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Crollo Palantir: il titolo brucia il 44% dal “Big Short” di Michael Burry in un giugno da incubo

Giu 24, 2026 | Finanza

Quello che doveva essere l’anno della consacrazione per Palantir Technologies (NASDAQ: PLTR) si sta trasformando nel suo periodo più buio. Il colosso dell’analisi dati si avvia a chiudere il peggior mese solare della sua storia in borsa, ma il dato che fa più rumore è un altro: il titolo è crollato del 44% dal picco di 207,18 dollari toccato a inizio novembre 2025. Non si tratta di una data casuale, ma del momento esatto in cui Michael Burry, il celebre investitore de “La Grande Scommessa”, ha ufficializzato la sua massiccia posizione ribassista contro l’azienda.

Oggi, con le azioni scivolate intorno a quota 116,70 dollari e una perdita del 25% accumulata solamente nel mese di giugno, Burry si sta concedendo un vero e proprio “giro d’onore”. Le operazioni del fondatore di Scion Asset Management, che nell’autunno del 2025 ha investito 9,2 milioni di dollari in opzioni put a lunga scadenza, scommettendo su un crollo del titolo fino a 50 dollari entro il 2027, si stanno rivelando profetiche. Sui suoi profili social, l’investitore ha commentato l’inesorabile declino con un laconico avvertimento rivolto agli azionisti: “Dondola finché non cadi”.

Cosa ha innescato questa fuga degli investitori, al netto della rotazione settoriale che sta penalizzando l’intero comparto dei software in favore dei semiconduttori? La tesi di Burry, inizialmente snobbata, ha colpito il cuore tecnologico dell’azienda guidata da Alex Karp. Secondo l’investitore, rivali agili come Anthropic stanno letteralmente “rubando il pranzo” a Palantir. I dati di mercato gli danno ragione: in pochi mesi, Anthropic ha visto i suoi ricavi ricorrenti annuali esplodere da 9 a 30 miliardi di dollari. Il mercato aziendale sta chiaramente preferendo modelli IA “plug-and-play” ed economici rispetto ai complessi sistemi di integrazione di Palantir, che spesso richiedono l’invio fisico di ingegneri e che Burry ha definito, non senza malizia, un servizio di consulenza a basso margine travestito da innovazione software.

A peggiorare un quadro tecnico già precario, si è aggiunta una vera e propria emorragia sul fronte geopolitico europeo. L’agenzia di intelligence interna francese (DGSI) ha recentemente deciso di terminare la sua storica partnership decennale con Palantir per affidarsi all’alternativa domestica ChapsVision, un duro colpo giustificato dalla necessità del governo di Parigi di garantire la propria “sovranità digitale”. La crisi di fiducia ha contagiato anche il Regno Unito, dove le crescenti pressioni politiche stanno spingendo il governo a valutare l’attivazione di una clausola rescissoria nel febbraio 2027 per interrompere il controverso contratto da 330 milioni di sterline stipulato con il sistema sanitario nazionale (NHS).

In questo scenario, il mercato retail americano osserva con cinico distacco. Secondo i dati della piattaforma finanziaria Stocktwits, circa il 50% dei trader al dettaglio è in attesa che il titolo scenda al di sotto della soglia psicologica dei 100 dollari (un livello che non si vede da oltre un anno) prima di iniziare a comprare.

In questa rotta disordinata, l’unica voce fuori dal coro appartiene a Cathie Wood. Il suo fondo ARK Investment Management ha tentato di approfittare del ribasso martedì scorso, investendo 9,7 milioni di dollari in azioni Palantir. Tuttavia, l’intervento in controtendenza della Wood non è bastato a invertire una caduta che sembra dare drammaticamente ragione all’implacabile pessimismo di Michael Burry.

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