scorso. La sola divisione memorie ha generato 50,4 miliardi di dollari di ricavi: una cifra che supera i ricavi operativi combinati di Amazon, Microsoft, TSMC e Meta nel medesimo trimestre.

La storia di questa rimonta è però più lunga di un singolo trimestre. Dopo un biennio difficile tra il 2023 e il 2024, Samsung ha imboccato una curva di accelerazione che ora, a rileggere i dati, sembra quasi inevitabile. L’azienda ha avviato la produzione di massa delle nuove memorie HBM4 già nel primo trimestre del 2026 e si prepara a lanciare la versione evoluta HBM4E nel secondo. La capacità produttiva è completamente prenotata per il resto dell’anno: clienti come Nvidia, Google e AMD fanno letteralmente la fila per assicurarsi le forniture.

Non solo chip di memoria. Samsung gioca su più fronti. L’accordo da 16,5 miliardi di dollari siglato con Tesla per la produzione, a partire dal 2027, delle nuove unità di AI sviluppate dal team di Elon Musk consolida una posizione che va ben oltre il ruolo di semplice fornitore di componenti. L’investimento complessivo in semiconduttori pianificato per il 2026 supera i 73 miliardi di dollari, il singolo impegno industriale più grande dell’anno nel settore tech globale.

C’è un dettaglio che vale la pena sottolineare: Quasi per paradosso, il business degli smartphone Galaxy, quello che per anni ha definito Samsung nell’immaginario collettivo, quello che campeggia nelle vetrine e negli spot televisivi, contribuisce oggi a meno del 5% dei profitti aziendali. Il vero cuore dell’impresa batte lontano dalle vetrine dei centri commerciali, nei datacenter che alimentano la rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

«La memoria si sta affermando come il fattore decisivo per il successo o il fallimento dell’infrastruttura AI», ha dichiarato Jeongku Choi, analista di Counterpoint Research, aggiungendo che il 2026 si preannuncia come «il miglior anno di sempre per Samsung». Una previsione che, alla luce dei numeri, sembra già ampiamente confermata.

Samsung diventa così la seconda azienda asiatica a varcare la soglia del trilione, dopo la taiwanese TSMC. Il governo sudcoreano, che ha annunciato l’impegno a rendere il Paese una delle prime tre potenze mondiali nell’AI insieme a Stati Uniti e Cina, trova nei risultati di Samsung la dimostrazione più concreta di questa ambizione.

Restano alcune incognite. Oltre 75.000 lavoratori potrebbero scioperare nelle prossime settimane, chiedendo una quota del 15% sugli utili operativi annuali. E la concorrenza di SK Hynix sulla tecnologia HBM è destinata a intensificarsi. Ma per ora, mentre il dibattito pubblico ruota intorno ai modelli linguistici e ai chatbot, è Samsung a incassare la quota più consistente della grande corsa all’intelligenza artificiale.

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