Quello che doveva essere un tranquillo martedì di scambi si è trasformato in un incubo per la Borsa di Seul, portando alla luce una vulnerabilità sistemica che molti investitori globali avevano sottovalutato. L’indice sudcoreano KOSPI ha subito un crollo devastante, sfiorando una perdita del 10% e costringendo le autorità di mercato ad attivare i circuit breaker per bloccare temporaneamente le contrattazioni. Al centro di questa tempesta ci sono i timori per le valutazioni del settore dell’Intelligenza Artificiale (IA) e una correlazione ormai strettissima con i titoli tecnologici statunitensi.
L’epicentro del crollo è stato il tracollo dei due giganti nazionali dei semiconduttori, che da soli pesano per oltre il 50% dell’intero listino azionario di Seul. Le azioni di SK Hynix sono precipitate fino al 13,55%, mentre la rivale Samsung Electronics ha lasciato sul terreno fino al 10,5%. La miccia che ha innescato la svendita è partita direttamente da Wall Street, dove l’indice Nasdaq ha recentemente subito pesanti flessioni a causa dei crescenti dubbi sulla reale redditività e sostenibilità delle spese astronomiche dei giganti tecnologici americani per le infrastrutture legate all’IA.

Questo “Martedì Nero” asiatico ha messo a nudo una realtà preoccupante per i gestori di portafoglio: il mito della diversificazione geografica si sta sgretolando. Secondo i dati recenti, la correlazione a 60 giorni tra l’indice sudcoreano KOSPI e il Nasdaq 100 americano ha raggiunto quota 0,50, il livello più alto registrato dal 2021. In pratica, l’assoluta dipendenza di Samsung e SK Hynix dai colossi del cloud statunitensi (i cosiddetti hyperscaler) ha trasformato l’indice sudcoreano in una sorta di “indice settoriale dei semiconduttori” a stelle e strisce. Quando Wall Street trema per il futuro dell’IA, Seul crolla.
A peggiorare drammaticamente la situazione ci ha pensato l’eccessiva esposizione degli investitori al dettaglio (retail) sudcoreani, che avevano accumulato prestiti a margine per circa 23 miliardi di dollari. L’uso massiccio di fondi negoziati in borsa (ETF) a leva su singoli titoli ha scatenato un effetto valanga: i trading algoritmici e le liquidazioni forzate necessarie per ribilanciare questi fondi hanno amplificato vertiginosamente la discesa dei prezzi, intrappolando il mercato.

Per arginare l’emorragia e il “casinò selvaggio” in cui si era trasformato il listino, la Financial Services Commission (FSC) sudcoreana è intervenuta con mano pesante, anticipando al 31 luglio l’entrata in vigore di norme di emergenza ben più restrittive. Le nuove regole bloccano l’emissione di nuovi ETF a leva su singoli titoli e triplicano il deposito minimo in contanti richiesto agli investitori per operarvi, portandolo da 10 a 30 milioni di won (circa 20.300 dollari) eliminando al contempo la possibilità di usare altri titoli azionari come garanzia collaterale.
Mentre i mercati rimangono con il fiato sospeso per le imminenti decisioni sui tassi di interesse della Federal Reserve e per i bilanci trimestrali delle “Big Tech” americane, il tonfo del KOSPI lancia un chiaro monito globale. Nell’era dominata dall’Intelligenza Artificiale le borse mondiali sono connesse a doppio filo, e quando il filo dell’entusiasmo si spezza, le perdite non conoscono più confini geografici.





