Il rally delle criptovalute incontra il suo primo vero ostacolo macroeconomico. Dopo aver superato gli 80.000 dollari e toccato martedì un massimo di 81.237 dollari, il livello più alto da metà maggio, Bitcoin è tornato oggi in area 79.000 dollari, mentre gli investitori riducono il rischio in attesa dei nuovi dati sull’inflazione americana. Nonostante la frenata, BTC guadagna ancora circa il 28% da inizio agosto, avviandosi verso il miglior mese da novembre 2024.
La violenza del recupero è stata notevole. Bitcoin ha chiuso la scorsa settimana con un rialzo vicino al 25%, registrando il più grande guadagno settimanale in dollari della sua storia. A sostenere il movimento sono tornati soprattutto i flussi istituzionali: gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno raccolto circa 1,9 miliardi di dollari in una settimana, mentre quelli su Ether hanno attirato altri 697 milioni. Complessivamente, i due segmenti hanno registrato 2,6 miliardi di afflussi, con volumi di scambio più che triplicati a circa 29 miliardi.

Il rally, inoltre, non è rimasto confinato a Bitcoin. Le altcoin hanno mostrato una forza ancora maggiore: nell’ultima accelerazione Ether è salito di circa il 32%, XRP del 53% e Solana del 34%, segnalando un ritorno deciso della propensione al rischio sul comparto. La partecipazione diffusa del mercato rappresenta un elemento costruttivo, ma aumenta anche la vulnerabilità in caso di inversione del quadro macro, perché le altcoin tendono ad amplificare i movimenti di Bitcoin.
Dietro il rally c’è infatti molto più della sola domanda crypto. La scorsa settimana il Tesoro americano ha annunciato un aumento dei buyback sui Treasury a lunga scadenza, dopo che la pressione sul mercato obbligazionario aveva spinto i rendimenti verso livelli vicini ai massimi degli ultimi due decenni. La decisione ha temporaneamente alleggerito i rendimenti e indebolito il dollaro, alimentando quello che sui mercati viene definito “debasement trade”: la ricerca di asset alternativi alla valuta americana, tra cui oro e Bitcoin.
A questa dinamica si sono sommati il ritorno degli ETF, una forte chiusura delle posizioni short e il miglioramento delle aspettative normative negli Stati Uniti, dopo la nuova spinta politica verso il Clarity Act. Il risultato è stato un rapido passaggio dall’avversione al rischio alla FOMO, con il Fear & Greed Index entrato in territorio di “extreme greed”.
Ora, però, il mercato deve superare un test completamente diverso. Oggi 26 agosto alle 8:30 ET saranno pubblicati contemporaneamente il PCE di luglio, misura d’inflazione preferita dalla Federal Reserve, e la seconda stima del PIL del secondo trimestre. Il consenso Reuters prevede un core PCE al 3,3% annuo, invariato rispetto a giugno e ancora nettamente sopra l’obiettivo del 2% della Fed.
Per Bitcoin la reazione potrebbe essere netta. Un PCE più debole delle attese potrebbe far scendere nuovamente rendimenti e dollaro, rafforzando la narrativa di condizioni finanziarie meno restrittive e offrendo al mercato un nuovo tentativo di consolidamento sopra 80.000-82.000 dollari. Un dato più caldo, al contrario, riporterebbe pressione sui Treasury e aumenterebbe il rischio di una nuova stretta monetaria. I futures attribuiscono già circa il 40% di probabilità a un rialzo dei tassi Fed a settembre, contro il 33% di una settimana fa.

Il secondo appuntamento arriverà venerdì con il debutto di Kevin Warsh a Jackson Hole come presidente della Federal Reserve. Gli investitori cercheranno indicazioni su come la Fed intenda riportare l’inflazione verso il 2% e, soprattutto, su quanto l’aumento dei rendimenti obbligazionari possa sostituire ulteriori rialzi dei tassi nel processo di restrizione delle condizioni finanziarie.
La struttura del rally rimane quindi positiva, ma la fase più facile potrebbe essere terminata. ETF, dollaro debole e liquidità hanno portato Bitcoin fino agli 80.000 dollari; per trasformare il rimbalzo in un nuovo ciclo rialzista serviranno ora inflazione in raffreddamento, rendimenti sotto controllo e flussi istituzionali persistenti. Una rottura stabile della fascia 80.000-82.000 riaprirebbe scenari più ambiziosi, con alcuni analisti che individuano l’area 95.000-100.000 dollari come possibile obiettivo successivo. Un ritorno dell’inflazione e dei Treasury yields verso l’alto, invece, renderebbe proprio le altcoin, protagoniste dell’ultima accelerazione, il segmento più esposto a una correzione.





