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Il ritorno sulla terra: SpaceX sprofonda sotto i 150 dollari, bruciati i guadagni dell’IPO da record

Giu 23, 2026 | Aziende

La forza di gravità di Wall Street ha infine raggiunto Elon Musk. Dopo un’Offerta Pubblica Iniziale (IPO) da record che lo aveva temporaneamente reso il primo “trilionario” al mondo, le azioni di SpaceX (NASDAQ: SPCX) stanno subendo un vero e proprio tracollo. Nella sessione di ieri, il titolo è crollato del 16,43% chiudendo a 154,60 dollari e mandando in fumo circa 400 miliardi di dollari di valore di mercato in una sola giornata. L’emorragia è continuata a mercati chiusi, con le azioni che hanno ceduto un ulteriore 3,45% scivolando a 149 dollari.

La violazione di questa soglia psicologica è fondamentale: significa che il titolo è sceso al di sotto dei 150 dollari a cui aveva aperto le contrattazioni il 12 giugno, azzerando di fatto la spinta speculativa innescata nella prima settimana.

A scatenare questa ondata di vendite (panic selling) è stato un duplice annuncio che ha costretto gli investitori a una brusca doccia fredda. In primis, SpaceX ha rivelato l’intenzione di esplorare il mercato del debito emettendo le sue prime obbligazioni (senior unsecured notes) per raccogliere almeno 20 miliardi di dollari. Per un’azienda che aveva appena incassato 75 miliardi di dollari prezzando la sua IPO a 135 dollari per azione, questa improvvisa necessità di ulteriore liquidità ha sollevato pesanti interrogativi. I nuovi capitali serviranno a rifinanziare prestiti ponte estremamente onerosi in scadenza nel 2027 e a sostenere le voraci spese in conto capitale (CapEx) della sua divisione di intelligenza artificiale, xAI. In un contesto macroeconomico in cui i rendimenti dei titoli di Stato USA sono in rialzo, finanziare simili infrastrutture risulta estremamente costoso e, secondo alcuni analisti, potrebbe spingere il debito netto dell’azienda oltre i 400 miliardi di dollari entro il 2031.

In secondo luogo, ha pesato fortemente l’aggressiva e dispendiosa campagna di acquisizioni. A pochi giorni dal debutto in borsa, SpaceX ha annunciato l’acquisto per 60 miliardi di dollari di Anysphere, la startup creatrice del noto assistente di programmazione AI “Cursor”. Sebbene la mossa miri a colmare il divario tecnologico di xAI rispetto a concorrenti come OpenAI e Anthropic, l’operazione avverrà interamente in azioni, comportando una diluizione automatica stimata al 3,4% per gli attuali investitori. Alla luce di questi eventi, analisti di istituti come Morningstar hanno tagliato il “fair value” (valore intrinseco) di SpaceX a soli 62 dollari per azione, definendo l’attuale valutazione del titolo del tutto ingiustificata dai fondamentali.

Infine, la struttura stessa dell’IPO si è rivelata una trappola perfetta per i piccoli risparmiatori. L’offerta era stata architettata mettendo a disposizione un ristrettissimo flottante pubblico (circa il 4-5% del totale delle azioni in circolazione), creando una penuria artificiale che ha spinto il prezzo fino al picco intraday di 225,64 dollari il 16 giugno. I trader al dettaglio hanno immesso centinaia di milioni di dollari attratti dall’entusiasmo. Tuttavia, con l’avvio delle contrattazioni sui derivati e sulle opzioni il 17 giugno, fondi istituzionali e venditori allo scoperto hanno avuto gli strumenti per scommettere contro il titolo in bolla, trasformando di fatto chi aveva comprato ai massimi in “liquidità di uscita”.

Considerando che l’imminente scadenza dei periodi di “lock-up” riverserà gradualmente sul mercato milioni di nuove azioni precedentemente vincolate, la pressione ribassista appare lontana dalla conclusione. L’impero di Elon Musk punterà pure a colonizzare Marte, ma in questo momento le sue azioni stanno affrontando un turbolento rientro nell’atmosfera terrestre.

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