Il razzo più grande mai costruito è decollato dal Texas nella notte italiana e per la prima volta ha rilasciato veri satelliti Starlink, ammarando intatto nell’Oceano Indiano. Ma il booster è tornato giù troppo veloce, e a Wall Street il titolo resta il 43% sotto i massimi.
Il razzo più grande e potente mai costruito è tornato a volare, e questa volta è andato quasi tutto liscio. Alle 00:51 italiane di sabato, le 17:51 di venerdì in Texas, Starship è decollato da Starbase, la città-azienda di SpaceX a Boca Chica, per il tredicesimo test. Poco più di un’ora dopo lo stadio superiore ha toccato l’Oceano Indiano al largo dell’Australia con l’ammaraggio più morbido mai riuscito, restando intatto sull’acqua.
Era il volo più osservato nella storia dell’azienda: il primo test di Starship da quando la società di Elon Musk si è quotata al Nasdaq, il 12 giugno, con la più grande IPO di sempre. Circa 75 miliardi raccolti e una valutazione salita a 2.100 miliardi di dollari al termine della prima seduta.

Cosa ha funzionato
Tutti i 33 motori Raptor 3 del booster Super Heavy si sono accesi al decollo, spingendo in cielo un veicolo alto oltre 120 metri. La separazione degli stadi è avvenuta come previsto e per la prima volta Starship ha rilasciato satelliti Starlink veri, non zavorre: venti esemplari della nuova generazione V3, sei con telecamere puntate sullo scudo termico. Erano su traiettoria suborbitale e sono bruciati in atmosfera in pochi minuti: non aggiungono capacità alla rete, servivano a collaudare rilascio e collegamenti laser.
Lo stadio superiore ha anche riacceso un motore nello spazio, prova saltata a maggio per un guasto. E restando integro ha consegnato a SpaceX le prime immagini di uno scudo termico tutto d’un pezzo dopo il rientro: il dato che inseguiva da anni.
Cosa non ha funzionato
Il problema è arrivato con il rientro del Super Heavy. La manovra di inversione di rotta si è chiusa in anticipo e nella frenata finale sopra il Golfo del Messico solo 10 dei 13 motori previsti si sono riaccesi: all’impatto ne risultavano attivi cinque. Il booster ha centrato il punto di ammaraggio, ma è arrivato molto più veloce del previsto. SpaceX aveva comunque programmato di sacrificarlo e, rispetto a maggio, quando un booster identico precipitò senza controllo, è un passo avanti netto.

Non è un dettaglio secondario: l’intera economia di Starship poggia sul recupero del primo stadio con le chopsticks, le braccia meccaniche della torre di lancio. Tim Farrar, analista di TMF Associates, ha dichiarato alla CNBC che i progressi ci sono ma la riutilizzabilità rapida dell’intero sistema resta lontana: un guasto simile durante un atterraggio a terra potrebbe danneggiare gravemente la rampa.
La Borsa non applaude
Il decollo è arrivato dopo due rinvii: il 16 luglio il computer di bordo aveva abortito tutto a T-0 perché quattro Raptor non si erano accesi correttamente (SpaceX ne ha poi sostituiti sei), il 23 luglio ha fermato il conto alla rovescia il maltempo texano.
Il mercato aveva già reagito con freddezza prima del lancio: venerdì SPCX ha chiuso a 115,07 dollari, in calo del 2,68%, circa il 15% sotto i 135 dollari del collocamento e il 43% sotto il massimo del 16 giugno. Il titolo ha perso terreno in quattro delle ultime cinque settimane. Gli investitori guardano già oltre il razzo: il 4 agosto arriva la prima trimestrale da società quotata, il 6 agosto scade il lock-up che libererà circa 911 milioni di azioni. Con Wall Street chiusa al momento del lancio, la reazione vera si vedrà lunedì.
Il conto alla rovescia della NASA
Sullo sfondo c’è Artemis. La NASA punta su una variante lunare di Starship per riportare astronauti sulla Luna, non prima del 2028, ma un rapporto di vigilanza di marzo ha certificato che SpaceX è in ritardo; l’agenzia finanzia in parallelo un lander di Blue Origin.
Prima della Luna, però, Starship deve fare una cosa mai riuscita finora: raggiungere l’orbita. È l’obiettivo del prossimo volo, insieme al primo tentativo di catturare al volo anche lo stadio superiore. Il tredici, per una volta, non ha portato sfortuna. Ma la strada resta lunga.





