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Bruxelles accusa Meta: «Instagram e Facebook creano dipendenza». Rischio multa da 12 miliardi

Lug 11, 2026 | Aziende

L’Unione Europea chiede lo stop a scroll infinito e autoplay. L’azienda di Zuckerberg respinge le conclusioni preliminari.

Le funzioni che tengono gli utenti incollati allo schermo di Facebook e Instagram violano le leggi digitali europee. È la conclusione a cui è giunta la Commissione Europea, che venerdì 10 luglio ha pubblicato le sue conclusioni preliminari al termine di un’indagine durata due anni su Meta, sostenendo che l’azienda è in violazione del Digital Services Act (DSA).

Nel mirino di Bruxelles c’è il cosiddetto “design che crea dipendenza”. Il colosso tecnologico sarebbe in violazione del DSA per funzioni come lo scroll infinito, l’autoplay, le notifiche push e gli algoritmi di raccomandazione altamente personalizzati. Secondo la Commissione, questi meccanismi spingono l’utente a continuare a scorrere e portano il cervello in “modalità pilota automatico”, contribuendo ad abitudini malsane e a un uso compulsivo.

Il punto centrale dell’accusa è che Meta non avrebbe valutato adeguatamente i rischi che Instagram e Facebook pongono alla salute fisica e mentale degli utenti, in particolare minori e adulti vulnerabili. La Commissione ha inoltre accusato l’azienda di aver ignorato le informazioni disponibili su quanto tempo i minori trascorrono su Instagram e Facebook di notte e su come funzioni quali Reels e Storie possano incoraggiare un uso eccessivo o compulsivo delle piattaforme.

Cosa chiede Bruxelles

Il regolatore è stato insolitamente preciso sulle modifiche richieste. Meta dovrebbe disattivare per impostazione predefinita funzioni come l’autoplay e lo scroll infinito, introdurre pause efficaci dal tempo-schermo e ritarare i sistemi di raccomandazione perché siano meno orientati all’engagement. Alla base c’è una critica sulla libertà di scelta: la Commissione ha rilevato che gli strumenti offerti da Meta per gestire il tempo sulle app sono troppo facili da aggirare, ignorare o tecnicamente scomodi da usare, lasciando l’esperienza predefinita calibrata sulla massima attenzione anziché sul benessere dell’utente.

Non sono bastate, agli occhi di Bruxelles, le contromisure già adottate. La Commissione ha giudicato inefficaci i pop-up sul tempo trascorso, troppo facili da chiudere con un solo tocco per gli adolescenti, e ha criticato una dashboard di controllo parentale che richiederebbe competenze tecniche e impegno quotidiano irrealistici.

La posta in gioco

Le conclusioni non sono definitive. Meta avrà la possibilità di contestarle, ma se sarà riconosciuta la violazione del DSA rischia una multa fino al 6% del fatturato globalel oltre 12 miliardi di dollari sulla base dei ricavi dell’anno scorso. Nel 2025, infatti, Meta ha dichiarato ricavi per 200,97 miliardi di dollari. Vale però la pena ricordare che le sanzioni effettivamente irrogate dall’UE tendono a collocarsi ben al di sotto di quel tetto massimo.

La risposta di Meta

L’azienda ha respinto le accuse. «Non siamo d’accordo con queste conclusioni preliminari, che non tengono adeguatamente conto delle misure significative che abbiamo adottato per proteggere gli adolescenti», ha dichiarato un portavoce. Meta ha rivendicato il lancio dei Teen Accounts, che “proteggono automaticamente gli adolescenti e mettono i genitori al comando”, consentendo di bloccare l’accesso notturno e di limitare il tempo giornaliero a 15 minuti.

Un contesto più ampio

Non è la prima volta quest’anno. È la seconda volta nel 2026 che la Commissione trova Meta in violazione delle proprie leggi: ad aprile aveva rilevato che l’azienda non riusciva a impedire ai minori di 13 anni di usare Facebook e Instagram. Il caso si inserisce inoltre in una crescente pressione sull’azienda anche negli Stati Uniti: in un atto depositato di recente, Meta ha riferito che quattro Stati americani chiedono 1.400 miliardi di dollari di penali sostenendo che l’azienda abbia progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza nei giovani.

Come ha osservato Fabrizio Esposito, docente di diritto privato alla NOVA School of Law di Lisbona, ad Al Jazeera, il vero nodo è che le violazioni colpiscono “il cuore” del modello di business di Meta. La partita, ora, si giocherà su quel terreno.

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