Dopo aver respinto quattro offerte bollate come “opportunistiche”, il consiglio della più grande low cost britannica accetta 690 pence per azione. Ma l’accordo non è ancora chiuso.
Alla quinta offerta, easyJet ha detto sì.
Il consiglio di amministrazione della più grande compagnia low cost britannica ha raggiunto un accordo di principio su un’offerta migliorata dal fondo d’investimento statunitense Castlelake, che valuta il vettore fino a 5,5 miliardi di sterline (circa 7,34 miliardi di dollari). L’annuncio, arrivato domenica, apre la strada a una delle più grandi acquisizioni nel settore aereo europeo degli ultimi anni.
L’offerta finale è di 690 pence per azione e rappresenta un premio del 73% rispetto al prezzo di chiusura di easyJet del 29 maggio, giorno in cui il fondo di private equity con sede a Minneapolis rivelò per la prima volta il proprio interesse alle autorità britanniche. Da allora il titolo è salito rapidamente.

Quattro no e un sì
La trattativa racconta la storia di un braccio di ferro durato oltre un mese. Il consiglio di easyJet aveva respinto quattro offerte precedenti definendole opportunistiche, tentativi di comprare la compagnia a prezzo scontato durante lo shock del prezzo del carburante innescato dal conflitto con l’Iran. La prima proposta, 560 pence per azione, era arrivata il 12 giugno mentre il titolo assorbiva ancora l’impatto del rincaro del jet fuel e del calo della domanda di viaggi.
Il nodo, spiega chi ha seguito il dossier, è che il greggio Brent è tornato ai livelli pre-guerra, ma easyJet blocca gran parte dei propri costi del carburante con mesi di anticipo: la struttura dei costi della compagnia non ha ancora recuperato il sollievo visibile al distributore.
A giugno easyJet aveva già respinto una proposta da 4,93 miliardi di sterline, ma aveva segnalato interesse a proseguire i colloqui concedendo al gestore di private equity un accesso limitato ai dati commerciali della compagnia. Un’apertura che ha permesso alle trattative di avanzare.
Questa volta il tono del board è cambiato. La società ha dichiarato che i termini finanziari erano “a un valore che il consiglio sarebbe propenso a raccomandare agli azionisti”. Alcuni azionisti, però, speravano in 7 sterline per azione: dieci pence in più che non arriveranno.
Il nodo delle regole UE
C’è un aspetto strutturale che merita attenzione. Gli analisti si erano chiesti se Castlelake potesse rispettare le norme dell’Unione Europea che impongono che le compagnie aeree operanti nel blocco siano detenute e controllate a maggioranza da cittadini UE. La soluzione: Castlelake deterrebbe il 49% del veicolo d’acquisizione, con la quota restante in mano a due cittadini UE. Secondo le ricostruzioni, si tratta di Peter Bellew, ex amministratore delegato di Malaysia Airlines, e Mark Breen, dirigente del settore aeronautico.

easyJet era da tempo considerata un bersaglio d’acquisizione. In concorrenza serrata con la rivale Ryanair, disponeva di preziosi slot di atterraggio in aeroporti come Londra Gatwick, Parigi e Ginevra, attraenti per potenziali acquirenti.
Non è ancora fatta
L’operazione, che porterebbe la compagnia trentunenne fuori dalla Borsa, non è però conclusa. Il consiglio ha precisato che Castlelake deve presentare la propria ferma intenzione di formulare un’offerta entro il 3 agosto, scadenza formale prevista dalle regole britanniche sulle acquisizioni. Restano quattro settimane in cui, in teoria, anche la quinta offerta potrebbe sfumare come le prime quattro.
Sullo sfondo, il mercato britannico è avviato a segnare un record di fusioni e acquisizioni nel 2026, mentre le valutazioni deboli delle società quotate a Londra attirano gli acquirenti. Se l’affare andrà in porto, easyJet difficilmente sarà l’ultimo bersaglio dell’anno.





