Wall Street ha accolto con entusiasmo uno dei protagonisti nascosti della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Venerdì SK Hynix ha fatto il suo ingresso al Nasdaq e le sue azioni sono salite del 13% nel primo giorno di contrattazioni, chiudendo a 168,01 dollari, mentre gli investitori americani si sono precipitati a comprare una quota della seconda società più preziosa della Corea del Sud.
Il titolo, scambiato inizialmente sotto il simbolo provvisorio SKHYV, passerà al ticker definitivo SKHY a partire da martedì. Ma il dato che ha davvero fatto rumore riguarda la portata dell’operazione. Le azioni SK Hynix hanno finalizzato una quotazione da 26,5 miliardi di dollari, la seconda maggiore vendita di azioni mai registrata, dietro solo all’IPO di SpaceX del mese scorso. Un collocamento che supera i 25,6 miliardi di dollari dell’offerta di Saudi Aramco del 2019 e i circa 25 miliardi della quotazione di Alibaba del 2014, diventando così la più grande operazione di questo tipo mai realizzata da un’azienda straniera.

E la fame degli investitori è stata evidente: l’offerta si è chiusa con una domanda superiore di oltre sette volte rispetto alla disponibilità.
Perché tanto interesse? La risposta sta in tre lettere: HBM, la memoria ad alta larghezza di banda. SK Hynix è il fornitore chiave dei chip di memoria che alimentano i processori di Nvidia, l’azienda più preziosa al mondo. Il gruppo controlla poco più del 56% del mercato globale della memoria ad alta larghezza di banda e ha stretto legami solidi con i progettisti di chip per l’AI, collaborando allo sviluppo della memoria per la prossima architettura Vera Rubin di Nvidia.
A guidare l’entusiasmo è stato il presidente del gruppo, Chey Tae-won, intervistato da CNBC subito dopo il debutto. Le sue parole raccontano bene l’euforia del momento: “È una specie di sogno, e ora è un sogno che si avvera”, ha dichiarato il chairman.
Ma il passaggio più significativo riguarda la domanda di mercato. Interrogato sui timori che il boom possa esaurirsi, Chey è stato netto: “La domanda è enorme, esponenziale, quindi non vedo davvero” segnali che la richiesta di HBM stia diminuendo. Anzi, secondo il presidente sono gli stessi clienti a chiedere di più. “Tutti i miei clienti hanno detto: beh, non basta, amico, ci serve di più”, ha raccontato, spiegando che la domanda supera perfino i piani di espansione dell’azienda.
Il presidente ha aggiunto che i chip di memoria sono destinati anche agli agenti di intelligenza artificiale e ai robot, che richiedono “un sacco di chip di memoria”.
Resta però un’ombra, che gli analisti conoscono bene: la ciclicità del settore. Scommettere sui boom della memoria si è rivelato rischioso in passato, perché a ondate di domanda enorme sono spesso seguiti eccessi di offerta e crolli dei prezzi. Chey, tuttavia, si è detto convinto che questa volta sia diverso: la domanda di memoria, secondo il presidente, è cambiata in modo permanente rispetto ai cicli di boom e crisi del passato.

I fondi raccolti serviranno a finanziare piani di espansione ambiziosi: nuove fabbriche in Corea del Sud, l’acquisto di macchinari per la produzione di chip, comprese le litografie a ultravioletti estremi del fornitore olandese ASML, e lo stabilimento da 4 miliardi di dollari in costruzione a West Lafayette, in Indiana.
Dopo il forte rialzo di quest’anno, con il titolo cresciuto di circa il 260% e una capitalizzazione vicina ai mille miliardi di dollari, SK Hynix arriva a Wall Street da protagonista assoluto della corsa all’intelligenza artificiale. La scommessa è chiara: che la fame di memoria non conosca, questa volta, una fine.





