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Gli USA si comprano i chip: lo Stato entra nel capitale di 6 nuove aziende con 874 milioni di dollari

Ago 2, 2026 | Geo/Politica

L’amministrazione Trump ha impresso un’accelerazione senza precedenti alla politica industriale americana, espandendo il portafoglio azionario del governo degli Stati Uniti a ben 30 aziende private. In un annuncio che segna un netto allontanamento dal libero mercato tradizionale, il Dipartimento del Commercio ha firmato lettere di intenti per erogare 874 milioni di dollari in fondi federali a sette aziende tecnologiche, sei delle quali rappresentano nuove aggiunte al portafoglio statale. La condizione imposta da Washington in cambio dei sussidi è l’acquisizione di una quota azionaria di minoranza senza diritto di controllo, con l’obiettivo dichiarato di garantire un “ritorno economico” per i contribuenti.

I finanziamenti, erogati tramite il CHIPS and Science Act, mirano a risolvere i colli di bottiglia infrastrutturali ed energetici dell’Intelligenza Artificiale (IA). Tra i principali beneficiari spicca GlobalFoundries, che riceverà fino a 300 milioni di dollari per accelerare lo sviluppo di tecnologie di fotonica del silicio in grado di velocizzare la trasmissione dei dati tra i processori. Altri investimenti di rilievo includono i 245 milioni destinati a Kepler per memorie IA tridimensionali e i 75 milioni per Extropic, una startup pioniera nel “calcolo termodinamico”, che promette di abbattere drasticamente i consumi energetici sfruttando le fluttuazioni termiche naturali come risorsa computazionale.

La regia di questa operazione è affidata al Segretario al Commercio Howard Lutnick, il quale sostiene fermamente che lo Stato debba partecipare ai profitti qualora si assuma i rischi tecnologici delle imprese private. Tuttavia, questa nuova architettura finanziaria ha sollevato forti polemiche e preoccupazioni. Attualmente, il governo gestisce un portafoglio azionario frammentato del valore di circa 26,7 miliardi di dollari senza un registro unificato e, ad eccezione della Development Finance Corporation, senza un’esplicita e chiara autorizzazione del Congresso per detenere quote azionarie.

Il modello promosso da Lutnick sta già affrontando gravi turbolenze legali. Il precedente più eclatante, l’acquisizione governativa del 9,9% di Intel avvenuta nell’agosto 2025 in cambio di 8,9 miliardi di dollari, ha innescato una feroce causa presso la Court of Chancery del Delaware. L’azionista Richard Paisner ha accusato il CEO di Intel, Lip-Bu Tan, l’intero consiglio di amministrazione e lo stesso Lutnick di aver orchestrato una cessione di capitale estorta tramite pressioni politiche, diluendo arbitrariamente il valore per gli investitori storici. Sullo sfondo si agita anche un intenso dibattito costituzionale, con vari giuristi che mettono in dubbio la legittimità dell’uso dei fondi del CHIPS Act per l’acquisto di azioni appellandosi alla Major Questions Doctrine.

Le ripercussioni di questo “capitalismo di Stato” si avvertono ben oltre il settore manifatturiero e i confini nazionali. OpenAI, sotto crescente pressione politica e normativa, avrebbe recentemente proposto di cedere volontariamente il 5% delle proprie quote al governo statunitense per creare un “Fondo Pubblico di Ricchezza”. Nel frattempo, in Asia, il timore che gli USA possano pretendere quote azionarie anche da colossi stranieri impegnati a costruire fabbriche sul suolo americano (come TSMC o Samsung) ha generato estremo nervosismo, contribuendo a scatenare pesanti ondate di vendite sui titoli tecnologici nelle borse di Tokyo e Seoul nei primi giorni di agosto.

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