La firma del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran ha formalmente posto fine alle ostilità, promettendo la riapertura del vitale Stretto di Hormuz. Tuttavia, l’entusiasmo politico si scontra con la dura realtà logistica: secondo gli esperti del settore, ci vorranno settimane, se non mesi, prima che il traffico marittimo e il mercato petrolifero globale tornino alla normalità.
Adam Sharpe, vicepresidente della redazione di Lloyd’s List Intelligence, ha avvertito che un ritorno immediato agli oltre 100 transiti giornalieri pre-conflitto è irrealistico. Non esiste alcun precedente storico per il riavvio di un’arteria di questa importanza dopo un’interruzione militare di tale magnitudo.
Il primo ostacolo è il sovraffollamento. Attualmente, un immenso ingorgo marittimo blocca il Golfo Persico, con stime che indicano circa 550 navi mercantili in attesa di uscire. La società di intelligence Kpler ha calcolato che ci vorranno dai 10 ai 15 giorni solo per smaltire l’arretrato iniziale di 118 petroliere intrappolate nell’area. Si tratterà di una ripartenza lenta e scaglionata in cui le navi petroliere e metaniere per il GNL riceveranno probabilmente un accesso prioritario, lasciando le navi portacontainer a fronteggiare ulteriori ritardi.

A complicare le operazioni di deflusso vi sono criticità legate alla sicurezza navale. Nikos Petrakakos, amministratore delegato del fondo di investimento marittimo Tufton, ha spiegato a CNBC che il processo procederà a rilento finché non vi sarà l’assoluta certezza dell’assenza di mine sottomarine, il che costringerà le imbarcazioni a navigare inizialmente attraverso stretti corridoi di sicurezza. Questo clima di incertezza frena le compagnie di assicurazione: i sottoscrittori esigono prove tangibili di un ambiente operativo stabile, di transiti sicuri e dell’assenza di nuove interferenze prima di ridurre i premi contro i rischi di guerra, esplosi a livelli esorbitanti durante il blocco.
Sul fronte energetico, l’annuncio della pace ha inizialmente spinto il greggio Brent al di sotto degli 80 dollari al barile, ma gli analisti invitano alla prudenza. Il mercato petrolifero richiederà tra le 4 e le 8 settimane per stabilizzarsi realmente, poiché la ripresa fisica delle esportazioni è frenata dai colli di bottiglia e dagli altissimi costi logistici. Inoltre, i depositi globali svuotati dalle nazioni consumatrici durante i mesi di crisi necessitano ora di essere ricostituiti, il che manterrà sostenuta la domanda e impedirà un crollo drastico dei prezzi.

Nonostante l’ottimismo del Presidente USA Donald Trump, che ha invitato il mondo a “far scorrere il petrolio” e descritto lo Stretto come “incontaminato” e pronto all’uso, la realtà è molto più complessa. Ripristinare i normali volumi commerciali attraverso Hormuz richiederà un attento coordinamento tra autorità, assicuratori e armatori, spostando la prospettiva di una vera e propria normalizzazione verso la fine del 2026.





