La seduta di borsa asiatica del 16 luglio 2026 ha registrato un’impennata clamorosa per i giganti tecnologici cinesi. Le azioni di Alibaba Group e Baidu sono balzate alla Borsa di Hong Kong a seguito della conferma ufficiale di una partnership strategica per l’intelligenza artificiale con Apple. L’accordo segna un traguardo storico: la Cyberspace Administration of China ha ufficialmente approvato la registrazione di Apple Intelligence, autorizzando il lancio delle funzionalità di intelligenza artificiale generativa sugli iPhone destinati al mercato del Dragone.
I mercati hanno reagito alla notizia con forte euforia. A Hong Kong, le azioni di Alibaba hanno registrato un incremento del 5%, mentre le sue ricevute di deposito americane (ADR) quotate a Wall Street sono schizzate fino al +7,9%. Anche Baidu ha beneficiato dell’annuncio, segnando un solido +4% sulla piazza asiatica. Apple stessa ha visto le proprie azioni salire del 3,9%, supportata dall’ottimismo per un nuovo ciclo di vendite in Asia.

Al centro di questo rialzo c’è una profonda trasformazione dell’ecosistema di Cupertino, necessaria per conformarsi alle rigide normative cinesi sulla localizzazione dei dati e sui contenuti. Apple, non potendo utilizzare i modelli di Google o OpenAI come fa in Occidente, si affiderà al modello linguistico Qwen di Alibaba. I portavoce dell’azienda cinese hanno confermato che Qwen diventerà il motore principale per le funzioni di generazione e comprensione di testi e immagini su iOS, iPadOS, macOS e visionOS, operando in modo fluido e integrato a livello di sistema. Parallelamente, Baidu gestirà le funzioni legate alla “Visual Intelligence” e alle ricerche avanzate per gli utenti cinesi.
L’operazione non è solo commerciale, ma rappresenta una notevole sfida tecnica. Per far girare algoritmi così complessi localmente sugli smartphone, Apple è in trattative con la startup californiana PrismML, la quale ha sviluppato una tecnologia in grado di comprimere il mastodontico modello Qwen da circa 54 gigabyte a meno di 4 gigabyte. Questa contrazione algoritmica permetterebbe di eseguire l’intelligenza artificiale interamente “on-device” sui processori degli iPhone 15 e successivi, garantendo il rispetto della privacy degli utenti e minimizzando il bisogno di trasferire dati sui server cloud.

L’intesa assume un profondo significato strategico. Apple necessitava disperatamente di un’offerta IA per arrestare l’erosione delle proprie quote di mercato in Cina da parte di concorrenti locali come Huawei e Xiaomi, i quali offrono già smartphone potenziati dall’intelligenza artificiale. L’approvazione di Pechino rappresenta inoltre uno degli ultimi grandi trionfi commerciali del CEO Tim Cook, che lascerà ufficialmente la guida operativa di Apple a John Ternus a partire dal 1° settembre 2026.
Questa alleanza tra colossi sino-americani ridefinisce in modo netto le regole del gioco nel mercato globale della tecnologia, dimostrando che, pur di fronte a crescenti barriere normative, i giganti del settore sono disposti a stringere compromessi inediti pur di dominare la prossima era dell’intelligenza artificiale.





