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- Oggi, nella sede di JPMorgan a Manhattan, il segretario al Tesoro USA Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng aprono trattative su dazi, terre rare e intelligenza artificiale, quattro giorni prima del vertice tra Trump e Xi Jinping a Washington (23-25 settembre).
- Appena 48 ore prima, Trump ha firmato il Sanctioning Russia Act: fino al 100% di dazi sui primi cinque acquirenti di petrolio e gas russo. La Cina, che assorbe circa metà del greggio esportato da Mosca, è il Paese più esposto alla misura.
- Il contesto si è irrigidito su entrambe le sponde del Pacifico: la Fed ha alzato i tassi mercoledì scorso portando il decennale USA al 5,00%, mentre giovedì la Bank of Japan ha portato il costo del denaro all’1,25%, il massimo dal 1995.
Analisi 20 settembre 2026

New York, ore 10:30 locali (le 16:30 in Italia): nella sede di JPMorgan Chase a Manhattan si siedono allo stesso tavolo il segretario al Tesoro USA Scott Bessent, il rappresentante commerciale Jamieson Greer e il vicepremier cinese He Lifeng. Sul tavolo ci sono la tregua commerciale in scadenza il 10 novembre, l’accesso alle terre rare cinesi che Washington giudica «insufficiente», e le regole di sicurezza sull’intelligenza artificiale dopo una serie di violazioni che hanno riacceso i timori sul trasferimento di tecnologia. È l’antipasto del piatto forte della settimana: il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping, in programma a Washington dal 23 al 25 settembre, con tanto di cena di Stato a cui dovrebbe partecipare anche il numero uno di JPMorgan, Jamie Dimon.
Ma il tempismo racconta più delle agende ufficiali. Appena due giorni prima di questo incontro, Trump ha firmato il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia Act, la legge che gli concede il potere di imporre dazi fino al 100% sulle importazioni provenienti dai primi cinque acquirenti di petrolio e gas russo, con una clausola ancora più dura fino al 500% sulle importazioni dirette di prodotti russi negli Stati Uniti. Tra i bersagli più esposti c’è proprio la Cina, che secondo le stime di settore assorbe circa la metà del greggio esportato da Mosca. Sedersi al tavolo delle trattative con una minaccia di dazi punitivi che pende sulla testa non è la posizione di forza che Pechino avrebbe voluto avere alla vigilia del vertice con Trump.
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