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«Il denaro gratis è finito»: la BoJ prepara il rialzo, lo yen vola e il carry trade mondiale torna a tremare

Set 9, 2026 | Finanza

Tempo di lettura: 5 min

  • I mercati swap danno ormai per quasi certo un rialzo della Bank of Japan all’1,25% il 17-18 settembre: lo yen guadagna oltre il 3% in una settimana contro tutte le principali valute, con il dollaro sceso a quota 154.
  • Il paradosso di Tokyo: il Nikkei vola a 66.400 punti (+31,9% da inizio anno) trainato dai semiconduttori, mentre il TOPIX sale appena dello 0,6% — due mercati che guardano fattori diversi.
  • Con la Fed di Warsh prezzata al ~60% per un rialzo il 15-16 settembre, il mondo rischia la prima doppia stretta USA-Giappone dell’era moderna: il carry trade sullo yen torna osservato speciale, con la memoria dell’agosto 2024 ancora fresca.

Analisi 9 settembre 2026

Grafico a candele dei mercati finanziari su schermo

Mentre l’attenzione dei mercati europei resta calamitata dal petrolio verso i 100 dollari e dal braccio di ferro tra Trump e la Fed, la vera novità della notte arriva da Tokyo. I mercati monetari giapponesi hanno finito di fare i conti: un rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan al meeting del 17-18 settembre è ormai prezzato come una quasi certezza, con gli swap che scontano integralmente il passaggio dall’attuale 1,00% all’1,25%, il livello più alto dal 1995.

La reazione è già visibile su tutti gli schermi: lo yen ha messo a segno la sua settimana migliore dell’anno, guadagnando oltre il 3% contro il dollaro sceso a quota 154,4 da oltre 156 e apprezzandosi contro tutte le principali valute. In un mondo in cui anche la Fed di Kevin Warsh potrebbe alzare i tassi la prossima settimana, il Giappone smette definitivamente di essere l’ancora del denaro a basso costo globale. E questo riguarda tutti, non solo Tokyo.

Una settimana, due banche centrali, un solo messaggio

Il calendario dei prossimi dieci giorni è una sequenza che gli operatori definiscono senza esagerare storica. Il 15-16 settembre si riunisce la Federal Reserve: dopo il voto spaccato 9-3 di luglio e lo shock energetico che ha riportato l’inflazione attesa verso l’alto, i futures assegnano circa il 60% di probabilità a un rialzo di 25 punti base il primo dell’era Warsh. Ventiquattro ore dopo tocca alla Bank of Japan, dove il mercato non discute più il se, ma solo il linguaggio che accompagnerà la mossa.

Se entrambe le mosse si concretizzassero, sarebbe la prima volta nell’era post-quantitative easing in cui Washington e Tokyo stringono insieme nella stessa settimana. Il messaggio implicito è uno solo: con il Brent a 98,5 dollari, i costi energetici in fiamme e i salari giapponesi in crescita al ritmo più sostenuto da trent’anni, l’epoca in cui le banche centrali potevano permettersi di aspettare è finita.

Lo yen si risveglia: la settimana migliore dell’anno

Il movimento valutario è il termometro più fedele di questo cambio di regime. In cinque sedute lo yen si è apprezzato del 3,4% contro il dollaro, passando da oltre 158 a 154,4, e ha guadagnato terreno contro euro, sterlina e franco svizzero. Nei giorni scorsi era circolata anche l’ipotesi di un intervento diretto del Ministero delle Finanze a sostegno della valuta: non ce n’è stato bisogno, hanno pensato a tutto le aspettative sulla BoJ.

Dietro la corsa dello yen c’è anche una dinamica più profonda: i capitali giapponesi il più grande stock di risparmio esportato al mondo, iniziano a trovare a casa propria rendimenti che non vedevano da una generazione. Ogni punto base in più sui titoli di Stato giapponesi è un incentivo in meno a comprare Treasury americani, BTP italiani od obbligazioni australiane. È un rubinetto che si chiude lentamente, ma che irriga da decenni i mercati obbligazionari di mezzo mondo.

