La Francia sta rapidamente assumendo il ruolo di nuovo “caso emblematico” dei problemi legati al debito sovrano tra le nazioni sviluppate. I costi di indebitamento del governo hanno raggiunto i livelli più alti dalla crisi finanziaria globale, innescando un profondo allarme sui mercati obbligazionari internazionali.
Ad agosto 2026, il rendimento delle obbligazioni governative francesi a 10 anni (OAT) ha superato la soglia del 4,1%, toccando picchi che non si vedevano dal novembre 2008. Il dato più eclatante, tuttavia, è lo storico sorpasso sull’Italia: a fine agosto il decennale francese è arrivato a rendere il 4,117%, superando il 4,113% del BTP italiano di pari scadenza. L’Italia, un tempo considerata l’anello debole dell’Eurozona, beneficia oggi di una maggiore stabilità percepita, mentre gli investitori pretendono un “premio di incertezza” sempre più alto per detenere debito francese.

Le radici di questa crisi risiedono in un mix letale di deterioramento fiscale e instabilità istituzionale. L’economia transalpina è zavorrata da un deficit pubblico che ha raggiunto il 5,1% del PIL lo scorso anno e da un debito destinato a superare strutturalmente il 115%. La frammentazione del Parlamento ha reso finora impossibile l’approvazione di riforme strutturali e di drastici tagli alla spesa. Le continue tensioni governative accrescono i timori in vista del cruciale braccio di ferro per l’approvazione del bilancio 2027, previsto per ottobre, e delle imminenti elezioni presidenziali.
La sfiducia degli investitori ha generato un paradosso finanziario allarmante: oggi circa il 6% del debito societario francese viene scambiato a rendimenti inferiori rispetto ai titoli di Stato di pari scadenza. Molte società private e multinazionali sono percepite dal mercato come un rifugio più sicuro rispetto al governo di Parigi; si tratta di una dinamica tipica dei mercati emergenti, ma quasi inaudita per una nazione del G7. Questo declassamento di fatto sta già colpendo il settore bancario e assicurativo, fortemente esposto ai titoli di Stato, trascinando al ribasso la borsa di Parigi.
Con la Banca Centrale Europea orientata a mantenere tassi elevati per combattere un’inflazione ancora persistente, la Francia si trova con pochissimi margini di manovra. Se il governo non riuscirà a presentare un piano credibile a medio termine per il rientro del deficit, gli analisti avvertono che il Paese potrebbe ritrovarsi al centro di una vera e propria “rivolta del mercato obbligazionario”.





