Il 1° luglio 2026 segna la fine di un blocco senza precedenti nella storia della tecnologia: il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha ufficialmente revocato le restrizioni all’esportazione sui modelli di intelligenza artificiale più avanzati di Anthropic, Claude Fable 5 e Mythos 5. La decisione mette fine a un braccio di ferro durato quasi tre settimane che aveva costretto l’azienda a disabilitare l’accesso ai suoi sistemi per tutti gli utenti a livello globale, pur di ottemperare ai severi controlli imposti su base anagrafica.

La crisi era esplosa il 12 giugno, quando l’amministrazione Trump aveva invocato la sicurezza nazionale per bloccare l’export dei modelli. Il timore di Washington, alimentato dalle straordinarie capacità cibernetiche di Mythos (impiegato nel consorzio Project Glasswing per scovare vulnerabilità zero-day nei software critici), era che l’IA potesse essere manipolata tramite tecniche di jailbreak e usata come arma informatica da attori ostili. Per ripristinare il servizio, Anthropic ha dovuto accettare un compromesso storico con il Segretario Howard Lutnick: l’implementazione di nuove salvaguardie verificate e una stretta supervisione preventiva da parte del Center for AI Standards and Innovation (CAISI) dell’amministrazione federale.
Tuttavia, l’onda d’urto della “militarizzazione” dell’IA non si è fermata ad Anthropic. Nelle stesse ore, su pressione della Casa Bianca, anche OpenAI ha dovuto piegarsi a logiche di sicurezza di Stato, limitando drasticamente il rilascio del suo nuovo e potentissimo modello GPT-5.6 Sol. Il CEO Sam Altman si è visto costretto a confinare l’accesso a una ventina di partner pre-approvati dal governo, segnando di fatto l’inizio di un regime di autorizzazioni governative “cliente per cliente” per le tecnologie di frontiera.
Ma un paradosso clamoroso getta un’ombra sull’efficacia delle restrizioni di Washington. Mentre il governo paralizzava le aziende americane e i loro clienti in Occidente, la Cina agiva indisturbata. Anthropic ha recentemente denunciato al Senato americano che, tra aprile e giugno, il colosso cinese Alibaba ha orchestrato il più grande “attacco di distillazione” mai registrato. Utilizzando circa 25.000 account falsi e generando quasi 29 milioni di interazioni, gli ingegneri cinesi avrebbero estratto le preziose capacità logiche e di programmazione di Claude per addestrare a basso costo i propri modelli, aggirando facilmente i blocchi geografici tramite reti virtuali.

La riaccensione dei server di Anthropic non rappresenta quindi un sereno ritorno alla normalità. L’intelligenza artificiale generativa ha perso la sua innocenza commerciale: i governi occidentali la considerano ormai un’infrastruttura critica e strategica, al pari degli armamenti o dell’uranio arricchito. E mentre l’Occidente si avvita in complessi processi di sicurezza e burocrazia per arginare rischi teorici, la sfrontata appropriazione di proprietà intellettuale dimostra che, nell’era digitale, le giurisdizioni nazionali sono armi spuntate per proteggere il predominio tecnologico.





