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Goldman Sachs taglia il target sull’oro a 4.900 dollari

Giu 19, 2026 | Finanza

Goldman Sachs, storicamente uno dei principali sostenitori istituzionali del mercato rialzista dell’oro, ha ridotto drasticamente il proprio target price di fine anno, portandolo dai precedenti 5.400 agli attuali 4.900 dollari l’oncia. Non si tratta di un banale aggiustamento tecnico, ma della certificazione di un profondo mutamento macroeconomico dominato da un nuovo corso della Federal Reserve e da inediti equilibri geopolitici.

Il nuovo regime della Fed

Il catalizzatore principale di questo downgrade è l’azzeramento delle aspettative sui tagli dei tassi di interesse per l’intero 2026. Sotto la nuova guida di Kevin Warsh, succeduto a Jerome Powell, la banca centrale statunitense ha adottato una linea di puro rigore. Eliminando del tutto la tradizionale forward guidance, Warsh ha ribadito un focus esclusivo e perentorio sulla stabilità dei prezzi.

Questo approccio, che vede i tassi mantenuti al 3,50%-3,75% con proiezioni di possibili ulteriori rialzi, penalizza inevitabilmente l’oro. Essendo un asset infruttifero, il metallo giallo soffre l’impennata del costo opportunità rispetto agli alti rendimenti reali offerti dai titoli di Stato USA, innescando massicci deflussi di capitali istituzionali dagli ETF auriferi occidentali.

Geopolitica e concorrenza

Ad allentare la pressione sui prezzi dell’oro è intervenuto un drammatico mutamento geopolitico: lo storico “Memorandum di Islamabad” siglato il 17 giugno. L’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha sbloccato lo Stretto di Hormuz e istituito un fondo di ricostruzione privato da 300 miliardi di dollari. L’immediato crollo dei prezzi del greggio ha innescato una spinta disinflazionistica globale che allenta le tensioni, riducendo l’urgenza di coperture macroeconomiche di emergenza.

Parallelamente, l’oro subisce la spietata concorrenza di asset più attrattivi per i fondi di rischio. I capitali istituzionali si stanno riversando sull’azionario tech, spinti dai traguardi dell’Intelligenza Artificiale e da record come la recente IPO di SpaceX, che ha proiettato l’azienda a una capitalizzazione di ben 2.500 miliardi di dollari, e sulle criptovalute, con un Bitcoin rinvigorito e stabile a ridosso dei 63.000 dollari.

Il pavimento strutturale

Nonostante la scure sul breve termine, gli analisti di Goldman Sachs mantengono una visione “strutturalmente costruttiva”, infatti il target rimane rialzista rispetto ai circa 4100 dollari l’oncia in cui si trova il metallo giallo in questo momento, in quanto c’è la titanica e inarrestabile accumulazione da parte delle banche centrali. Entità come la People’s Bank of China continuano a drenare centinaia di tonnellate fisiche dal mercato per accelerare la de-dollarizzazione delle proprie riserve.

Tuttavia, i prezzi estremi dei mesi passati hanno presentato un conto salato all’economia reale, generando la cosiddetta “distruzione della domanda”. Il settore manifatturiero orafo italiano, punta di diamante del mercato europeo, ne è l’esempio più lampante: nei primi mesi del 2026 ha registrato un tracollo della produzione del 29%, fungendo da spietato stabilizzatore automatico contro ulteriori rincari speculativi.

In sintesi, il taglio operato da Goldman Sachs non decreta la morte del bull market, ma impone un “reality check” istituzionale. Il sogno di un rapido allentamento monetario si è infranto contro il muro di una Federal Reserve rigorosa; l’oro non sarà più spinto da scenari di allentamento, lasciando il posto a un mercato in cui il valore del metallo poggia interamente sulla domanda geopolitica asiatica e sulle frammentazioni del debito globale.

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