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Alphabet e Tesla al banco di prova mercoledì: la settimana che può decidere la sorte del rally sull’intelligenza artificiale

Lug 20, 2026 | Finanza

Tre colossi da 6.000 miliardi di dollari mettono alla prova Wall Street. Dopo un venerdì nero per i chip, gli investitori cercano nei conti la conferma che la corsa all’AI stia davvero producendo utili.

Wall Street entra nella settimana più densa dell’estate con il fiato sospeso. Il rally guidato dall’intelligenza artificiale ha subito una brusca frenata: venerdì scorso l’S&P 500 ha chiuso in calo dell’1%, portando la perdita settimanale all’1,5%, mentre il Nasdaq ha lasciato sul terreno il 2,9% in cinque giorni. A pesare è stata soprattutto la debacle dei semiconduttori: l’indice Philadelphia dei chip è arretrato di circa il 10% nella settimana, scivolando oltre il 20% sotto il record toccato a fine giugno.

È in questo clima teso che arrivano i conti trimestrali di tre società dal peso specifico enorme. Alphabet, Tesla e Intel hanno chiuso venerdì con un valore complessivo di 6.030 miliardi di dollari. Un movimento dell’1% in una direzione o nell’altra sposta circa 60 miliardi di capitalizzazione; una scossa del 5% ne muoverebbe oltre 300. La posta in gioco, insomma, va ben oltre le singole aziende.

Mercoledì il doppio verdetto: Alphabet e Tesla

Il momento clou è fissato per mercoledì 22 luglio, quando Alphabet e Tesla pubblicheranno i risultati dopo la chiusura dei mercati. La società di Mountain View è la più osservata: con una capitalizzazione di 4.200 miliardi, rappresenta quasi il 70% del valore complessivo del terzetto, il che la rende l’indicatore più influente sugli indici principali.

Le attese sono ambiziose. Il consenso degli analisti stima ricavi in crescita di circa il 21% rispetto ai 96,43 miliardi dell’anno scorso, con un utile per azione previsto in aumento intorno al 26%. Un preview parla di ricavi vicini ai 116-117 miliardi, trainati soprattutto dalla divisione cloud. Ma il vero termometro sarà la spesa in conto capitale: lo scorso trimestre Alphabet ha alzato la guidance sugli investimenti fino a 190 miliardi di dollari per l’anno. Kevin Mahn, chief investment officer di Hennion & Walsh, ha avvertito che una riduzione della spesa potrebbe innescare “effetti a catena sull’intero ecosistema dell’AI”.

Su Tesla l’attenzione si sposta invece su margini e liquidità. Gli analisti si attendono in media ricavi per 27,58 miliardi di dollari e un margine lordo del 19,5%. Il gruppo ha già comunicato consegne salite a 480.126 veicoli nel secondo trimestre, con 451.758 unità prodotte. Ma il dato che gli investitori di lungo periodo guardano con più apprensione è il cash flow: le proiezioni indicano 6,70 miliardi di capex e un free cash flow negativo per 3,25 miliardi, con il titolo scambiato a circa 349 volte gli utili degli ultimi dodici mesi. A rendere il quadro più nervoso c’è la storia recente: le azioni Tesla sono scese dopo tre delle ultime quattro trimestrali, incluso un tonfo dell’8,2% sui risultati misti del secondo trimestre 2025. Occhi puntati anche su robotaxi e guida autonoma.

Giovedì il test dei chip con Intel

Il giorno successivo tocca a Intel, vero barometro del ciclo hardware. Il titolo del produttore di chip è balzato di oltre il 160% nel 2026. Gli analisti prevedono ricavi per 14,42 miliardi di dollari e un utile di 22 centesimi per azione, con una crescita del fatturato intorno al 12% su base annua. Gli investitori cercheranno aggiornamenti sulla roadmap dei chip per l’AI e i data center, incluso il progetto Terafab e i recenti accordi con Google.

Non solo tech

La settimana è fitta anche oltre i giganti dei processori. General Motors apre le danze martedì mattina; mercoledì tocca ad AT&T, ServiceNow e ai colossi delle telecomunicazioni come Verizon e T-Mobile. Attesi inoltre IBM, i risultati di GE Vernova e Honeywell, utili per leggere il fronte industriale e della domanda energetica, oltre a Philip Morris e American Express a chiudere la settimana.

Il contesto macro non aiuta: le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno fatto arretrare le borse del Golfo domenica, mentre il petrolio ha guadagnato oltre il 4% venerdì, un rincaro che rischia di riaccendere i timori sull’inflazione e sui tassi.

Il verdetto, però, resta appeso ai tre nomi principali. Combinati, questi risultati offriranno probabilmente il quadro settimanale più completo finora su un interrogativo cruciale: se il ciclo di spesa sull’AI stia generando ritorni reali, o se gli investitori stiano correndo troppo avanti rispetto ai fondamentali. La stagione, per ora, è partita bene: delle circa 50 società dell’S&P 500 che hanno già riportato, l’88% ha battuto le attese sugli utili. Ma con le valutazioni ai massimi e il rally già incrinato, basterebbe una sola previsione deludente per trasformare la pausa in una correzione più ampia.

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