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Alphabet raccoglie 80 miliardi di dollari: la più grande operazione azionaria della storia americana per finanziare l’intelligenza artificiale

Giu 2, 2026 | Aziende

Berkshire Hathaway entra con 10 miliardi. Greg Abel sigla il primo grande colpo tech dell’era post-Buffett. I mercati reagiscono con cautela.

C’è un numero che, da solo, racconta meglio di qualsiasi analisi l’entità della corsa all’intelligenza artificiale: 80 miliardi di dollari. È quanto Alphabet, la società madre di Google, ha annunciato lunedì sera di voler raccogliere attraverso la vendita di azioni proprie, in quella che si configura come la più grande operazione di raccolta azionaria nella storia dell’impresa americana. L’obiettivo dichiarato è uno solo: costruire l’infrastruttura di calcolo necessaria per reggere una domanda di servizi AI che, stando alle parole dell’azienda stessa, «supera la capacità disponibile».

A suggellare l’operazione è arrivata la benedizione di Berkshire Hathaway, il colosso assicurativo-finanziario di Omaha che per decenni è stato il feudo personale di Warren Buffett. Berkshire parteciperà con 10 miliardi di dollari attraverso un collocamento privato, acquistando 5 miliardi in azioni di Classe A al prezzo di 351,81 dollari e altri 5 miliardi in azioni di Classe C a 348,20 dollari. Un gesto che, al di là dei numeri, vale soprattutto come dichiarazione d’intenti.

La struttura dell’operazione

L’operazione si articola in tre tranche distinte. La prima è un’offerta sottoscritta da 30 miliardi di dollari, di cui 15 miliardi in azioni privilegiate convertibili obbligatorie e altri 15 miliardi in azioni ordinarie di Classe A e Classe C. La seconda è il collocamento privato da 10 miliardi destinato a Berkshire. La terza, e più innovativa, è un programma at-the-market (ATM) da 40 miliardi di dollari, con cui Alphabet venderà azioni progressivamente sul mercato aperto a partire dal terzo trimestre del 2026.

A organizzare l’intera struttura ci sono tre delle più importanti banche d’investimento al mondo: Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley, che agiscono come joint book-running managers. Goldman Sachs è anche il placement agent per il collocamento privato con Berkshire.

Perché ora? La corsa all’infrastruttura AI

Per comprendere le ragioni di un’operazione di questa portata occorre guardare al contesto industriale. L’intelligenza artificiale generativa ha cessato di essere una promessa per diventare una voce di costo colossale. Ogni nuovo modello richiede centinaia di migliaia di chip specializzati, data center da costruire e potenziare, contratti energetici da siglare su scala continentale. Il tutto in tempi rapidi, perché chi arriva secondo rischia di non arrivare affatto.

Alphabet lo sa bene. Nel corso della conferenza Google I/O dello scorso maggio, il CEO Sundar Pichai aveva già anticipato che la spesa in conto capitale per il 2026 si sarebbe attestata tra i 180 e i 190 miliardi di dollari: circa il doppio dei 91,4 miliardi investiti nel 2025, e oltre tre volte i 52,5 miliardi del 2024. I numeri di Google Cloud fotografano la pressione dalla parte della domanda: 20 miliardi di fatturato nel solo primo trimestre del 2026, con una crescita del 63% su base annua e un portafoglio contratti che vale 460 miliardi di dollari. La più recente conferma di questa traiettoria è arrivata da Anthropic, che ha impegnato 200 miliardi di dollari su Google Cloud per 5 gigawatt di potenza di calcolo.

«Il mercato dell’AI è in guerra», ha detto l’analista Holger Mueller di Constellation Research, «e i data center sono il principale campo di battaglia. Una vendita azionaria è la mossa più sensata quando la tua azione ha corso il 160% nell’ultimo anno e c’è ancora molta liquidità in cerca di esposizione all’AI».

Il ritorno di Berkshire nel tech: l’era Abel

Dietro l’investimento di Berkshire si legge anche un cambio di stagione ai vertici del più famoso conglomerato d’investimento americano. Warren Buffett (95 anni, ancora presidente del consiglio) ha ceduto la guida operativa a Greg Abel il primo gennaio 2026. E Abel, fin dal suo primo trimestre come CEO, ha mostrato un appetito per il settore tecnologico inedito rispetto al suo predecessore, che per decenni aveva dichiarato di non capire abbastanza i business tech per investirci con convinzione.

Nel primo trimestre del 2026, Abel aveva già triplicato la posizione di Berkshire in Alphabet, portandola a circa 58 milioni di azioni per un valore di circa 23 miliardi di dollari. Con i 10 miliardi aggiuntivi annunciati lunedì, Alphabet entrerà stabilmente tra i primi cinque investimenti azionari del conglomerato, in una lista dominata da Apple. Berkshire dispone di circa 397 miliardi di dollari di liquidità da allocare: il segnale è chiaro.

«Questa mossa sottolinea che Greg Abel crede che Alphabet otterrà un rendimento ragionevole sulla spesa in capex AI anche con la diluizione derivante dalla nuova emissione», ha commentato Bill Stone, chief investment officer di Glenview Trust Company.

La reazione dei mercati: diluizione vs. visione

I mercati non hanno accolto la notizia con entusiasmo immediato. L’azione GOOGL ha chiuso lunedì a 372,58 dollari, in calo dell’1,02%, per poi perdere un ulteriore 2,05% nelle contrattazioni after-hours. La preoccupazione principale degli investitori è la diluizione: emettere 80 miliardi di nuove azioni su una capitalizzazione di mercato da 4.500 miliardi di dollari implica una diluizione teorica di circa l’1,8%.

Tuttavia, una parte del mercato retail ha interpretato il movimento come «smart dilution» e un’opportunità di acquisto. L’operazione finanzia il futuro senza incidere sui fondamentali operativi dell’azienda, che continuano a mostrare forza: la stessa struttura, con il 40% della raccolta distribuito nel tempo attraverso il programma ATM, è pensata per limitare lo shock immediato sul prezzo.

Il quadro più grande: 700 miliardi di dollari di scommesse

Il passo di Alphabet non è isolato. Gli analisti stimano che i principali colossi tecnologici (tra cui Microsoft, Amazon e Meta) investiranno complessivamente fino a 700 miliardi di dollari in infrastrutture AI nel 2026. La corsa ha ormai una logica di mercato indipendente: chi non costruisce oggi la capacità di calcolo necessaria si troverà domani a non poter servire una domanda che cresce più velocemente di qualsiasi previsione.

Per Alphabet, i 80 miliardi rappresentano circa il 42% della spesa in conto capitale prevista per quest’anno. Il resto sarà finanziato con il flusso di cassa operativo e le riserve esistenti. La scelta di ricorrere al mercato azionario, anziché esclusivamente al debito o alle riserve interne, segnala una precisa filosofia: mantenere il bilancio solido mentre si accelera sull’investimento.

Sundar Pichai, parlando ai dipendenti e agli analisti, ha usato parole che riecheggiano la logica di Jeff Bezos nei primi anni di Amazon: «Siamo in un momento storico in cui la capacità di scalare l’infrastruttura non è un vantaggio competitivo. È la condizione di sopravvivenza».

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