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Il KOSPI tocca quota 8.000 poi perde il 6%: Samsung trascina giù la Borsa di Seul

Mag 15, 2026 | Finanza

Dopo una corsa del 195% nell’ultimo anno, l’indice coreano segna il peggior calo da marzo. Sciopero Samsung, tensioni Iran-USA e prese di profitto si sommano in una tempesta perfetta.

Per qualche ora, la Borsa di Seul ha toccato l’Olimpo. Nella prima parte della seduta il KOSPI ha segnato il suo massimo storico assoluto a 8.046,78 punti, una soglia attesa, sognata, inseguita per mesi da milioni di investitori retail coreani. È durata poco. Nel giro di poche ore, l’indice ha invertito rotta con violenza, scivolando oltre il 6% fino a 7.585 punti, nella sua peggiore performance da marzo. A guidare il crollo: Samsung Electronics, il gigante dei chip che da solo vale quasi un quarto dell’intero indice.

Lo sciopero che spaventa il mondo dei chip

Il detonatore principale è nel cuore produttivo di Samsung. Secondo quanto riportato da Bloomberg e dalla Korea Times, le trattative salariali tra il management dell’azienda e il suo più grande sindacato, la National Samsung Electronics Union, sono definitivamente naufragate mercoledì sera, dopo 17 ore di mediazione presso la Commissione Nazionale per le Relazioni di Lavoro di Sejong. I sindacalisti chiedono che il 15% degli utili operativi venga destinato ai premi di performance, con la rimozione del tetto attuale fissato al 50% dello stipendio base. Samsung ha risposto con un’offerta una tantum, rifiutando qualsiasi modifica strutturale permanente. Risultato: nessun accordo.

“È inutile aspettare oltre. Non prevediamo altri negoziati prima dello sciopero del 21 maggio” – ha dichiarato Choi Seung-ho, leader del sindacato Samsung Electronics.

Secondo Tom’s Hardware e l’agenzia UPI, lo sciopero è fissato per il 21 maggio e durerà 18 giorni consecutivi, con oltre 40.000 lavoratori. più del 70% della forza lavoro sindacalizzata, già pronti a fermare le linee di produzione. Le stime degli analisti parlano di perdite fino a 1.000 miliardi di won al giorno, circa 671 milioni di dollari. L’impatto totale potrebbe raggiungere i 40.000 miliardi di won, con il rischio concreto di perdere clienti strategici come Nvidia, che si affida a Samsung per la produzione di chip HBM fondamentali per l’intelligenza artificiale. I semiconduttori rappresentano oggi il 37% dell’export totale della Corea del Sud.

Iran, Trump e il vento contrario della geopolitica

Al rischio industriale si è aggiunto quello geopolitico. Come riferisce la Seoul Economic Daily, nelle ore pomeridiane le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump sull’Iran, in cui ha esplicitamente detto di “non voler più tollerare” la situazione, hanno spinto i future americani al ribasso, amplificando le vendite anche sul mercato di Seul. Gli investitori stranieri, già in posizione difensiva, hanno scaricato complessivamente 4.400 miliardi di won di azioni coreane nel corso della seduta, uno dei deflussi giornalieri più pesanti del 2026.

Una bolla da 195%? Gli analisti sono divisi

Il calo di oggi arriva dopo una corsa straordinaria: in dodici mesi il KOSPI ha guadagnato il 195%, trascinato dall’euforia sull’intelligenza artificiale e dalla domanda globale di chip per i data center. Samsung ha raggiunto una capitalizzazione di mercato superiore ai mille miliardi di dollari; SK Hynix si avvicina alla stessa soglia. Ma proprio questa vertigine ha iniziato a preoccupare i più cauti: il rapporto prezzo/utili del KOSPI ha raggiunto quota 30, ben al di sopra del 22 dell’S&P 500, segnalando un mercato tecnicamente in zona di ipercomprato. I deflussi dall’ETF iShares MSCI South Korea (EWY) ammontano a 1,2 miliardi di dollari nelle ultime tre settimane consecutive.

Nonostante tutto, le grandi banche d’investimento non ritirano le loro scommesse sulla Corea. Goldman Sachs e JPMorgan hanno fissato i propri target per il KOSPI rispettivamente a 9.000 e 10.000 punti. Citigroup ha alzato il proprio obiettivo su Samsung Electronics da 300.000 a 460.000 won, e su SK Hynix da 1,7 a 3,1 milioni di won. Per Lee Kyoung-min di Daishin Securities, quello di oggi è “un pullback fisiologico dopo una concentrazione eccessiva sui large cap dei semiconduttori”, non la fine del ciclo rialzista.

Resta però una domanda aperta: quanto a lungo il rally può reggere se la fabbrica di chip più importante del mondo si ferma? La risposta arriverà il 21 maggio, ammesso che non arrivi prima dal tribunale di Suwon, dove Samsung ha depositato un’ingiunzione per bloccare lo sciopero.

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