Il paradosso di Tokyo: la Borsa ai massimi mentre i tassi salgono

In teoria, tassi in rialzo e valuta forte dovrebbero pesare sull’azionario giapponese, storicamente dipendente dagli esportatori. E invece il Nikkei ha chiuso la seduta di lunedì a 66.400 punti, in rialzo del 2,1%, portando il guadagno da inizio anno a un impressionante +31,9% — secondo al mondo solo a Taiwan tra i grandi listini.

La spiegazione sta tutta nella composizione del rally: il TOPIX, l’indice ampio, è salito appena dello 0,6%. A trainare il Nikkei è una pattuglia ristretta di titoli dei semiconduttori, sospinti dall’onda lunga degli acquisti sull’intelligenza artificiale partita da Wall Street. Come notano gli analisti di Tokyo, azioni e valuta stanno letteralmente guardando due film diversi: la Borsa compra il boom dell’AI, il mercato dei cambi compra la stretta della BoJ. Raramente una divergenza simile dura a lungo.

Il fantasma dell’agosto 2024: perché il carry trade fa paura

Chi ha buona memoria sa perché uno yen che si rafforza rapidamente mette in allerta le sale operative di tutto il mondo. Nell’agosto 2024 bastò un rialzo BoJ da 15 punti base, combinato con dati americani deboli, per innescare in poche ore lo smontamento violento del carry trade sullo yen: il Nikkei perse il 12% in una seduta, la peggiore dal 1987, e l’onda d’urto arrivò fino a Wall Street e Piazza Affari.

Oggi le posizioni finanziate in yen prese a prestito a costo quasi nullo per comprare asset a rendimento più alto altrove si sono ricostituite, e per di più in un contesto ben più fragile: valutazioni azionarie tirate dalla corsa dell’AI, rendimenti dei Treasury al 4,81% (massimo da ottobre 2023), petrolio a un passo dai 100 dollari e due banche centrali potenzialmente in rialzo simultaneo. Nessuno può dire se la storia si ripeterà; ma le condizioni che nel 2024 trasformarono una mossa da 15 punti base in una tempesta globale oggi sono, se possibile, più mature.

Cosa guardare adesso

L’agenda è fitta e i segnali da monitorare sono precisi. Primo: l’inflazione americana in uscita questa settimana, attesa stabile al 3,4% — un dato sopra le stime blinderebbe il rialzo Fed e amplificherebbe quello BoJ. Secondo: il linguaggio del governatore Ueda il 18 settembre, perché un rialzo accompagnato da toni ancora restrittivi spingerebbe gli swap a prezzare l’1,50% entro fine anno. Terzo: la tenuta del decennale giapponese e dei Treasury, il vero canale di trasmissione verso i BTP e i mercati europei. Quarto: il comportamento del Nikkei, perché se la Borsa di Tokyo inizierà a prendere sul serio la propria banca centrale, la divergenza con il TOPIX si chiuderà — e difficilmente al rialzo.

Per vent’anni il Giappone è stato la garanzia silenziosa che da qualche parte, nel sistema finanziario globale, il denaro restava gratis. Quella garanzia sta scadendo davanti ai nostri occhi, nel mezzo della settimana più delicata dell’anno per i mercati. Gli investitori europei farebbero bene a non considerarla una storia lontana: quando Tokyo alza il costo del denaro, il conto arriva anche qui.

Eleva · In sintesi

I numeri chiave della svolta giapponese

1,25%
il tasso BoJ atteso il 17-18 settembre: sarebbe il massimo dal 1995
+3,4%
l’apprezzamento dello yen sul dollaro in una settimana, la migliore del 2026
154,4
il cambio dollaro/yen, da oltre 158 di una settimana fa
+31,9%
il Nikkei da inizio anno (66.400 punti), secondo solo a Taiwan
~60%
la probabilità prezzata di un rialzo Fed il 15-16 settembre
−12%
il crollo del Nikkei nell’agosto 2024, quando saltò il carry trade: il precedente che tutti ricordano

Dati aggiornati al 9 settembre 2026. Questo contenuto ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria.

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